Coronavirus: la situazione in Svizzera

Keystone / Jean-christophe Bott

Decessi e ricoveri in ospedale per Covid-19 permangono a livelli elevati in Svizzera, dove l'incidenza della malattia ha raggiunto i 3'474,37 casi ogni 100'000 abitanti dall'inizio della pandemia.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 novembre 2020 - 14:04
swissinfo.ch con agenzie e RSI

Secondo i dati pubblicati lunedì dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP),  nelle ultime 72 ore, sono morte 213 persone infettate da coronavirus e altre 410 sono state ricoverate in ospedale. Sembra intanto confermarsi il rallentamento della crescita dei casi di Covid-19: le nuove infezioni da coronavirus confermate sono state 9'751. 

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L'importanza dello screening

La pandemia dà segni di rallentamento, i nuovi casi si sono stabilizzati, anzi stanno leggermente diminuendo in Svizzera, aveva detto venerdì in conferenza stampa Virginie Masserey, responsabile del controllo infezioni dell’UFSP. Tuttavia, è necessario ridurre ancora i contagi.

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La responsabile del controllo infezioni dell'UFSP ha lanciato un appello alla popolazione, affinché le persone che presentano sintomi si sottopongano al tampone. Un'esortazione ribadita con forza domenica dalle colonne del SonntagsBlick dalla direttrice UFSP, Anne Lévy. Attualmente, si sta assistendo a una flessione del numero di test, quando invece è necessario poter identificare il maggior numero possibile di infezioni.

La task force scientifica Covid-19 è però contraria a test di massa in Svizzera. Questa strategia, utilizzata in particolare in Slovacchia, “permette di identificare le persone più contagiose, ma ne lascia passare anche alcune, in particolare una buona parte di quelle che si trovano nel periodo di incubazione”, ha riferito il virologo Didier Trono al quotidiano LeTemps.

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Tempi lunghi

Interpellata dal domenicale svizzero tedesco sull'elevato numero di decessi in proporzione alla popolazione, Anne Lévy ha detto di ritenere che la Confederazione non sia messa molto peggio del resto d'Europa. "Siamo molto preoccupati per l'eccesso di mortalità. Tuttavia, sono fiduciosa che al momento ci stiamo muovendo nella giusta direzione. È inoltre fondamentale che la popolazione sostenga le misure."

In merito a un lockdown a livello nazionale, la direttrice dell'UFSP afferma di non escludere assolutamente nulla. "Dobbiamo decidere di giorno in giorno. Il primo obiettivo ora è ridurre il numero di ricoveri e di morti. Se non ci riusciremo, dovremo inasprire le misure".

"Temo che questa situazione eccezionale durerà ancora a lungo", afferma, preferendo non fare previsioni precise. "Una cosa è certa: il periodo dell'Avvento sarà duro per tutti. Non dobbiamo perdere la pazienza adesso".

Svizzera bacchettata da esperto OMS

In un'intervista pubblicata sabato sulle testate di CH Media, l'inviato speciale dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS)  per la lotta alla Covid-19, David Nabarro,  aveva aspramente criticato la gestione della pandemia da parte delle autorità elvetiche. Considerata la "situazione estremamente grave", le misure sono troppo blande, ha sottolineato.  Inoltre, la Svizzera, come il resto dell'Europa, ha sprecato tempo prezioso durante l'estate.

A suo avviso, le autorità non sono riuscite ad approntare le infrastrutture necessarie, dopo aver messo sotto controllo la prima ondata. Il risultato è stata la seconda ondata. Se non si agisce ora – avverte – all'inizio del 2021 ci sarà la terza ondata.

Secondo l'esperto dell'OMS, la situazione nella Svizzera francese è estremamente grave, con un numero molto elevato di casi e gli ospedali obbligati ad affrontare un vero e proprio sovraccarico. È necessaria una "strategia molto più solida da parte delle autorità e degli abitanti", afferma l'esperto. Bisogna assicurare un isolamento totale in caso di contagio e le autorità devono eseguire i controlli necessari.

A suo parere, occorre pure definire le responsabilità in modo più chiaro. "Mi sorprende che (la questione, ndr.) non venga trattata come un'emergenza nazionale", dichiara l'esperto.

Dal canto suo, invece, Anne Lévy sostiene che "nessuno si aspettava che i numeri sarebbero aumentati così rapidamente". Secondo la direttrice dell'UFSP, le autorità erano però meglio preparate rispetto alla prima ondata. "Nel corso dell'estate i Cantoni hanno ampliato le capacità di contact tracing e di test, rileva, aggiungendo che "purtroppo una pandemia non si comporta mai esattamente come previsto".

Terapie intensive al limite

Nei reparti di terapie intensive negli ospedali in Svizzera sono ricoverati circa 530 pazienti affetti da Covid-19, hanno comunicato venerdì le autorità sanitarie. A disposizione restano circa 220 letti.

Il 17 novembre, la Società svizzera di medicina intensiva (SSMI) aveva avvertito che la situazione negli ospedali era tesa.

Il collasso è stato evitato grazie agli sforzi di équipe mediche in tutto il Paese che hanno consentito di creare nuovi posti di terapia intensiva, nonché al rinvio di operazioni non urgenti.

Per far fronte a situazioni critiche locali, si è fatto ampio ricorso al trasferimento di pazienti in altri Cantoni e anche al di fuori della regione linguistica. Queste misure sono "difficili" per i malati e i loro famigliari, ha riconosciuto la SSMI.

"I reparti di terapia intensiva sono al limite della loro normale capacità di posti letto, ma stanno facendo del loro meglio per far fronte ad un afflusso di pazienti in condizioni critiche ancora maggiore che durante la prima ondata di Covid-19 e per continuare a trattare tutti i pazienti gravemente malati in futuro", si legge in una nota della SSMI.

Raccomandato testamento biologico

La SSMI invita con fermezza tutti a rispettare le misure adottate per frenare la diffusione della pandemia. Raccomanda pure a tutti, e in particolare alle persone a rischio di un'infezione grave, di documentare in direttive anticipate se desiderano "beneficiare di misure che prolungano la vita in caso di malattia grave.

In questo modo, i membri della famiglia, ma anche i team del reparto di terapia intensiva, saranno sostenuti nel processo decisionale, in modo che il trattamento possa avvenire nel miglior modo possibile e secondo i desideri personali del paziente".

Nel frattempo, le linee guida concernenti i criteri per il triage (ricovero e permanenza dei malati) in caso di scarsità di risorse nelle unità di terapia intensiva sono state riviste. Non ci sono differenze tra le persone affette da Covid-19 e le altre, ha indicato l'Accademia svizzera delle scienze mediche (ASSM).

Come in precedenza, l'età in sé e per sé non è un criterio decisionale applicabile. La demenza o un handicap non dovrebbero neppure loro influenzare la selezione. Questi fattori forniscono tuttavia un'indicazione delle condizioni generali di un paziente, ha puntualizzato l'ASSM.

PC chiamata in servizio nazionale

Rispondendo alla richiesta dei Cantoni che necessitano sostegno per affrontare la crisi del coronavirus, il governo elvetico il 18 novembre ha deciso di chiamare nuovamente in servizio nazionale i militi della Protezione civile (PC), con effetto immediato. Il contingente comprenderà un massimo di 500'000 giorni di servizio e sarà disponibile fino al 31 marzo 2021.

L'intervento della PC è teso a "sgravare il personale curante, anch'esso sempre più spesso contagiato e costretto a mettersi in quarantena o in isolamento. Inoltre, consente di dare man forte al contact tracing e alle organizzazioni che effettuano i test, messi sotto pressione dal gran numero di casi", si legge in un comunicato dell'Ufficio federale della protezione della popolazione, in cui si aggiunge che la PC fornisce anche un supporto a livello logistico e di condotta.

La PC era già stata chiamata in servizio per dare man forte ai Cantoni nella lotta alla pandemia di Covid-19 dal 20 marzo al 30 giugno scorsi. Circa 24militi distribuiti in tutti i cantoni avevano prestato complessivamente 300'000 giorni di servizio.

Un miliardo supplementare per i casi di rigore

Non solo l'emergenza sanitaria, ma anche la crisi innescata dalla pandemia sul fronte economico non lascia insensibile il governo svizzero, che il 18 novembre ha deciso di proporre con urgenza al parlamento un incremento degli aiuti finanziari del programma per i casi di rigore fino a 1 miliardo di franchi e un aumento della quota a carico della Confederazione, portandola a circa due terzi, invece della metà.

Prevista anche un'estensione delle prestazioni nell'ambito del lavoro ridotto e un sostegno, anche con contributi a fondo perso, ai club sportivi di livello professionistico e semiprofessionistico.

Lavoro ridotto per contratti durata determinata

Per salvaguardare i posti di lavoro ed evitare licenziamenti dovuti alla pandemia, le prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione (AD) nell'ambito dell'indennità per lavoro ridotto, dovranno nuovamente essere estese in modo mirato. Diverse misure dell'AD emanate in primavera e basate sul diritto di necessità devono essere trasposte nella legge Covid-19.

In particolare, la modifica proposta intende estendere il diritto alle indennità per lavoro ridotto ai rapporti di lavoro di durata determinata ed eliminare il periodo d'attesa se si percepiscono indennità per lavoro ridotto.

Economia svizzera meno peggio del previsto

Notizie relativamente confortanti sono giunte il 19 novembre dal BAK Economics, riguardo all'evoluzione dell'economia elvetica in un biennio segnato dal coronavirus. L'istituto di analisi economiche prevede infatti una recessione meno forte di quanto pronosticato in precedenza per il 2020 e un rimbalzo più contenuto per il 2021.

Quest'anno il prodotto interno lordo dovrebbe scendere del 3,7% rispetto al 2019, ha comunicato l'istituto di ricerca basilese. L'anno prossimo dovrebbe per contro salire del 3,6% (3,3% al netto dei grandi eventi sportivi).

"Non ci aspettiamo un significativo allentamento della crisi globale fino alla metà del prossimo anno", ha affermato il capoeconomista del BAK Martin Eichler in una conferenza stampa. Comunque le restrizioni legate alla seconda ondata della Covid-19 appaiono meno severe che nella prima.

Lo specialista ha anche fatto un confronto con la crisi finanziaria di circa dieci anni fa. Nell'industria, il crollo attuale è stato paragonabile, mentre nel ramo dei servizi l'arretramento è stato più marcato, soprattutto a causa delle misure di confinamento.

Sport, anche contributi a fondi perso

Per quanto riguarda lo sport, a complemento dei provvedimenti già adottati, secondo il governo, i club di livello professionistico e semiprofessionistico devono poter ricevere, oltre a mutui, anche contributi a fondo perduto. Il loro scopo è garantire l'esistenza delle strutture di base dello sport di competizione e di massa della Svizzera come pure degli allenamenti e delle competizioni. Sulla base delle cifre relative alla stagione 2018/2019, il Consiglio federale intende indennizzare i club fino a due terzi delle mancate entrate derivanti dalla vendita dei biglietti.

In contropartita, i club devono rispettare condizioni più severe, ossia ridurre in modo durevole gli stipendi eccessivi e rinunciare alla distribuzione di dividendi, proseguire l'attuazione delle misure di promozione dei giovani e delle donne almeno nella stessa misura della stagione 2018/2019 e garantire la massima trasparenza sull'utilizzo dei fondi. Dei 175 milioni di franchi stanziati nel preventivo 2021 per i mutui, dovranno poter essere utilizzati al massimo 115 milioni di franchi a titolo di contributi a fondo perso. I mutui potranno essere concessi anche in futuro.

Più soldi per il vaccino

La scorsa settimana, il Consiglio federale ha deciso di aumentare di 100 milioni di franchi il credito destinato all'acquisto di vaccini anti-covid. In totale saranno così a disposizione 400 milioni, che saranno attinti dal bilancio dell'esercito.

Il ministro della sanità Alain Berset ha rivelato che la Confederazione ha firmato un contratto di prenotazione di 3,5 milioni di dosi con il consorzio Pfizer-BioNTech, che aveva annunciato importanti passi avanti nella realizzazione di un vaccino anto-covid. I negoziati in vista del loro acquisto sono a buon punto.

Berset ha tuttavia spiegato che la Confederazione sta puntando su diversi produttori, poiché non è ancora possibile sapere quale impresa farmaceutica riuscirà ad imporsi e, dunque, quale vaccino sarà disponibile.

Finora Berna ha concluso contratti d'acquisto con due aziende. Si tratta della società statunitense Moderna, presso la quale Berna si è assicurata l'accesso a 4,5 milioni di dosi, e dell'inglese AstraZeneca, con la quale ha pattuito, insieme con la Svezia, la fornitura di fino a 5,3 milioni di dosi, ha ricordato Berset.

A ciò si aggiunge l'adesione all'iniziativa internazionale COVAX: si tratta di un programma per l'approvvigionamento a livello globale, volto ad ottenere vaccini anti-covid-19 per almeno il 20% della popolazione. Si tratta di ulteriori 3,2 milioni di dosi.

Prima di essere distribuito alla popolazione residente in Svizzera, il futuro vaccino dovrà comunque soddisfare i requisiti necessari in termini di sicurezza ed efficacia previsti per l'omologazione da parte di Swissmedic.

Berset non ha invece voluto fare promesse su quando si incomincerà a vaccinare. L'UFSP ritiene che le prime immunizzazioni potranno essere effettuate nella prima metà del prossimo anno.

Per fare in modo che il vaccino sia efficace, e quindi che si raggiunga una immunità di gregge, occorre che il 70% della popolazione venga immunizzata, ha affermato Stefan Kuster, responsabile per le malattie trasmissibili presso l'UFSP. Non è però previsto l'obbligo di farsi vaccinare, ha precisato il ministro della sanità.

Oltre ai vaccini, la Confederazione sta agendo anche a livello di farmaci destinati alle persone contagiate da covid-19. In questo senso si è assicurata l'approvvigionamento di un agente immunoterapico prodotto dalla Molecular Partners.

Restrizioni per gli assembramenti e il tempo libero

Ristoranti chiusi alle 23, discoteche e sale da ballo chiuse del tutto, corsi universitari solo online, stop agli eventi con più di 50 persone ed estensione dell'obbligo di mascherina: sono alcune tra le nuove misure contro il coronavirus entrate in vigore il 29 ottobre e dalla durata indeterminata. In alcuni cantoni sono applicate disposizioni più restrittive.

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Test rapidi

Il governo ha anche deciso di introdurre i test rapidi in aggiunta ai tamponi già in uso per permettere analisi più ampie e più veloci. I casi positivi potranno così essere rapidamente individuati e isolati. Disponibili nelle farmacie e negli studi medici, i test sono gratuiti e i risultati sono forniti nel giro di 15 minuti.

L'impiego di questi test è previsto solo per le persone con sintomi da meno di quattro giorni e non particolarmente vulnerabili e per gli asintomatici che hanno ricevuto una notifica dall'App Swiss Covid. Se il test è positivo, sarà necessario confermare il risultato con un normale tampone, ma nel frattempo le persone interessate saranno isolate immediatamente.

Aiuti per gli svizzeri all'estero

Numerosi svizzeri residenti all'estero si trovano in grande difficoltà finanziaria a causa della pandemia. Nei Paesi in cui i salari sono bassi, dove il risparmio è raro e dove le misure di aiuto pubblico sono scarse, molti di loro sono confrontati con decisioni cruciali.

I cittadini svizzeri possono rivolgersi a tutte le rappresentanze elvetiche all'estero. La situazione relativa ai divieti o alle restrizioni di viaggio e alle chiusure delle frontiere cambia di giorno in giorno.

Confermando una notizia del quotidiano svizzero tedesco Blick, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha riferito il 5 novembre che 56 espatriati hanno ricevuto assistenza sociale da parte della Confederazione.

L'aiuto è stato attribuito a 16 cittadini svizzeri che vivono in Europa, di cui 12 in Spagna. In Asia, i beneficiari sono stati 14, in Sud America 10, in Africa 7 e in Nord America 7.

Questi aiuti sono adeguati alle condizioni di vita della persona interessata, ha precisato il DFAE. Attualmente la somma globale ammonta a circa 60’000 franchi e rappresenta solo una piccola parte dell’assistenza sociale fornita da Berna ai cittadini svizzeri all’estero che quest’anno ha raggiunto gli 800’000 franchi, contro 900’000 franchi l’anno scorso.

La Confederazione ha aiutato espatriati che hanno perso il lavoro, hanno dovuto chiudere le loro aziende o il cui reddito è diminuito a tal punto che la loro sussistenza non è più garantita. Un sostegno è stato fornito anche a chi lavora nel settore del turismo e ha un reddito insufficiente.

Nuove soglie per Paesi a rischio

Visto che l'incidenza della malattia in Svizzera è superiore alla media europea, il governo ha adeguato la soglia per l'inclusione nella lista dei Paesi e regioni a di rischio di coronavirus. Dal 29 ottobre solo i Paesi e i territori la cui incidenza è superiore di 60 casi a quella elvetica sono inclusi nell'elenco.

Sono state adattate anche le disposizioni per l'esenzione dell'obbligo di quarantena per chi viaggia per affari o per motivi di salute ed è stata abolita la regola di un massimo di cinque giorni. L'elenco attuale si trova qui.

Dove trovare informazioni sul coronavirus in Svizzera e nel mondo?

Tutte le informazioni e gli approfondimenti sono disponibili nel dossier speciale di SWI swissinfo.ch, sulla pagina Facebook e su Twitter.

Di seguito una lista di link utili sull'epidemia di coronavirus in Svizzera e nel mondo.

Ufficio federale della salute pubblica

Organizzazione mondiale della sanità

Numero di contagi e decessi a livello mondiale

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