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Funivie svizzere: perdite del 30%

È stato un anno difficile per i comprensori sciistici elvetici. Immagine d'archivio. KEYSTONE/GIAN EHRENZELLER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 05 aprile 2021 - 15:38
(Keystone-ATS)

Come prevedibile, il Covid ha lasciato il segno sui comprensori sciistici elvetici: Funivie svizzere calcola fino alla fine della stagione una perdita del fatturato di oltre il 30% su base annua. Pesano il calo degli sciatori e la chiusura dei ristoranti sulle piste.

A fine febbraio i visitatori erano scesi del 21% e il giro d'affari del 25%, ha detto all'agenzia Keystone-ATS Berno Stoffel, direttore di Funivie svizzere. La tendenza risulterà accentuata quando si calcoleranno le ultime settimane utili.

I comprensori hanno fatto grandi sforzi per garantire la più grande normalità possibile in una situazione pandemica, un impegno accolto "con grande comprensione e soddisfazione" da parte degli ospiti arrivati in montagna, ha sottolineato Stoffel. Ora Cantoni e Confederazione dovranno trovare il modo di sostenere questo settore di rilevanza sistemica, ha aggiunto.

In generale l'assenza della gastronomia ha spinto meno gente a muoversi, è ad esempio il caso di coloro che amano slittare o fare escursioni sulla neve, ha spiegato Kathrin Naegeli, portavoce della Ferrovia della Jungfrau. Altre località, come il comprensorio grigionese di Arosa-Lenzerheide (GR), se la sono cavate con un occhio nero, riuscendo a mantenere i costi sotto controllo, ha detto Stefan Reichmuth, membro della direzione degli impianti di risalita locali.

Ad Andermatt-Sedrun (UR/GR) si conferma un calo di circa il 20% delle entrate rispetto all'anno scorso, ha detto il portavoce Stefan Kern. Stesso discorso per il fatturato. L'applicazione delle misure di protezione contro il coronavirus è avvenuta senza problemi, ma molti ospiti sono ormai visibilmente stanchi della situazione, ha sottolineato.

In Vallese i cali si aggirano attorno a un quarto su base annua, ha reso noto Damian Constantin, direttore di Valais-Wallis Promotion. La quota del turismo interno è tuttavia cresciuta dal 52% al 70%, un'affluenza indigena che ha in parte compensato l'assenza di clienti stranieri.

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