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Fisco e imprese: non solo la doppia imposizione...

La riforma fiscale prevede un aiuto alle PMI, specialmente nelle fasi critiche della loro esistenza

(Keystone)

La riforma fiscale delle imprese, in votazione il prossimo 24 febbraio, non mira unicamente ad attenuare la doppia imposizione dei dividendi. Intende anche sgravare le aziende.

Un elemento incontestato delle riforma che permette di alleviare gli ostacoli fiscali che si manifestano nei periodi difficili della vita di un'impresa.

In vista della votazione federale del 24 febbraio, il dibattito politico sulla riforma fiscale si concentra essenzialmente su un punto: la doppia imposizione dei dividendi. Le misure per attenuarla sono contestate dalla sinistra, che considerano questo sgravio un ingiusto regalo ai ricchi azionisti. Per la destra, e il governo, il progetto rappresenta invece una bocca d'ossigeno per l'economia e l'occupazione.

La riforma in votazione non si concentra tuttavia solo sulla doppia imposizione. Prevede infatti una serie di altre misure per allentare i vincoli fiscali. Prima fra tutti la riduzione dell'onere che grava sul capitale delle società di capitali, erodendone le risorse e quindi il patrimonio (piuttosto che le entrate).

La nuova legge permetterà inoltre ai cantoni di rinunciare all'imposta sul capitale se l'imposta sull'utile è più alta. Detto altrimenti, le Piccole medie imprese (PMI) potranno contare sulla riduzione del carico fiscale sul capitale.

L'apporto di capitale

La riforma fiscale introduce anche il principio dell'apporto di capitale da parte degli azionisti o dei soci. Con la nuova legge, il rimborso delle prestazioni finanziarie fornite sarà esonerato da imposte, eccezion fatta per gli utili realizzati dall'azienda e distribuiti agli azionisti.

Per le società cooperative, il costo del prestito sarà ridotto. Un obiettivo che potrà essere realizzato grazie ad un pacchetto di provvedimenti che inciderà sulla riduzione della tassa di emissione, un'imposta che concerne l'emissione dei diritti di partecipazione, di obbligazioni e di titoli del mercato monetario (come, ad esempio, cambiali e buoni del tesoro).

È prevista pure una misura che permetterà l'esonero del diritto di emissione in caso di aumento del capitale legato al risanamento dell'azienda.

Per la destra, la Confederazione e i Cantoni, questi provvedimenti consentiranno, a termine, di imprimere nuovo dinamismo all'economia. A breve termine, però, potrebbero comportare un minore introito fiscale. I cantoni potrebbero infatti perdere svariate centinaia di milioni di franchi a causa della riduzione dell'imposta sul capitale.

Aiuti alle PMI, tutti concordi

Nel ventaglio di misure che compongono la riforma fiscale delle imprese, ce ne sono alcune destinate a sostenere le PMI, la spina dorsale dell'economia svizzera. Su tali aiuti concordano praticamente tutti, ma il popolo dovrà esprimersi sull'intera manovra fiscale.

Queste agevolazioni concernono gli artigiani, appartenenti alla categoria delle "imprese di persone" (non essendo persone giuridiche, non sono soggetti fiscali). I piccoli imprenditori potranno farvi capo per evitare che il fisco intervenga nei momenti critici della loro azienda. L'idea è anche di permettere una migliore risposta ai bisogni del mercato.

Nel caso, per esempio, di passaggio dell'attività aziendale nelle mani degli eredi, l'imposizione verrà aggiornata. Lo scopo della nuova legge è infatti quello di facilitare la successione ed assicurare così la perennità dell'impresa.

Altri provvedimenti: il trasferimento di beni immobiliari dalla sostanza commerciale alla sostanza privata, potrà tradursi in sgravi. L'imposizione sarà effettiva soltanto dopo la vendita effettiva.

Agricoltori e artigiani

La revisione della legge concerne anche la cessazione dell'esercizio o il trasferimento a terzi di una delle 60 mila aziende agricole o delle 150 mila società individuali attive in Svizzera. In questo caso, il ricavo ottenuto sarà fiscalmente soggetto ad un tasso preferenziale e i contributi per la previdenza professionale verranno dedotti.

Allo scopo di rispondere all'evoluzione del mercato, un artigiano che decide di vendere il proprio autocarro per acquistare supporti informatici più utili per l'attività aziendale, non dovrà pagare delle imposte (estensione della nozione di reimpiego). Attualmente è soltanto esonerato il riscatto di un mezzo di produzione con la stessa funzione.

Il pacchetto di misure destinato a facilitare la vita delle aziende, interessa i due terzi delle PMI svizzere. E dal momento che nessuna contesta la necessità di agire in modo rapido, lo schieramento rosso-verde ha presentato una mozione che dovrebbe permettere di ripescare questo pacchetto nel caso in cui il 24 febbraio il popolo bocciasse la riforma fiscale.

swissinfo
(traduzione e adattamento dal francese Françoise Gehring)

In breve

Da dieci anni la Svizzera ha aperto il grande cantiere delle riforme fiscali per alleviare l'onere fiscale che grava sulle imprese. Una prima riforma è stata accettata dal Parlamento nel 1997. Non essendo stata contrastata dall'arma del referendum, il popolo non si è pronunciato.

Questa prima riforma, entrata in vigore nel 1998, mirava a rafforzare la competitività fiscale elvetica attraverso la riduzione dell'imposizione delle holding e l'abolizione dell'imposta sul capitale sul piano federale.

La seconda riforma, avviata nel 2001 e su cui il popolo dovrà esprimersi il 24 febbraio, intende soprattutto attenuare la doppia imposizione che colpisce gli utili delle società anonime e i dividenti versati agli azionisti.

Approvata dal Parlamento nel mese di marzo del 2007, questa seconda revisione è stata contrastata dal Partito socialista e dai sindacati che hanno lanciato, con successo, un referendum. I referendisti vedono nella nuova legge un regalo per i grandi azionisti e temono una perdita di introiti fiscali nell'ordine di due miliardi di franchi.

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