Gli svizzeri temono soprattutto Madre natura

Per gli svizzeri, le catastrofi naturali risultano un pericolo più immediato del terrorismo o della guerra Keystone

Le catastrofi naturali sono la prima fra le fonti di inquietudine degli svizzeri, lo indica un sondaggio sulla percezione della sicurezza.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 dicembre 2004 - 20:24

Anche se una buona parte della popolazione non ritiene probabile una guerra, rimane l'attaccamento alla neutralità e all'esercito.

In Svizzera la paura di catastrofi naturali e degli stranieri è aumentata fortemente negli ultimi anni e supera quella per guerre o attacchi terroristici.

Lo rivela un sondaggio Univox, condotto dall'istituto di indagine gfs.zürich, che testimonia anche l'attaccamento degli svizzeri all'esercito e alla neutralità.

Le paure degli svizzeri

Quali sono i temi che assillano gli svizzeri? Qui in breve i risultati principali del sondaggio condotto nel 2004: <ul> Il 75% ritiene probabile l'avverarsi di catastrofi naturali nell'anno in corso (nel 2002 non superavano il 60%).
Per i due terzi degli intervistati invece esiste un pericolo reale che la Svizzera sia invasa da stranieri, la cosiddetta paura dell'«inforestieramento», rimasta costante negli ultimi anni.
Il 49% degli svizzeri teme anche le catastrofi tecnologiche, per esempio incidenti chimici o nucleari. Il dato è in aumento rispetto al 2002 (41%).
Per il 54% bisogna temere una radicalizzazione degli estremismi, mentre il 51 per cento ha paura di attacchi terroristici.
Il 49% teme una penuria di materie prime.</ul>
Queste cifre sono rimaste pressoché immutate rispetto al 2002.

Pericolo di guerra?

Nel 2004 sono invece meno del 10% i cittadini elvetici che credono all'entrata in guerra della Svizzera nei prossimi cinque anni. Nel 2000 erano era ancora in molti: il 28% temeva un conflitto convenzionale, il 18% una guerra con armi atomiche.

Malgrado ciò gli Svizzeri si dimostrano affezionati al loro esercito, ritenuto indispensabile dal 71% degli interrogati. A loro avviso i militari servono alla difesa ma anche e soprattutto alla prevenzione di attacchi terroristici (86%). Sono indispensabili anche nella sorveglianza delle frontiere (83%) e per interventi in caso di catastrofi all'estero (79%).

Il 75% accetta anche l'impiego dei militari in occasione di raduni internazionali, e per gran parte di essi questo è possibile anche con l'aiuto di rinforzi provenienti dall'estero, come successo a Ginevra durante il G8.

Il 53% inoltre, è d'accordo con l'impiego di militari svizzeri all'estero per operazioni di pace, a condizione che questi siano muniti di armi. I costi delle forze armate risultano comunque troppo elevati per il 50% (nel 2002: 43%).

Identità neutrale

È in continua ascesa di consensi dagli anni Novanta anche la neutralità, soprattutto nelle giovani generazioni. Solo il 13% infatti riesce ad immaginarsi una Svizzera non neutrale, mentre per il 49% questo sarebbe impensabile.

Nove persone su dieci poi, vorrebbero proibire tutte le manifestazioni che incitano alla violenza o che mettono in pericolo la sicurezza pubblica. Forse anche perché per il 54% le dimostrazioni pubbliche sono diventate più pericolose.

Lo studio è stato condotto dall'istituto di ricerche gfs di Zurigo, che in collaborazione con cinque altri partner, lo scorso febbraio ha interrogato 714 persone sul tema sicurezza e difesa. Questo tipo di sondaggio è effettuato ogni anno già dal 1988 per quel che riguarda la sicurezza e dal 1993 in materia di esercito.

swissinfo e agenzie

In breve

UNIVOX è uno studio di lunga durata della società svizzera, curata dall'istituto gfs.zürich di Zurigo. Dal 1986 al 1999, lo studio è stato condotto annualmente, dal 2000 il ritmo è biennale.

Per questo studio sulla percezione del pericolo e sul sentimento di sicurezza, condotto nel 2004, sono state interpellate 714 persone della Svizzera tedesca e francese.

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