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Giornata internazionale della foresta: lotta al disboscamento

Secondo il governo brasiliano, gli alberi abbattuti illegalmente raggiungono una percentuale dell'80%

(Keystone Archive)

Il 21 marzo si celebra la Giornata internazionale della foresta: i movimenti ecologisti chiedono la creazione di un marchio ufficiale che protegga la natura.

Secondo i dati forniti dall'Ufficio federale dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio, ogni anno spariscono 9,4 milioni di ettari di foresta. Le organizzazioni ecologiste affermano addirittura che due terzi dei terreni boschivi del globo sono già spariti. Ogni secondo una foresta tropicale della grandezza di un campo di calcio è distrutta dal fuoco o dal disboscamento industriale.

La lotta di Bruno Manser

Proprio per tentare di porre fine a questa massiccia distruzione, che minaccia il polmone verde del pianeta e mette in pericolo l'esistenza stessa delle popolazioni autoctone, numerosi ambientalisti, scienziati, intellettuali e artisti di tutto il mondo si impegnano da anni in favore della causa delle foreste.

Fra di loro, anche l'ecologista basilese, Bruno Manser, misteriosamente sparito l'anno scorso nella foresta di Sarawak. L'attivista svizzero aveva vissuto per anni con i Penan, difendendone gli interessi e battendosi per i loro diritti. Con il suo impegno, Manser era riuscito a convincere anche molti commercianti svizzeri di legno tropicale a porre fine alle importazioni dal sud-est asiatico.

Il legno tropicale rende

Negli anni ottanta e novanta le importazioni di legno tropicale sono effettivamente diminuite ma da tre o quattro anni si registra un nuovo aumento. L'anno scorso sono state importate 9'000 tonnellate di legno tropicale . Tre anni prima erano ancora 7'000 tonnellate.

A dire il vero la Svizzera non avrebbe bisogno di ricorrere a questo legno: produce infatti abbastanza per soddisfare il fabbisogno nazionale. Un terzo della produzione svizzera viene addirittura esportato.

Da un punto di vista economico, tuttavia, il legno tropicale rende di più. "Non costa di meno", spiega il commerciante di legname Denis Bourquin, che non importa più dal sud-est asiatico, "ma grazie alla sua particolare struttura causa meno perdite ai commercianti".

Secondo lo organizzazioni ecologiste la maggior parte dei Paesi esportatori di legname sfrutta illegalmente le foreste tropicali. Le nazioni importatrici, dal canto loro, ammettono di non essere sufficientemente protette contro simili abusi.

Ecologisti alla riscossa

Gli ambientalisti vorrebbero pertanto imporrre un "marchio" che garantisca la protezione della natura, delle popolazioni locali e dei lavoratori. "Il problema è che esistono già troppi "marchi" di questo tipo", afferma Denis Bourquin. "Noi commercianti dobbiamo poter fidarci delle società straniere che ci vendono il legname".

Una critica condivisa da Damine Oettli, capo della campagna in favore della foresta del WWF Svizzera, che tuttavia sottolinea che "Nessuno di questi marchi offre le garanzie del marchio FSC (Forest Stewardship council) del Consiglio internazionale della gestione forestale".

Creato nel 1993 da un gruppo di organizzazioni non governative, preoccupate per le condizioni dell'ambiente e delle popolazioni autoctone, l'FSC vuole essere il garante di uno sfruttamento forestale durevole, nel rispetto dell'uomo e della natura.

La posizione del governo svizzero

In dicembre, rispondendo ad una mozione della consigliera nazionale ecologista Maya Graf, il governo svizzero si è pronunciato contro l'impiego di legno tropicale, proveniente da alberi abbattuti illegalmente.

Per la costruzione di edifici della Confederazione, la Svizzera utilizzerà in futuro solo legno munito di un marchio di un'organizzazione riconosciuta. Di quali organizzazioni e di quali marchi si tratta non è però ancora chiaro.

swissinfo/Vanda Janka


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