Genova sbarca a Locarno

L'attualità ha fatto irruzione nel mondo della finzione Keystone

Ampiamente annunciato e preceduto dalle critiche del gruppo di Forza Italia del Consiglio regionale ligure, è giunto al Festival di Locarno il video-diario "I giorni del G8", realizzato da un collettivo di 15 registi. Con tutti i limiti di un'opera che cerca di dare uno sguardo unitario su un avvenimento frammentato.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 agosto 2001 - 13:52

L'eco di Genova risuona anche a Locarno. Già sabato sera, in Piazza Grande, un gruppo di attivisti del centro sociale Il Molino di Lugano era salito sul palco srotolando uno striscione in memoria dei noti fatti di Genova. Pacata la reazione del pubblico: applausi - non moltissimi - e nessun fischio.

Domenica è stata la volta dell'attesa prima visione del video-diario "I giorni del G8", realizzato da 15 registi di area mediterranea, tra cui Gabriele Salvatores, con tanto di coda e striscione all'ingresso del cinema Rex di Locarno.

Nato con l'intenzione di documentare una grande festa, il progetto è finito per diventare un manifesto di denuncia delle violenze, soprattutto di quelle della polizia. Anche alcuni operatori ne sono stati vittima e una parte del materiale è andata perduta.

Vedendo il film, viene in mente una vecchia canzone di Gil Scott-Heron, l'antenato del rap politico: "The revolutione will not be televised" (la rivoluzione non passerà in televisione) ed è difficile da far passare anche sul grande schermo.

Onore al merito alla direttrice del Festival Irene Bignardi, che ha avuto il buon senso e il coraggio di non chiudere la manifestazione all'attualità, attirandosi le folgori del gruppo di Forza Italia del Consiglio regionale ligure.

Ma chi si aspettava di vedere la verità comporsi sullo schermo sarà rimasto deluso. Immagini simili si sono già viste in ore e ore di servizi televisivi sui fatti di Genova. Quelle de "I giorni del G8" non aggiungono molto, salvo dimostrare una volta di più che l'immagine è uno specchio ambiguo della realtà che fatica a stare in piedi da solo.

La totalità dell'evento genovese sfugge, perdendosi in mille episodi e frammenti. Facile allora, per l'onorevole Vittorio Sgarbi, presente alla proiezione per la stampa, criticare l'opera affermando che i registi, "non avendo materiale sufficiente a dimostrare che il governo è fascista", sono dovuti ricorrere alle didascalie. Vero. Solo che anche Sgarbi dimentica che "I giorni del G8" sono solo una rappresentazione parziale, non la realtà. E che l'assenza d'immagini non basta ad affermare l'assenza di fatti.

Andrea Tognina, Locarno

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