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Giunti a Kloten i 4 ex-ostaggi svizzeri del Sahara

I 4 ex-ostaggi svizzeri accolti all'aeroporto di Zurigo-Kloten dalla ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey

(Keystone)

Dopo una tappa a Colonia, sono arrivati alle 08.45 all'aeroporto di Zurigo-Kloten i 4 ostaggi svizzeri liberati lunedì sera in Mali.

Sono stati accolti da famigliari e conoscenti, come pure da una delegazione delle autorità, guidata dalla ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey.

Visibilmente felici di poter far rientro a casa, dopo una lunga ed estenuante avventura durata 6 mesi, i turisti svizzeri rapiti in febbraio in Algeria hanno potuto finalmente abbracciare famigliari e conoscenti all'aeroporto di Zurigo-Kloten.

Ad attenderli vi era pure una delegazione delle autorità, guidata dalla ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey, soddisfatta per il buon esito della delicata vicenda.

Assieme ai loro compagni di sventura - 9 tedeschi e 1 olandese - i 4 ex-ostaggi svizzeri sono stati trasportati durante la notte da Bamako all'aeroporto di Colonia da un velivolo dell'esercito tedesco.

Da qui hanno proseguito immediatamente il loro viaggio di ritorno verso casa, a bordo dell'aereo del Consiglio federale, messo a disposizione per l'occasione.

"Abbiamo trascorso dei momenti difficili" ha affermato invece l'ex-ostaggio svizzero Marc Hediger, al suo arrivo a Bamako. "Non siamo stati torturati, ma avevamo paura e cercavamo di capire cosa avessero in mente i nostri rapitori".

Ricevimento presidenziale

Liberati lunedì sera in una zona nord-orientale del Mali, i 14 ex-ostaggi hanno dovuto ancora sopportare martedì un lungo viaggio di 500 chilometri sulle piste del Sahara, dalla regione di Tessalit fino alla città di Gao.

Da qui sono stati trasportati da un velivolo militare tedesco fino a Bamako, dove sono stati ricevuti dallo stesso presidente Amadou Toumani Touré.

Il capo dello Stato di Mali ha tenuto a rimettere personalmente i malcapitati turisti nelle mani dei rappresentanti delle autorità dei loro paesi di origine.

Silenzio su un eventuale riscatto

Nel corso di una conferenza stampa tenuta all’aeroporto di Kloten, la consigliera federale Micheline Calmy-Rey non ha voluto confermare l’ipotesi di un riscatto.

Da parte sua, Peter Sutter, capo della sezione protezione consolare del Dipartimento federale degli affari esteri, ha dichiarato: “Non possiamo e non vogliamo sapere in che modo i mediatori del Mali hanno ottenuto la liberazione”.

Sutter si è limitato a comunicare che la Svizzera parteciperà in ogni caso in modo solidale, assieme agli altri paesi europei coinvolti, ai costi prodotti dalla liberazione degli ostaggi.

Tradizionalmente le autorità svizzere si rifiutano di fornire informazioni su eventuali riscatti versati, per non incoraggiare altri rapimenti.

Costi assunti dalla Confederazione

Il risarcimento delle spese verrà probabilmente assunto dalle autorità federali.
“Si tratta di un rapimento e la Confederazione è responsabile per la sicurezza dei suoi cittadini” ha affermato Micheline Calmy-Rey.

La numero uno della diplomazia svizzera ha affermato che le autorità “non invieranno una fattura agli ex-ostaggi”. Tutt’al più si rivolgeranno alle loro assicurazioni di viaggio.

Calmy-Rey ha tuttavia tenuto a sottolineare che, per principio, i turisti devono rispondere per i rischi che si assumono. La consgliera federale ha inoltre ricordato che il Dipartimento degli affari esteri pubblica regolarmente raccomandazioni e informazioni sulle zone considerate pericolose.

Lunghe trattative

Il destino degli scomparsi nel Sahara ha tenuto col fiato sospeso per mesi i parenti, conoscenti e diplomatici. I quattro svizzeri erano scomparsi in Algeria a fine febbraio, assieme a 28 altri turisti europei - sedici tedeschi, dieci austriaci, uno svedese ed un olandese.

In un primo tempo si pensava che i turisti si fossero persi. Poi col passare delle settimane, si è sempre più consolidata la pista del rapimento. Gli ostaggi erano stati rapiti a gruppi, in sette occasioni diverse, nella regione meridionale che si trova tra le città di Tamanrasset, Djanet e Ouargla.

Per far luce sulla sorte dei loro cittadini e appoggiare gli sforzi delle autorità locali, i governi dei paesi d'origine dei turisti avevano inviato i loro investigatori in Algeria.

A metà maggio, forze speciali dell’esercito algerino erano riuscite a liberare un primo gruppo di 17 prigionieri (6 tedeschi, 10 austriaci e uno svedese). Probabilmente per evitare un nuovo intervento, alcune settimane fa i rapitori hanno spostato in Mali gli ostaggi rimanenti nelle loro mani.

La loro liberazione è il frutto di lunghissimi negoziati avviati con i rapitori e le autorità del Mali e dell'Algeria. Per una donna tedesca, deceduta in luglio in seguito alle difficili condizioni di detenzione, anche queste trattative sono giunte troppo tardi.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

32 i turisti europei rapiti in Algeria tra febbraio e marzo
17 sono stati liberati dall'esercito algerino a metà maggio
14 sono stati rilasciati il 18 agosto in Mali dai loro rapitori
4 gli svizzeri: Sibylle Graf, Silja Stäheli, Marc Hediger e Reto Walther
Una cittadina tedesca è morta durante la prigionia

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In breve

Tra febbraio e marzo, 7 gruppi di turisti europei erano scomparsi nella zona meridionale dell'Algeria, situata tra Tamanrasset, Djanet e Ouargla.

I 32 turisti - sedici tedeschi, dieci austriaci, quattro svizzeri, uno svedese ed un olandese - sono stati presumibilmente rapiti dal Gruppo salafista per la predicazione e il combattimento.

Dopo l'intervento delle forze armate algerine, che ha permesso di liberare 17 ostaggi in maggio, gli altri turisti sequestrati sono stati trasportati dai loro rapitori in Mali.

La liberazione degli ultimi 14 ostaggi fa seguito ad lunghissime trattative intavolate con la mediazione delle autorità di Bamako.

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