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Gli svizzeri dell'estero chiedono una legge specifica

Per la sua sessione primaverile, il CSE si è riunito presso la sede di Berna dell'Unione postale universale

(swissinfo.ch)

I delegati del Consiglio degli svizzeri dell'estero (CSE) hanno chiesto sabato che venga elaborata una legge federale per gli espatriati. Tra le altre cose, essa dovrebbe permettere di conferire maggiore legittimità al 'parlamento della Quinta Svizzera'.

Riuniti sabato a Berna per la loro sessione primaverile, gli 80 delegati del CSE hanno fatto autocritica nel dibattito sulla legge per gli svizzeri dell'estero.

"Sono un delegato proveniente da Israele", ha affermato ad esempio Philippe Weil. "In Israele vivono circa 14'000 persone col passaporto elvetico. Esiste un club svizzero che ha circa 300 membri. Sono stato eletto dal comitato direttivo di questo club. In tutto sono forse otto persone. Posso veramente avere il diritto di rappresentare i 14'000 svizzeri che vivono in Israele?".

La nuova legge sugli svizzeri dell'estero, alla base delle discussione, non è ancora stata ultimata, come sottolineato da Jacques-Simon Eggly, presidente dell'Organizzazione degli svizzeri dell'estero (OSE): "È un processo in corso e da voi vogliamo anche sapere se dobbiamo continuare a portarlo avanti".

Sforzo di democratizzazione

La legge ha come obiettivo di democratizzare il Consiglio degli svizzeri dell'estero, conferendogli così maggiore legittimità per agire come forza politica in Svizzera. In particolare dovrebbe automaticamente essere consultato quando un progetto legislativo riguarda gli espatriati.

Il "Gruppo di riflessione" dell'OSE, presieduto dalla consigliera nazionale popolare democratica friburghese Thérèse Meyer-Kaelin, è all'origine dell'elaborazione della proposta. In futuro i delegati del CSE non dovrebbero più essere designati dai club o dalle associazioni svizzere, bensì direttamente dai cittadini elvetici del paese in cui vivono.

"Per avere il diritto di voto, bisognerebbe registrarsi presso l'ambasciata o i consolati", ha spiegato Thérèse Meyer-Kaelin. Per raggiungere questo obiettivo è però primordiale che sia introdotta la possibilità di poter votare tramite internet.

Un altro punto importante è che con la nuova legge l'OSE possa rimanere un'organizzazione indipendente, ha sottolineato la consigliera nazionale.

Attualmente vi sono almeno 11 leggi che regolano i rapporti tra le autorità nazionali e gli espatriati. Secondo il CSE, una nuova normativa permetterebbe di creare una base uniforme per l'attuazione di politiche che riguardano gli svizzeri dell'estero.

Quale ruolo per i club svizzeri?

A far discutere è stata soprattutto la proposta che in futuro non siano più i club o le associazioni svizzere ad eleggere i delegati. Secondo uno di loro, le organizzazioni di espatriati non perderebbero la loro ragion d'essere, però si vedrebbero amputate di una parte importante dei loro compiti.

"No", ha risposto Thérèse Meyer-Kaelin, "poiché col cambiamento del sistema di elezione si vedrebbero attribuire una nuova mansione, ossia quella di ricercare il candidato o la candidata adatta e di farlo conoscere".

Elisabeth Etchard, delegata degli svizzeri di Francia, ha chiesto dal canto suo che venga introdotto un limite d'età per i delegati.

"Sono cosciente del fatto che sto segando il ramo sul quale sono appoggiata", ha affermato. "Tuttavia sono convinta che i delegati non debbano avere più di 70 anni. Basta guardarsi in giro per rendersi conto che questo consiglio è composto soprattutto da persone anziane".

Un'idea che non ha trovato grazia agli occhi del presidente onorario dell'OSE Jacques Cevey. Secondo lui, è necessario prendere in considerazione anche l'esperienza del candidato.

Al termine del dibattito, i delegati si sono espressi ad ampia maggioranza (68 sì, 5 astensioni e 5 no) per proseguire sulla strada che dovrebbe portare all'elaborazione di una legge. Il lavoro per il "Gruppo di riflessione" dell'OSE non fa insomma che cominciare.

Eveline Kobler, swissinfo.ch
(traduzione di Daniele Mariani)

Risoluzione per swissinfo.ch

Durante la riunione, il Consiglio degli svizzeri dell'estero ha pure approvato una risoluzione che chiede al governo di continuare a sostenere swissinfo.ch e la Rivista Svizzera.

swissinfo.ch è minacciata dal programma di risparmio presentato dal ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz. La Confederazione vorrebbe porre fine al suo contributo finanziario del 50%, pari a 13 milioni di franchi all'anno.

Secondo Jacques-Simon Eggly, la piattaforma internet non è preziosa soltanto per gli svizzeri che sono espatriati o gli stranieri che vivono in Svizzera, ma è anche una manifestazione della presenza elvetica nel mondo e non è immaginabile "che la Svizzera si distanzi a poco a poco dal mondo intero".

Per quanto concerne la Rivista Svizzera, il CSE domanda che il ritmo di pubblicazione torni ad essere di sei numeri all'anno e non di quattro come a partire dal 2009.

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