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Esuberanza e dramma, da Podestà a Tinguely

Un’opera di Podestà, artista esuberante eppure “morale”

(swissinfo.ch)

Scombussolò Jean Tinguely e si appresta a fare lo stesso con il pubblico a Friburgo e Losanna.

Lo Spazio Tinguely - Niki de Saint Phalle e la Collezione dell’Art brut uniscono le forze per celebrare Giovanni Battista Podestà, artista italiano fuori dagli schemi.

Un diluvio di colori e una tempesta di forme. È il minimo che si possa dire, perché Podestà fa esplodere le tele ed esplora tutti i supporti possibili. Sculture, dipinti dai rilievi corposi. Vestiti: dal soprabito alla cravatta. Pezzi d’arredamento. Un’incredibile policromia e i giochi con tutto quello che luccica, perché Podestà si faceva rapire dai frammenti di vetro e di carta argentata. E la volontà esplicita di invadere e ricoprire ogni centimetro quadrato di materia. La Natura ha orrore del vuoto? Anche Podestà ce l’aveva.

L’artista era nato nel 1895 nei dintorni di Cremona e morì nel 1976 a Laveno, sulle rive del Lago Maggiore. Fra queste due date, si svolse un’esistenza segnata dalle due guerre mondiali, dalla miseria e da una delle sue conseguenze, l’esodo dalle campagne.

Il gusto dell’esagerazione

Dicono che già durante gli anni sessanta lo scultore friburghese Jean Tinguely, iniziato all’art brut dalla sua compagna Niki de Saint Phalle, aveva cominciato ad acquistare opere di Giovanni Battista Podestà.

Il Museo di arte e storia di Friburgo, dal quale dipende lo Spazio Jean Tinguely - Niki de Saint Phalle, volendo organizzare un’esposizione temporanea su questo artista italiano poco noto, ha contattato Lucienne Peiry, direttrice della Collezione dell’Art brut di Losanna.

Peiry ha colto al volo l’occasione e ha deciso di dare spazio anche nel capoluogo vodese ad un artista che è un suo compagno di lungo corso: Podestà era il tema della sua tesi di laurea all’università di Losanna.

Ma che legame c’è fra Podestà e Tinguely? Certo, erano appassionati l’uno dell’opera dell’altro. Ma condividevano anche il gusto per l’esagerazione e per la mescolanza dei materiali. Il ricorso alla parola scritta, intimamente intrecciata con le loro opere. E, infine, una certa forma di ribellione, uomini combattuti fra Cielo e Terra e affascinati dalla morte.

Jean e Giovanni: entrambi ci mettono di fronte “opere drammatiche e pesanti, eppure realizzate con uno spirito gioioso e sbarazzino”, racconta Lucienne Peiry. A Friburgo la relazione fra i due è messa in evidenza da alcune teche che ospitano le creazioni di Podestà, ma è a Losanna che si scopre la vastità dell’opera di questo artista, che fu carabiniere e manovale.

Curiosa miscela

Podestà era un autodidatta, eppure evidentemente saturo di citazioni.. “sono quelle che aveva ricevuto dalla cultura dei poveri. L’arte sacra, perché aveva visitato chiese. Una Bibbia illustrata da Gustave Doré. E anche la cultura dei banchi di scuola, quella che si studia sui manuali di testo”, spiega Peiry. “Podestà assembla e modifica queste influenze, per elaborare una vera e propria auto-cultura”, aggiunge.

Di fronte alle opere di Podestà, si rimane inevitabilmente sconcertati. Ecco influenze decisamente medievali. Il kitsch dalle mille forme e colori dei carretti di frutta e verdura italiani, volti espressivi che sembrano venuti dall’India o dall’Indonesia. E sopra a tutto, l’immaginario cristiano.

Hippy e moralista

Un immaginario che è onnipresente, in tutta l’ingenuità della sua tradizione ed amplificato da un ossessivo manicheismo. Paradiso contro inferno. Spiritualità contro materialismo. Moralità contro perversione. La virtù dei poveri opposta alla corruzione dei ricchi.

Nel look, Podestà era qualcosa a metà strada fra Gesù Cristo e un sacerdote indù. Capelli e barba lunga, si racconta che avesse l’abitudine di fare ogni giorno una passeggiata, per rifilare i suoi principi edificanti a tutti quelli che incontrava. Era una sorta di predicatore moralizzatore, che aveva trasformato la sofferenza sociale in una sorta di complesso del profeta.

Una nevrosi che, per nostra fortuna, è diventata anche opera d’arte: Podestà ha dato vita ad un simbolismo complesso che rende la sua opera misteriosa, esuberante e dunque affascinante.

Ma se la trasmutazione alchemica deve condurre a una rivelazione illuminante, la filosofia che ha lasciato Podestà resta molto ingenua. Per dirlo con altre parole, il suo cammino artistico è decisamente più appassionante della concezione che c’è sotto.

swissinfo, Bernard Léchot
(traduzione: Serena Tinari)

In breve

Due musei in sinergia, per una doppia esposizione su Giovanni Battista Podestà: allo Spazio Jean Tinguely - Niki de Saint Phalle di Friburgo fino al 18 gennaio, alla Collezione dell’Art brut di Losanna fino al 25 gennaio.

La maggior parte delle opere esposte a Friburgo provengono dalla collezione personale di Jean Tinguely. Quelle presentate a Losanna sono parte della Collezione o sono state prestate da altri musei e da privati.

Podestà (1895-1976) fu un artista fuori dalla norma ed utilizzò per le sue creazioni tutti i materiali possibili: dalle sculture ai vestiti ai mobili.

Dietro la sua opera esuberante, l’ossessione per la morte e per la morale cristiana: lui stesso, non era molto lontano dal considerarsi un profeta.

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