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Fuga di notizie senza conseguenze gravi

Antenna parabolica del sistema di ricezione satellitare Onyx che avrebbe intercettato il fax egiziano

(Keystone)

Secondo un esperto britannico, non avrebbe grandi conseguenze la fuga di notizie dai servizi segreti svizzeri sull'esistenza di prigioni americane in Europa.

In un'intervista a swissinfo, Sir Timothy Garden si dice piuttosto sorpreso dalla reazione sollevata dagli ambienti politici svizzeri.

In Svizzera, diversi rappresentanti politici hanno criticato la pubblicazione, da parte del giornale domenicale SonntagsBlick, di un documento segreto intercettato dai servizi di sicurezza svizzeri.

Il documento, un fax trasmesso dal ministero degli esteri egiziano alla sua ambasciata a Londra, confermerebbe l'esistenza di prigioni americane segrete in Europa.

Secondo vari parlamentari, questa fuga di notizie rischia di pregiudicare la credibilità e il lavoro dei servizi di sicurezza svizzeri.

swissinfo: Questa fuga di notizie rappresenta per lei una sorpresa?

Timothy Garden: No, credo che vi sia attualmente un grande interesse per quanto concerne qualsiasi rivelazione in merito alle presunte attività illegali degli Stati uniti. In ogni paese vi sono delle persone disposte a trasmettere informazioni confidenziali, nel caso in cui non dispongano di altri mezzi per ostacolare queste attività.

La Svizzera ha forse avuto finora un ottimo sistema di controllo delle informazioni segrete, ma ora deve far fronte allo stesso problema che incontrano diverse altre democrazie. In Gran Bretagna siamo sicuramente più abituati a questo genere di cose: fanno ormai parte delle regole del gioco.

swissinfo: Diversi politici svizzeri temono che questa fuga di notizie possa compromettere la credibilità dei servizi segreti svizzeri.

T.G.: Questa reazione è comprensibile. Ma oggigiorno i sistemi di comunicazione internazionali sono estremamente trasparenti. È diventato quindi più difficile nascondere delle attività illegali.

I politici possono essere preoccupati per la fuga di notizie di natura confidenziale. Ma, come è già stato il caso in Gran Bretagna, le giurie dei tribunali sono generalmente indulgenti nei confronti di coloro che trasmettono notizie segrete invocando ragioni di pubblico interesse. È quindi alquanto difficile perseguire queste persone.

swissinfo: Secondo lei i servizi segreti di altri paesi saranno ora meno disposti a collaborare con i loro colleghi svizzeri?

T.G.: È una questione che va sicuramente esaminata e che preoccupa generalmente tutti i servizi di sicurezza. Vi sono vari servizi di sicurezza che preferiscono ormai evitare di diffondere informazioni confidenziali agli organismi di altri paesi. Alcuni di loro preferiscono selezionare i partner con i quali intendono collaborare più strettamente.

Ma delle fughe di notizie rimangono possibili anche tra i servizi di sicurezza che dispongono di relazioni più strette. Queste cose succedono regolarmente e quindi non credo che si possa accordare una grande importanza ad un caso singolo.

swissinfo: La reputazione dei servizi di sicurezza svizzeri non dovrebbe quindi essere pregiudicata?

T.G.: Non credo. Ognuno sarà piuttosto sorpreso dal fatto che questa vicenda abbia sollevato un grande polverone in Svizzera, tenendo conto che casi simili si sono prodotti molto spesso negli ultimi mesi in altri paesi.

swissinfo: Come giudica attualmente la reputazione dei servizi di sicurezza svizzeri?

T.G.: Per essere sincero, finora i servizi segreti elvetici non hanno attirato molto la mia attenzione. Ciò può essere dovuto a due ragioni: non svolgono un ruolo molto importante o riescono incredibilmente bene a tener segrete le loro attività.

swissinfo, intervista a cura di Ramsey Zarifeh
(traduzione di Armando Mombelli)

Fatti e cifre

Sir Timothy Garden ha lavorato in passato presso il ministero britannico della difesa ed è stato direttore del Royal College of Defence Studies.
Attualmente è docente di sicurezza globale e conduce diversi progetti per il governo britannico, il dipartimento della difesa americano e la Nato.
Garden è inoltre membro dell'Istituto internazionale di studi strategici.

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