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Guerra aperta al lavoro nero

L'edilizia è uno dei settori in cui la percentuale di lavoro nero è più alta

(Keystone Archive)

Il Consiglio federale ha presentato un progetto di legge che prevede snellimenti amministrativi, ma anche un inasprimento dei controlli e delle sanzioni.

"Il lavoro nero è una piaga sociale, che minaccia la protezione dei lavoratori, distorce la concorrenza e provoca importanti perdite per le assicurazioni sociali e per le casse dello Stato", ha osservato Pascal Couchepin. Secondo il ministro dell'economia, benché il fenomeno in Svizzera non abbia raggiunto ancora livelli drammatici, è giunto il momento di adottare le misure necessarie per impedirne un ulteriore diffusione. Soprattutto l'adozione di multe parecchio più salate, fino ad 1 milione di franchi, dovrebbe costituire in futuro un efficace deterrente.

In base alle più recenti stime, nel 2001 l'economia sommersa elvetica avrebbe fatturato circa 37 miliardi di franchi, pari al 9,3% del PIL. Una cifra relativamente contenuta se paragonata a quella di paesi come la Grecia (mediamente il 28,7%) o dell'Italia (27,1%). Nonostante la Svizzera si situi tuttora in coda nella classifica nell'area OCSE, negli ultimi dieci anni il fenomeno ha conosciuto una notevole crescita: la media nel 1989/1990 si assestava ancora al 6,7%.

Sulla carta, gli strumenti per combattere il lavoro nero esistono sia a livello cantonale sia a livello di operatori economici, ma a difettare è l'esecuzione. Alle diverse forme con cui il fenomeno si presenta, che va dall'impiego di clandestini alla non dichiarazione di attività lucrative fino al lavoro nel tempo libero, corrisponde una pluralità di leggi e di autorità competenti. Una situazione che ha come risultato la mancanza di un controllo sistematico e della necessaria coordinazione, che a sua volta determinano una certa tolleranza e clemenza da parte delle autorità politiche e giudiziarie.

"L'obiettivo del nuovo progetto di legge è di essere efficaci senza per questo istituire uno stato poliziesco", ha spiegato Couchepin. Il governo intende colmare le lacune con un pacchetto di quattro misure, sia sul fronte dell'incitazione sia su quello della repressione. Attraverso uno snellimento burocratico si vuole facilitare la dichiarazione di attività economiche di portata limitata, come ad esempio i lavori nelle economie domestiche. I cantoni saranno tenuti a designare organismi di controllo con competenze rafforzate, di cui potranno fare anche le parti sociali, una soluzione già adottata da molti cantoni. I dati raccolti dovranno essere messi in rete per facilitare lo scambio di informazioni.

Il progetto preconizza inoltre un deciso giro di vite in materia di sanzioni. In caso di recidiva, nei casi più gravi può la multa potrebbe arrivare fino al milione di franchi e a 5 anni di prigione per il datore di lavoro, mentre i lavoratori potranno essere obbligati a rendere fino al doppio delle indennità indebitamente percepite dalle assicurazioni sociali. Il governo ha inoltre introdotto una nuova sanzione, concernente soprattutto il settore della costruzione: l'impresa che si sarà macchiata di una grave violazione potrà essere esclusa per una durata di cinque anni dal mercato degli appalti pubblici.

Il ministro dell'economia non si è fa illusioni sugli effetti dei nuovi provvedimenti, consapevole del fatto che nonostante tutti gli sforzi il lavoro nero non potrà ma essere estirpato, e del resto in determinate circostanze può anche essere sopportato. Nel caso di una donna di pulizia che non dichiara qualche lavoretto si può anche chiudere un occhio, ha fatto capire Couchepin, che ha invece sostenuto un'applicazione delle sanzioni "senza pietà" contro chi fa del lavoro nero un'attività sistematica sfruttando i lavoratori.

Luca Hoderas

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