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Grande attesa in Ticino per le elezioni italiane

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La lunga campagna elettorale italiana ha avuto un forte impatto anche nel Cantone. La vicinanza geografica, un'economia sempre più integrata con la Lombardia e la risonanza mediatica del duello Rutelli- Berlusconi hanno accresciuto di giorno in giorno l'interesse e la curiosità sull'esito del voto di questa domenica. E gli effetti del risultato che scaturirà dalle urne si faranno sentire pure in Ticino.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 maggio 2001 - 11:58

Il duro confronto tra la coalizione di centro sinistra dell'Ulivo e La Casa delle Libertà ha diviso i partiti ticinesi. Schierati nettamente con il centro destra sono gli ambienti economici e finanziari. Scarso entusiasmo e partecipazione, invece, tra la comunità italiana residente nel cantone che conta quasi 90 mila persone. Solo un'esigua minoranza degli aventi diritto andrà a votare. Un'astensione di massa per una protesta spontanea contro la mancata concessione del diritto di voto all'estero, dopo quarant'anni di promesse.

In Ticino ad un governo guidato dall'ex sindaco di Roma Francesco Rutelli guardano con favore l'ala radicale del Plr, una parte dei popolari democratici e naturalmente socialisti e Verdi. Sostengono il leader di Forza Italia i liberali, larghe fette del Ppd, e in particolare la componente più vicina al mondo dell'economia, l'Udc e la Lega. Formazione quest'ultima che segue con particolare attenzione la traiettoria politica di Umberto Bossi che ha portato il leader della leghisti italiani di nuovo tra le braccia del Cavaliere di Arcore.

Per il movimento di Maspoli e Bignasca questa volta sono da escludere ribaltoni come quello che appena sette mesi dopo l'insediamento fece cadere il primo governo Berlusconi. Ma per gli esponenti di tutti gli altri partiti, Bossi resta l'incognita maggiore di un eventuale esecutivo di centro destra.

Per il Cantone non sono affatto indifferenti i nuovi scenari governativi della Penisola e soprattutto i futuri indirizzi di politica economica, finanziaria e fiscale. In questi ultimi anni il Ticino ha alimentato il suo rilancio competitivo anche con la forza trainante dell'economia delle regioni del Nord Italia e sfruttando intelligentemente il disagio degli imprenditori settentrionali per talune disfunzioni o inefficienze nei servizi alle imprese.

L'insediamento di molte aziende italiane soprattutto nel Luganese va letto pure in questa chiave così come la penetrazione sul mercato del nord di molte attività del terziario avanzato ticinese. La trama di scambi e relazioni con l'Italia s'infittisce sempre più, perciò le scelte che si faranno a Roma conteranno pure a Bellinzona.

Attualmente l'export verso la Penisola rappresenta quasi il 28% delle esportazioni totali del Cantone, mentre le importazioni coprono il 63,3% del fabbisogno locale. E la parte del leone nell'interscambio la fa la Lombardia che nel 2000 ha fornito da sola il 20% dell'export italiano. Attraverso la linea di confine passano, inoltre, corposi interessi comuni quali i nuovi collegamenti ferroviari veloci, l'organizzazione del trasporto merci su rotaia, la gestione del traffico pesante. In poche parole i collegamenti tra il nord e il sud Europa che proprio nell'area prealpina hanno i loro nodi cruciali da sciogliere in sede politica.

Altrettanto consistente è l'interesse della piazza finanziaria per la piega che potrà prendere la situazione nella vicina Repubblica. La vicinanza con quell'immenso serbatoio di risparmi e di capitali che è l'Italia è stata una delle carte vincenti per il settore bancario e finanziario. Ma sempre dall'Italia, o meglio dal governo di centro sinistra sono pure arrivati i più duri richiami verso la Svizzera e il Ticino per una più energica lotta al contrabbando e all'evasione fiscale.

Basta ricordare le rampogne dei ministri Ottaviano Del Turco e Vincenzo Visco per le quali si è rasentato persino l'incidente diplomatico. Il Ticino della finanza auspica, quindi, un radicale cambiamento nella politica di Roma che è stata in prima fila nel voler inserire la Confederazione nella lista nera dei paradisi fiscali.

La spettacolarizzazione del confronto tra Rutelli e Berlusconi per la prima vera campagna elettorale all'americana, anche se condita nella salsa tricolore degli insulti da cortile, non è riuscita, però, a coinvolgere la comunità italiana del Cantone. Difficile del resto seguire bene l'evoluzione di un quadro politico in cui si affollano una cinquantina di partiti e dal quale tutto sommato gli emigrati si sentono ormai lontani.

«La gran parte di noi non andrà a votare» afferma deciso Nando Ceruso, responsabile del settore lavoratori stranieri dell'Organizzazione cristiano sociale ticinese. «Con il diritto di voto all'estero ci hanno beffato ancora una volta. Come se non bastasse in questa canea elettorale fatta d'insulti più di che di programmi non si è sentita una sola parola sui nostri emigrati che, è bene non dimenticarlo, tra rimesse e uscite indotte garantiscono all'economia nazionale 80 mila miliardi di lire l'anno» aggiunge Ceruso che è anche segretario dell'Unione popolo sardo, un movimento autonomista che a Lugano ha uno dei suoi centri più attivi all'estero.

Secondo Ceruso vincerà la Casa delle Libertà sfruttando a fondo la voglia di cambiamento che ormai si respira dappertutto. Un rischio che la vecchia emigrazione rossa sente come molto concreto e che l'ha spinta in qualche modo a mobilitarsi per il voto. Tuttavia senza slanci eccessivi.

Anche per Sebastiano Turnaturi, presidente del Comitato italiano all'estero per il Locarnese, saranno veramente pochi quelli che torneranno nei comuni di origine per recarsi alle urne. «C'è parecchia indignazione per il fatto che anche questa volta non si potrà votare all'estero ed è aumentata la disaffezione per i partiti che ora solo in pochi riescono a capire.

Su 7-8 mila aventi diritto al voto nella nostra circoscrizione sono state appena 50 le richieste che ci sono pervenute per il rimborso dell'autostrada. Ammesso che qualche altro centinaio di connazionali andrà giù in treno si arriverà ad un massimo di 300 persone decise a votare. Il che è veramente poco». Per gli italiani residenti all'estero la politica in patria si riduce sempre più alla scelta di un canale televisivo.

Libero D'Agostino

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