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Hormonorium: architettura fisiologica

Hormonorium: ha le dimensioni di una piscina e il clima d'alta montagna

(swissinfo.ch)

Il Padiglione svizzero all'ottava Mostra internazionale d'architettura di Venezia sembra un laboratorio della Nasa.

In una sala di un bianco abbagliante il visitatore respira aria rarefatta che riproduce le condizioni climatiche dell'alta montagna.

Sconsigliato l'ingresso ai malati di cuore

La scena all'ingresso del padiglione svizzero nei giorni dell'inaugurazione: gente in coda che aspetta il proprio turno. Si entra a gruppi di 3 o 4 dopo aver indossato un paio di copri-scarpe azzurri che sembrano cuffie da bagno, quelli che si usano negli ospedali per accedere alla sala operatoria.

La precauzione viene presa per non sporcare il pavimento dell'installazione, che deve restare immacolato. Ma chi ha già fatto l'esperienza di entrare in un reparto di cure intensive, comincia a provare una certa ansia da ospedale.

La montagna invisibile

In coda, mentre attendiamo pazientemente, leggiamo sul prospetto che gli organizzatori declinano ogni responsabilità in caso di malore. Segue una lista di "indicazioni e controindicazioni" alla visita al Padiglione. Sconsigliata a chi soffre di malattie cardiovascolari, polmonari, chi ha subito di recente un intervento chirurgico e alle donne in stato di avanzata gravidanza. Più tardi Décosterd e Rahm mi diranno che in realtà le norme di sicurezza sono elevatissime: nessuno corre dei veri rischi.

E finalmente ci siamo: 600 neon fluorescenti della potenza di migliaia di lux illuminano il pavimento e riverberano sulle pareti e sul soffitto: l'effetto è davvero simile a quello che si prova uscendo da una teleferica in una stazione sciistica. Si resta abbagliati dal bianco intenso.

Effetto dopante naturale

La luce riproduce lo spettro solare e stimola il sistema endocrino e neurovegetativo. L'aria è rarefatta e ricca di azoto. Nell'Hormonorium ci si abbronza, ci si rilassa, si può provare una leggera euforia e ci si procura un effetto di "doping" naturale.

Con una permanenza superiore ai dieci minuti, aumenta ad esempio la concentrazione di globuli rossi nel sangue e migliora l'umore e il rendimento fisico (il famoso EPO, che i ciclisti senza scrupoli si procurano chimicamente).

L'architettura e le biotecnologie

"Non lavoriamo tanto sulla superficie dello spazio, ma sullo spazio stesso." Dice a swissinfo Philippe Rahm. "Ci interessava il tema, sempre più attuale nella società moderna, della biotecnologia e della genetica. Abbiamo cominciato quindi a lavorare con i migliori specialisti di queste discipline in Svizzera."

I progetti finora realizzati dal duo, sono stati creati nell'ambito di esibizioni in musei e fondazioni. Il mondo dell'arte, al contrario dell'architettura è libero da coercizioni come la funzionalità, ma è altrettanto, se non più avido di idee innovative e rivoluzionarie.

La questione etica della trasformazione dell'uomo

La domanda sorge spontanea: quando, realisticamente parlando, sarà possibile in futuro entrare in uno spazio pubblico, come Hormonorium? Una metropolitana in cui l'aria e la luce artificiale ripristinano l'energia vitale invece di stressarci? Un sottopassaggio in cui respirare in piena città l'aria pura di montagna?

"Come per le biotecnologie, il nostro lavoro è legato alla trasformazione della natura umana e solleva dunque delle questioni morali. Aspetti che non sono chiaramente definiti. Modificare il funzionamento ormonale tocca una dimensione di libertà dell'individuo molto importante. Non siamo sicuri che la società sia pronta a questo passo, né che sia giusto farlo", risponde Philippe Rahm.

Pubblico/privato

Uno spazio pubblico come Hormonorium resta perciò ancora un'utopia, al di fuori di una mostra come quella di Venezia. Più facile iniziare con uno spazio privato. Infatti, in questo momento, il duo di architetti sta lavorando su un progetto di abitazione privata di un artista francese in cui viene riprodotto il clima di Tahiti.

Non solo i fiori e le piante importate, ma il sistema di ventilazione e d'illuminazione riproducono esattamente le condizioni climatiche dell'isola polinesiana. Senza ninnoli e decorazioni da rivista d'arredamento di lusso, in cui viene rappresentato romanticamente l'ambiente marino. Anche in questo progetto un clima, un'architettura da respirare, più che da vedere.

swissinfo, Raffaella Rossello

Fatti e cifre

Biennale d'architettura di Venezia: 8/9-3/11 2002
livello d'ossigeno ridotto dal 21% al 14,5%
spazio rarefatto come a 3000 metri d'altitudine
600 tubi fluorescenti biolux, contenent raggi UV A e UV B
potenza: 7.000 lux
effetti positivi sul sistema endocrino e neurovegetativo
possibile leggera euforia

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In breve

I due architetti scelti dall'Ufficio federale della Cultura per rappresentare la Svizzera alla VIII Biennale d'architettura di Venezia, Philippe Rahm (1967) e Jean-Gilles Décosterd (1963) hanno studiato architettura al Politecnico federale di Zurigo e di Losanna. Premiati in numerosi concorsi pubblici in Svizzera (Saint-Sulpice 1996, Giardini a La Neuville 2000, Nyon 2002,...), hanno partecipato a svariate esposizioni negli Stati Uniti e in Europa (tra questi: il Purple Institute di Parigi, il Moma di San Francisco e il Whitneybiennial di New York).

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