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I banchieri svizzeri al contrattacco

Urs Roth ha affermato che l'OCSE ha messo in dubbio la propria credibilità

(Keystone)

I banchieri svizzeri accusano l’Unione europea di ritardi sul controverso dossier della tassazione del risparmio.

Messa in dubbio anche la credibilità dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico OCSE, accusata di dare sulla Svizzera giudizi politici e non tecnici.

L’Associazione svizzera dei banchieri (ASB) mette in guardia il governo elvetico sull’applicazione unilaterale delle misure previste sulla fiscalità del risparmio, se l’UE non dovesse essere pronta per la loro entrata in vigore nel 2005.

Secondo Urs Roth, presidente dell'associazione: “È chiaro che la Svizzera dovrebbe essere pronta per quella data, mentre poco o nulla è stato fatto negli altri paesi”.

“Imploriamo le autorità elvetiche di non voler fare gli scolari modello, mettendo la Svizzera in una posizione di svantaggio rispetto agli altri paesi” ha aggiunto Roth.

I suoi commenti appaiono sul rapporto pubblicato in occasione della riunione annuale dell’associazione mantello dei banchieri svizzeri, prevista per venerdì 19 settembre. Per l’occasione il presidente Georg Krayer terminerà il suo mandato durato 11 anni.

La lunga battaglia in difesa del segreto bancario

La Svizzera si era accordata con l’Unione Europea sulla tassazione del risparmio di cittadini Ue non residenti con un conto bancario in Svizzera. L’accordo era giunto dopo una lunga battaglia tra Berna e l’Unione europea, che voleva che la Svizzera si adeguasse al sistema fiscale europeo, di fatto mettendo in pericolo il segreto bancario elvetico.

L'intesa prevede, a partire dal primo gennaio 2005, un sistema di scambio di informazione sui cittadini non residenti per consentire la tassazione dei guadagni nel paese di origine.

Austria, Lussemburgo e Belgio avevano ottenuto di conservare il loro segreto bancario, instaurando un sistema progressivo di ritenuta alla fonte (15 per cento nel 2005, 20 per cento nel 2008 e 35 per cento a partire dal 2011), a condizione che i paesi terzi come la Svizzera, Monaco o il Liechtenstein accettino di applicare la medesima tassazione.

Il tempo stringe

Anche se l’accordo è stato raggiunto, i banchieri svizzeri stanno perdendo la pazienza con i paesi europei accusati di trascinare i piedi nel finalizzare i dettagli dell’accordo.

“Gli ‘eurocrati’ di Bruxelles hanno semplicemente considerato chiusa la faccenda e se ne sono andati tranquillamente in vacanza, senza pubblicare il testo ufficiale, né ufficializzare la firma dell’accordo” ha detto Roth.

"Di conseguenza il governo elvetico non può presentare la proposta di accordo al parlamento svizzero”.

Secondo Roth, i banchieri svizzeri faranno di tutto affinché i paesi europei rispettino gli impegni presi. Roth ha sottolineato che l’applicazione delle misure da parte delle banche svizzere costerà “centinaia di milioni di franchi”, e ha fatto notare che la Svizzera sta facendo il lavoro di base anche per le autorità fiscali straniere.

Pratiche fiscali dannose

Ma Roth ha anche puntato il dito contro l’OCSE, che vuole censurare la Svizzera per “pratiche fiscali dannose”, mossa che potrebbe gettare fango sul buon nome della Svizzera, facendone una specie di paria della tassazione.

L'OCSE è ancora credibile? Si chiedono i banchieri svizzeri, che giudicano che in questo caso l’organizzazione con sede a Parigi dia giudizi non più solo tecnici e scientifici a proposito della Svizzera, ma marcatamente politici.

"Certi stati con un pesante carico fiscale cercano attraverso l’OCSE di legittimare la propria politica fiscale, facendo pressione su quella praticata da altri stati".

Secondo Roth è evidente che la Svizzera deve difendersi con veemenza contro queste manovre, che mettono in pericolo il suo diritto all’autodeterminazione.

Le riflessioni del presidente uscente

Georg Krayer, che sarà sostituito alla presidenza dal banchiere privato ginevrino Pierre Mirabaud, si è profilato negli anni ’90 come difensore delle banche svizzere durante la crisi dei beni in giacenza delle vittime dell’olocausto.

Giovedì ha fatto qualche riflessione su quella dolorosa pagina della storia elvetica, dicendo che non è sicuro che la vicenda abbia reso i banchieri più morali e più saggi anche per il futuro.

“Vorrei solo far notare che cinque anni dopo la conclusione dell’accordo solamente un ottavo degli indennizzi è stato versato ai beneficiari”, ha detto tra l’altro.

“La battaglia combattuta in nome della moralità è stata anche una battaglia per attirare l’attenzione”.

swissinfo, Jacob Greber, Zurigo
adattamento Raffaella Rossello

In breve

I banchieri svizzeri dicono che i paesi europei sono in ritardo nella finalizzazione delle misure di accompagnamento previste dall'accordo sulla fiscalità del risparmio.

L'associazione dei banchieri svizzeri sostiene inoltre che alcuni paesi europei stanno facendo pressione sull'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) perché metta la Svizzera sulla lista dei paesi che compiono pratiche fiscali dannose.

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