Fermo l'aiuto svizzero alle vittime di Katrina

Il problema maggiore sembra legato all'organizzazione logistica degli aiuti Keystone

La Svizzera aspetta ancora il via libera degli americani per poter inviare i propri aiuti verso il sud degli Stati Uniti, colpito dall'uragano Katrina.

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 settembre 2005 - 16:07

Berna e Washington parlano di problemi logistici. L'americano Daniel Warner, membro della direzione dell'alta scuola di studi internazionali di Ginevra, punta invece il dito contro gli USA.

In totale la Svizzera ha messo a disposizione 50 tonnellate di materiale per i sinistrati. Si tratta in particolare di coperte, tende e set di prodotti igienici. Il tutto è pronto per l'invio da martedì.

Interrogato da swissinfo, Andreas Stauffer, il portavoce della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), ha indicato che il materiale attende l'autorizzazione per la spedizione. Gli Stati Uniti vogliono poterlo direttamente distribuire senza depositarlo in un magazzino, ha rilevato.

Occorre tempo per assicurarsi che il materiale sia distribuito alle persone che ne hanno più bisogno, ha spiegato da parte sua Daniel Wendell, portavoce dell'ambasciata degli Stati Uniti in Svizzera.

«I paesi europei sono stati autorizzati ad inviare materiale secondo una lista ben precisa», ha specificato Andreas Stauffer. «Per esempio la Germania invia una squadra di 90 persone e suppongo che gli Stati Uniti gestiscano la lista per ordine d'importanza».

Stauffer ha negato però l'ipotesi che l'aiuto svizzero sia troppo modesto rispetto ai bisogni degli americani.

Stampa critica

La stampa americana e in particolare il «Washington Post» attribuisce invece il ritardo dell'arrivo dell'aiuto internazionale alla burocrazia. Additate dal quotidiano, la Federal Emergency Management Agency (FEMA) e il Dipartimento di Stato.

Il responsabile del Dipartimento di Stato americano ha rigettato in blocco le accuse. «Il peggio sarebbe se accettassimo aiuti di cui non abbiamo assolutamente bisogno».

Interpellato da swissinfo, l'americano Daniel Warner, vicedirettore dell'alta scuola di studi internazionali di Ginevra, non ha invece dubbi sulle responsabilità dirette del presidente Bush.

La guardia nazionale in Iraq

«Gli americani sono mal organizzati e c'è una ragione. Il presidente ha scelto delle persone senza esperienza di gestione di catastrofi alla testa dell'agenzia FEMA. In più l'attenzione è totalmente focalizzata sul terrorismo. Non esiste una struttura per le catastrofi. La guardia nazionale è in Iraq – come anche la maggior parte del materiale. E non c'è nessuno che si prenda la responsabilità della confusione che regna nel dopo Katrina».

Alla domanda se la situazione sia stata anche aggravata dall'alto numero di persone indigenti, per esempio a New Orleans, Warner risponde secco: «Le immagini trasmesse dalla televisione parlano chiaro. I bianchi hanno potuto fuggire, i neri sono rimasti indietro. Ci sono sicuramente degli elementi razzisti in questa catastrofe. Ma non credo che dietro si nasconda un complotto.»

Secondo Warner il grosso problema resta quello della logistica da parte degli americani. Warner getta anche un'ultima, grave critica sulla mancanza di volontà del partito di George Bush di incrementare gli interventi statali, per la protezione dell'ambiente e per il potenziamento di una struttura di pronto intervento in caso di catastrofi.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Venerdì è stato licenziato Michael Brown, direttore del FEMA (Federal Emergency Management Agency).

Ha preso il suo posto il vice ammiraglio Thad Allen.

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In breve

60 paesi – di cui 23 europei – hanno offerto il proprio aiuto agli Stati Uniti dopo l'uragano Katrina.

L'aiuto svizzero (50 tonnellate di materiale) è composto principalmente di coperte, contenitori di plastica, tende e prodotti igienici.

Otto esperti svizzeri (logistica, medicina e acqua) sono pronti a partire per gli USA.

Sul posto più di un milione di persone sono state evacuate dal proprio domicilio. Il numero dei morti continua ad aumentare.

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