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Fini: visita e contestazioni

Giornata abbastanza calda per le forze dell'ordine

(Keystone)

Visita ufficiale con proteste per il vicepresidente del Consiglio italiano Gianfranco Fini.

Fini è giunto in Svizzera per partecipare al dibattito "Voci d'Europa" sull'arteplage di Yverdon e per incontrare il ministro dell'economia Pascal Couchepin.

Già dal mattino di sabato, un centinaio di persone lo attendevano fuori dall'arteplage di Yverdon-les Bains al grido di "fascista", in riferimento alla storia (recente) del partito di cui è presidente, Alleanza Nazionale.

Contro il nazionalismo

Invitato dagli editori Ringier ed Edipresse insieme a decine di scrittori, intellettuali e personalità politiche, Fini ha presentato la sua idea di Europa.

"Preferisco parlare di riunificazione anziché di allargamento", ha detto, "perché l'Europa è anche Praga, Budapest, Varsavia".

Il vice presidente del Consiglio, attuale rappresentante del governo italiano alla Convenzione europea, si è espresso con forza contro il nazionalismo, "pericoloso quanto l'idea di voler sradicare le identità nazionali. La sfida della Convenzione è quella di difendere gli interessi dei cittadini europei: non cediamo sovranità, ma ne mettiamo in comune una parte".

Relazioni amichevoli

A pranzo Fini ha incontrato Couchepin e insieme hanno poi raccontato alla stampa la loro soddisfazione per uno scambio "amichevole, generale eppure approfondito sulle prospettive istituzionali e sulle implicazioni politiche e filosofiche del futuro del continente".

Couchepin ha ricordato i campi privilegiati della collaborazione con l'UE: l'ambiente, la sicurezza, l'immigrazione, sottolineando l'importanza per la Confederazione della ratifica degli accordi bilaterali.

Ovattate relazioni ufficiali

Fini da parte sua ha elogiato il modello svizzero: "a cui guardiamo con attenzione per la costruzione dell'Europa di domani: una federazione di Stati, un mosaico in cui ogni tessera rappresenta la cultura nazionale di ciascun Paese".

Di fronte alle domande dei cronisti presenti, sul segreto bancario, sulla mancata ratifica dell'Italia della convenzione per la collaborazione giudiziaria e sulla legge sul rientro dei capitali, Fini si è limitato a ribadire "il sentimento di sincera amicizia che unisce i nostri paesi".

L'ombra di Genova

Fuori intanto, un centinaio di manifestanti protestavano rumorosamente, stavolta al grido di "Assassino".

Il presidio, organizzato dal Coordinamento anti-WTO bernese, aveva lo scopo di consegnare a Gianfranco Fini un invito molto particolare: il 5 ottobre nel centro sociale Reithalle di Berna, all'interno della mostra multimediale "Le Geometrie della Memoria", "un Tribunale popolare giudicherà i responsabili politici delle violenze di Genova durante il G8, nel luglio 2001. E Fini è uno degli imputati".

Insulti, botte, sassi

A margine dell'incontro, il vicepremier italiano ha dunque dovuto attendere per una buona mezz'ora chiuso in macchina, mentre i manifestanti lanciavano pomodori, uova, bottiglie e sassi.

È riuscito a partire di gran corsa quando la polizia ha aperto una delle vie di accesso a colpi di gas lacrimogeni, cani e manganelli: un ragazzo è stato arrestato, un altro condotto in ospedale.

Mentre Fini raggiungeva l'ambasciata italiana a Berna, Pascal Couchepin confidava all'Associated Press di essere rimasto di marmo di fronte alle critiche dell'Unione europea contro la Svizzera sulla questione del segreto bancario.

"Credo che questo faccia parte della strategia della tensione", ha dichiarato, "ma è auspicabile che i negoziati siano portati avanti con serenità".

Serena Tinari

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