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I bambini non sono giocattoli per turisti

La prevenzione permette di salvare dei bambini, come questa ragazzina reduce da un bordello cambogiano

(Keystone Archive)

Nel mese di gennaio, in un cinema svizzero su tre passa uno spot per la prevenzione del turismo sessuale di carattere pedofilo.

Lo stesso spot che passa su tutti i voli a lungo raggio di Air France. Ma non su quelli di Swiss.

«C’è ancora gente che crede che lo sfruttamento sessuale dei bambini non sia punibile all’estero», esclama Katrin Hartmann, dell’Associazione svizzera per la protezione dell’infanzia (ASPI). Perciò è necessario ricordare «che la pedofilia è altrettanto punibile in Svizzera che in quei paesi».

L’ASPI, che gestisce il Servizio ECPAT svizzero, l’organizzazione mantello europea che lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini, ha lanciato una campagna di prevenzione nei cinema svizzeri, che si basa sullo spot diffuso sui velivoli a lungo raggio di Air France fin dal 1999.

Dieci anni di sensibilizzazione

Si tratta della prima campagna lanciata dall’ASPI negli ultimi cinque anni, anche se nell’ultimo decennio il pubblico è stato comunque molto sensibilizzato su questa problematica. In parte anche grazie alle misure adottate dalle autorità e dagli operatori turistici, che si sono rapidamente occupati della questione.

Cosa che non si può dire della compagnia aerea svizzera Swiss, e nemmeno degli aeroporti svizzeri.

Le compagnie aeree

Tre anni or sono, l’ECPAT aveva preso contatti con Swissair, proponendole lo spot di prevenzione. E ne era scaturito un accordo di principio, come ricorda Jean-Claude Donzel, portavoce della compagnia, secondo il quale gli spot sarebbero stati diffusi sui voli per le Filippine, la Tailandia e il Brasile, le tre destinazioni più sensibili.

Ma dopo il fallimento di Swissair, la campagna di sensibilizzazione non è stata ripresa dalla nuova compagnia aerea Swiss. «Perché non siamo stati contattati», precisa Donzel, secondo il quale «non spetta a una compagnia commerciale prendere iniziative del genere». Un atteggiamento condiviso dagli aeroporti internazionali di Zurigo e Ginevra.

L’esempio di Air France

Altre compagnia aeree europee agiscono però diversamente. Air France, Lufthansa e Sabena hanno tutte diffuso, per periodi più o meno lunghi, lo spot dell’ECPAT. Anzi, Air France, per esempio, non ha mai sospeso la sua campagna di prevenzione, che d’altronde non si limita ai voli verso le destinazioni sensibili.

D’altro canto, specifica un addetto stampa di Lufthansa, è molto importante sensibilizzare i clienti al momento della scelta della destinazione. Perché quando oramai si trovano nell’aereo, è praticamente troppo tardi.

Agenzie di viaggio in prima linea

In Svizzera, l’iniziativa sembra dunque riservata alle agenzie di viaggio, che negli ultimi anni hanno condotto diverse campagne di prevenzione. Distribuendo, per esempio, etichette per i bagagli, in cui si ricorda che i bambini non sono «curiosità locali» da poter comperare. E anche le guide, sia svizzere che autoctone, nel corso della loro formazione vengono sensibilizzate su questa problematica .

In tal modo le agenzie svizzere di viaggio, adottando il codice etico che prevale in Europa, hanno aderito alla carta dell’ECTAA, il raggruppamento delle agenzie di viaggio dell’Unione Europea.

«Per di più, anche nei cataloghi e nei documenti distribuiti ai viaggiatori figurano chiari avvertimenti in materia», dichiara Roland Schmid, portavoce di Tui Svizzera.

Inoltre, gli operatori turistici si sono pure impegnati a non più collaborare con gli alberghi che sostengono questo genere di commercio. Per questo, effettuano inchieste in loco o si basano su eventuali segnalazioni da parte di clienti. «Ma non è capitato spesso», ammette Roland Schmid, «tutt’al più una decina di anni or sono, quando il settore turistico ha cominciato a rendersi conto del problema».

Denunce

Da un anno a questa parte, la Federazione svizzera delle agenzie di viaggio (FSAV) va anche oltre, chiedendo alle guide di denunciare quei clienti che si interessano in modo sospetto ai bambini. «Ma in un anno, non è ancora stato segnalato nessun caso», ammette Walter Kunz, della FSAV, lasciando così intravedere le difficoltà legate al controllo della prostituzione infantile .

D’altronde bisogna ammettere che, pur viaggiando in gruppo, è oltremodo difficile sapere cosa fanno individualmente i singoli turisti. E i pedofili, anche se occasionali, sono generalmente ben informati anche prima della partenza.

Per questo, Katrin Hartmann spera che gli spot di prevenzione possano ancora dissuaderne qualcuno. A condizione, beninteso, che vengano diffusi negli aerei.

swissinfo, Anne Rubin (traduzione a adattamento; Fabio Mariani)


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