I bambini hanno il diritto di dire «no»

Alcuni pannelli del percorso "Il mio corpo mi appartiene!" ASPI

«Il mio corpo mi appartiene!»: è il titolo di un percorso interattivo che aiuta i bambini a sviluppare in modo ludico la capacità di opporsi alla violenza sessuale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 febbraio 2006 - 08:01

Con questa campagna nazionale, l'Associazione svizzera per la protezione dell'infanzia si rivolge per la prima volta alle scuole elementari.

«Il mio corpo mi appartiene»: si intitola così il percorso interattivo per sensibilizzare i bambini in età scolastica al problema degli abusi sessuali, ideato dall'Associazione svizzera per la protezione dell'infanzia (ASPI).

Per l'ASPI «la consapevolezza protegge dagli abusi sessuali» ed è proprio per aumentare questa consapevolezza che l'associazione ha lanciato la campagna. È la prima volta che un'operazione del genere si rivolge a fanciulli di 7-10 anni.

Sperimentazione

La campagna di prevenzione, presentata nei giorni scorsi a Berna, si indirizza ai ragazzi dalla seconda alla quarta elementare. Attualmente il progetto è in fase di sperimentazione.

Scopo principale del percorso interattivo - composto di sei tappe - è di rendere i bambini consapevoli del fatto che possono decidere che tipo di contatto sono disposti ad accettare. I piccoli devono conoscere bene il loro corpo, essere in grado di riconoscere un'aggressione sessuale e, infine, riuscire ad esprimere a parole quanto successo. Perché ci sono «segreti buoni» e «segreti cattivi» e cercare aiuto non è un segno di debolezza.

In un primo tempo la campagna sarà testata a Berna, nella scuola del quartiere di Kirchenfeld, poi seguiranno progetti a Basilea Campagna, Zurigo e San Gallo. In seguito il materiale sarà messo a disposizione anche delle altre scuole della Svizzera. Obiettivo dell'ASPI è di presentare il percorso a 1000 classi in tutto il paese entro la fine del 2007.

La consapevolezza rende più forti

«I bambini informati, che si sentono forti e sicuri», scrive l'ASPI, «riescono a riconoscere le aggressioni a sfondo sessuale e ad opporvisi». Il lavoro di prevenzione si sarebbe limitato troppo a lungo al consiglio di non accettare caramelle dagli sconosciuti.

In questo modo i bambini sarebbero stati confrontati con paure diffuse e, peggio, sarebbero stati ingannati. La verità è che nella maggior parte dei casi, gli abusi sessuali avvengono all'interno delle famiglie o sono l'opera di persone conosciute e frequentate dai bambini.

Nel 1997 a Ginevra è stato eseguito un sondaggio presso 1130 giovani. Il 34% delle ragazze e l'11% dei ragazzi aveva subito degli abusi sessuali prima del sedicesimo anno d'età.

Questo, ha detto Andrea Burgener Woeffray, presidente dell'ASPI – è un problema che «riguarda tutti», un delitto nei confronti del quale deve vigere la tolleranza zero.

swissinfo e agenzie

In breve

A livello internazionale, i diritti del fanciullo sono sanciti dall'omonima convenzione delle Nazioni unite, in vigore dal 20 novembre 1989.

Tutti i paesi del mondo – ad esclusione della Somalia e degli Stati uniti – hanno ratificato la convenzione. La Svizzera ha ratificato il testo nel 1997.

Ogni 5 anni, la Svizzera è tenuta ad inoltrare all'ONU un rapporto sui progressi fatti in materia di diritti dei fanciulli. Il primo è stato inoltrato nel 2002.

L'Unicef ha rimproverato alla Svizzera di non fare abbastanza per proteggere i bambini dalla violenza, soprattutto da quella domestica.

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Fatti e cifre

Non esistono statistiche precise sugli abusi sessuali in Svizzera. Gli specialisti ritengono che tra gli uno e i sedici anni ne siano vittima una ragazza su tre/quattro e un ragazzo su sette/otto.
Uno studio condotto a Ginevra nel 1997 parlava del 34% delle ragazze e dell'11% dei ragazzi.
Gli abusi sessuali su minori vengono commessi perlopiù da famigliari o conoscenti.

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