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Expo.02 e italiano

Anche il giornale dell'Expo è pubblicato solo in tedesco e francese

(Keystone Archive)

Cresce nella Svizzera italiana il malumore per la scarsa presenza dell'italiano all'Expo.

La goccia che sta per far traboccare il vaso è la pubblicazione del libro ufficiale dell'esposizione solo in tedesco e francese.

L'afflusso a Expo.02 di visitatori provenienti dalla Svizzera italiana è migliore delle previsioni. Nonostante lo scetticismo della vigilia e la distanza geografica del Ticino e del Grigioni italiano dalla regione dei Tre laghi, il 3% dei visitatori dell'Expo proviene dalla Svizzera di lingua italiana. Non male, se si pensa che la percentuale degli svizzero-italiani sul totale della popolazione è del 4%.

I commenti sull'Expo nella Svizzera italiana non sono diversi, per molti aspetti, da quelli nel resto del paese. All'esposizione nazionale si rivolgono sia critiche, sia lodi. Ma c'è una nota particolare che caratterizza le prese di posizione in Ticino e nel Grigioni italiano: la delusione per la scarsa presenza dell'italiano all'Expo.

"È triste vedere come molte scritte, insegne ed informazioni siano proposte unicamente in tedesco e in francese (e magari in inglese)", scrive Andrea Paganini in una lettera al direttore sul Giornale del popolo. Il giovane grigione italiano sta svolgendo il suo servizio civile nel padiglione della Confederazione "Palais d'Equilibre", sull'arteplage di Neuchâtel.

"Se è vero che l'Expo si è proposta di lanciare anche qualche provocazione ai suoi visitatori , sta di fatto che per quanto riguarda la coesione, le diverse culture e le quattro lingue nazionali le provocazioni più forti sono risultate quelle involontarie. In alcuni padiglioni la lingua italiana è pressoché ignorata," osserva. Per non parlare del romancio.

Il peso della minoranza

Alcuni commenti sono più sfumati, notano la scarsa presenza dell'italiano, ma sottolineano anche gli aspetti stimolanti dell'esposizione. In altri invece la frustrazione traspare in maniera più evidente.

"Prima senti tutti o quasi gli altri visitatori parlare svizzero-tedesco e francese. Già questo fa pesare il fatto di essere una minoranza", osserva una mamma ticinese. "Ma quando poi nelle esposizioni la tua lingua non c'è, allora ti chiedi veramente cosa tu abbia in comune con questo paese."

E una coppia di Lugano, sul quotidiano Tages-Anzeiger, critica sia l'Expo, sia la mostra per i 100 del Palazzo federale a Berna: "Ci siamo chiesti dove sia rappresentato il canton Ticino in queste due esposizioni", scrivono, notando come l'inglese sembra aver sostituito l'italiano come terza lingua nazionale.

Bisogna pur dire tuttavia che alcune arteplages ottengono commenti migliori di altre. Neuchâtel è apparentemente meglio di Bienne: "Qui ho potuto fare molte cose da solo, senza dover sempre chiedere la traduzione agli adulti", dice un 12enne di Locarno.

La direzione cosciente del problema

La direzione dell'Expo è cosciente del problema. "Capisco che questa situazione crei dei malumori", ammette la portavoce dell'Expo Marina Villa, la quale però ricorda che molti sforzi per una maggiore presenza dell'italiano sono già stati compiuti. Così per esempio negli stand informativi, dove si cerca di garantire per quanto possibile la presenza di una persona di lingua italiana.

La segnaletica è poi sempre in cinque lingue e anche le brevi descrizioni all'ingresso delle singole esposizioni sono plurilingui. Marina Villa riconosce d'altra parte che nei padiglioni realizzati con dei partner, le lingue utilizzate sono spesso solo due o tre, per motivi di risparmio. Ma la portavoce dell'Expo pone anche dei limiti alle critiche: "Credo che la sensibilità delle minoranze sia così alta, che a volte non si vede ciò che di positivo è stato fatto." E consiglia di acquistare per 15 franchi la guida dell'Expo in italiano.

Dal canto suo Sergio Cavero, direttore artistico dell'arteplage di Yverdon, vede anche problemi tecnici in un conseguente utilizzo di quattro o cinque lingue. "A seconda dell'esposizione bisogna usare un'altra strategia. E ci sono cose che possono essere espresse anche senza lingua."

Ticino cauto

Per il momento in Ticino non si vuole comunque gettare benzina sul fuoco: "Non vedo la necessità di intervenire, anche se la situazione non è ottimale", afferma il delegato Expo per il Ticino Theo Mäusli. Molte cose sono già migliorate. E anche per il direttore dell'Ufficio ticinese per la cultura, Lorenzo Sganzini, "la situazione non è più così tragica."

Sganzini vorrebbe tuttavia delle direttive più chiare sulle lingue all'Expo. Il giornale dell'Expo appare per esempio solo in tedesco e francese. "Una pagina in italiano al giorno sarebbe stato un segnale importante."

Pubblicazioni senza italiano

Marina Villa fa però notare che il giornale deve lottare con grossi problemi finanziari, tanto che dopo il 1° d'agosto le pubblicazioni saranno ridotte. E in ogni caso un po' d'italiano al giorno non sarebbe stata che una foglia di fico. Bisognerà allora attendere il 28 settembre, quando alla giornata cantonale ticinese il giornale uscirà anche in italiano.

Neppure il libro ufficiale dell'Expo, "ImagiNation", è tradotto in italiano. Le lingue di pubblicazione sono tedesco e francese. Secondo Marina Villa, in Ticino non si è trovato un editore disposto ad assumersi i costi della stampa. Poiché si tratta di un libro ricco di illustrazioni, per essere redditizio ha bisogno di una tiratura elevata. Impossibile, nella Svizzera italiana.

Gerhard Lob

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