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Hollywood premia anche la maestrìa svizzera

Oscar anche all'italo svizzero Pietro Scalia, per il montaggio di "Blackhawk Down"

(Keystone Archive)

Da Hollywood l'Oscar della migliore attrice a Halle Berry, 33 anni, protagonista di "A Monsters Ball" dello svizzero Marc Forster.

Un vero successo per il primo grande film di Forster, sostenuto da un "piccolo" budget da grande casa di produzione, che si è rivelato una scommessa vincente anche al botteghino. Racconta la relazione tra una guardia carceraria bianca e la vedova di colore di un condannato a morte. A soli 32 anni, il regista dispone già di un enorme credito. I critici gli attestano grande capacità di guida degli attori e un occhio particolarmente affinato che riesce a dare al film una completezza vera.


La carriera di Forster è una classica storia americana. Dopo la maturità, ha abbandonato Davos per frequentare una scuola a New York. Da lì, il passo verso l'altra costa è stato semplice e il successo vicino. Nel 2000 il suo lungometraggio "Everything Put Together" ha vinto il Festival Sundance. Dopo l'onore della critica si sono aperti i libretti degli assegni e gli studi cinematografici di Hollywood.

Il cinema svizzero non è normalmente presente in campo internazionale. Eccezione singolare di inizio anni novanta: "Il viaggio della speranza", di Xaver Koller, premiato come miglior film straniero.

Onori anche per un italo-svizzero

Ma l'edizione del 2002, oltre a Forster, ha messo in prima fila anche lo specialista del montaggio Pietro Scalia, pure lui attivo negli Stati Uniti.

Con il 42enne Pietro Scalia, un italiano della seconda generazione trapiantato in Svizzera, in prima fila un contributo tecnico che normalmente si nasconde dietro le quinte. La carriera dell'italo-svizzero si è svolta in gran parte oltre oceano. Adesso, dopo la vittoria dell'Oscar per il suo montaggio di "Black Hawk Down", ha già in tasca un contratto per la postproduzione del prossimo film di Oliver Stone.

«Black Hawk Down» racconta la ricostruzione della sanguinosa battaglia combattuta dalle truppe americane nel 1993 per le strade di Mogadiscio e orgoglio dell'America che mostra i muscoli, oltre alla statuetta del montaggio ottiene anche quella del sonoro.

Premiata anche una coproduzione ticinese

Da segnalare anche l'Oscar andato al miglior film straniero, vinto dal film bosniaco No man's land, un'amara satira sulla guerra. La pellicola è stata coporodotta dalla Fondazione monte cinema verità. cui ha partecipato la casa di produzione Fabrica di Marco Müller, ex direttore del Festival del cinema di Locarno.

Meno bene del previsto per il "Signore degli anelli"

Complessivamente, si può dire che ha vinto «A beautiful mind» con quattro Oscar tutti importanti e ha deluso invece il superfavorito «Il Signore degli Anelli: la Compagnia dell'Anello» che delle tredici nomination si porta a casa solo quattro statuette e tutte molto tecniche (fotografia, trucco, effetti visivi e colonna sonora).

Ma va anche peggio al film francese «Amelie» che, pur essendo superfavorito come miglior film straniero, pur correndo con cinque nominations alla fine non vince nulla. Va male poi a «Moulin Rouge» che ottiene solo due oscar (scenografia e costumi) su ben otto candidature.

Grandi sconfitti nella categoria attori protagonisti primo su tutti Russel Crowe, vincitore annunciato e alla terza nomination consecutiva, che pur vedendo il suo film prevalere nelle principali categorie manca il risultato personale.

Anche su fronte delle migliori attrici questa volta i Golden Globe non sono stati profetici. La Kidman e la Spacek che erano state premiate dai Globe si trovano a essere battute da Halle Berry che insieme a Denzel Washington con il premio per il miglior attore protagonista e quello alla carriera a Sidney Poitier creano un'inedita terna di attori di colore vincenti.

Sarà deluso anche Robert Altman che molti davano in pole position per l'Oscar alla regia. Il suo «Gosford Park» su sette nominations ne ottiene solo una: quella andata a Julian Fellowes per la sceneggiatura originale.

swissinfo


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