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I camionisti italiani sfidano la Svizzera

(Keystone)

Le difficoltà sulla A2 esasperano i camionisti italiani che intendono protestare bloccando diversi valichi doganali. Senza sostegno dai colleghi svizzeri.

La Federazione degli autotrasportatori italiani (FAI) si prepara ad usare la forza. Mercoledì e giovedì sono previste delle manifestazioni contro la politica dei trasporti svizzera. Si parla di blocchi di diversi valichi, tra i quali anche Chiasso-Brogeda e Stabio-Gaggiolo. Tali azioni dovrebbero tenersi su suolo italiano.

"Quotidianamente, gli autisti che attraversano l'Europa restano ore ed ore fermi in Svizzera. Ora saremo noi a bloccare il traffico per mostrare le conseguenze della politica elvetica sul traffico internazionale" spiega Giorgio Colato, presidente della FAI.

I camionisti italiani rivendicano la libera circolazione, diurna e notturna, attraverso lo spazio alpino. Una richiesta che stride di parecchio con le norme elvetiche. Norme, per ragioni di sicurezza, rese ancor più rigorose con la riapertura del tunnel autostradale del San Gottardo.

Le nuove misure introdotte, ad esempio il transito a senso alternato dei veicoli pesanti nel tunnel, se da una parte incrementano la sicurezza del traffico, dall'altra ne ostacolano la fluidità. Prima dell'incidente del 24 ottobre 2001 nella galleria del San Gottardo transitavano infatti fino a 5'000 camion al giorno. Dopo la controversa riapertura del tunnel non si è superata la soglia dei 3'000. Tutti in coda dunque, anche per 5 ore. E come si sa, code ed interminabili attese nelle aree di sosta, rincarano notevolmente il prezzo del trasporto su strada.

L'ASTAG disapprova

"In ultima analisi, blocchi e manifestazioni del genere vanno a tutto svantaggio degli importatori ed esportatori svizzeri. Se la protesta dovesse effettivamente scaturire in un blocco delle dogane, i camionisti in viaggio da e per l'Italia sarebbero impossibilitati a compiere il loro lavoro" dice a swissinfo Carlo Schmid, presidente all'Associazione degli autotrasportatori svizzeri (ASTAG). "Noi vogliamo poter viaggiare sulle strade, non bloccarle! Per questo motivo non condividiamo i metodi della FAI".

La condanna dell'azione italiana non significa però il pieno sostegno dell'ASTAG alla politica della Confederazione. Tutt'altro. In occasione della recente riunione di Soletta del suo comitato centrale, l'ASTAG ha deciso, come misura estrema, di valutare l'eventualità di congelare i versamenti della tassa sul traffico pesante. Sempre che la situazione viaria non migliori rapidamente.

Berna alla ricerca di soluzioni

Il Dipartimento federale dei trasporti sta intanto cercando ottimizzare la situazione al San Gottardo. Da lunedì il sistema di dosaggio dei camion è stato leggermente modificato per permettere di smaltire fino a 3'500 veicoli pesanti al giorno attraverso il tunnel.

Al Dipartimento si assicura che i suggerimenti sviluppati da associazioni di ogni tipo, tra cui anche l'ASTAG, saranno attentamente vagliati. Per Berna tuttavia, l'elemento fondamentale è e deve rimanere la sicurezza.

"Per quel che riguarda l'asse del Gottardo, intendiamo considerare in particolar modo le necessità dei trasportatori indigeni: chi collega il nord al sud dell'Europa dispone di percorsi alternativi, anche attraverso la Svizzera. Chi viaggia tra Lucerna e Bellinzona deve necessariamente transitare da Airolo" rileva Michael Gehrken, portavoce dell'Ufficio federale delle strade (USTRA).

"I giorni più tranquilli dell'anno"

Ed a proposito della protesta italiana? Come ci si sta preparando? "In collaborazione con le Polizie cantonali, nel caso di effettivo blocco alle dogane, i veicoli pesanti diretti in Italia saranno fermati ed ospitati nelle apposite aree di sosta lungo tutta l'A2" sottolinea Michael Gehrken.

La polizia stradale ticinese si attende addirittura un paio di giorni più rilassanti del solito: "Saranno i giorni più tranquilli dell'anno" rileva il tenente Guscio. "Con le dogane chiuse non avremo a che fare con il solito traffico. Non vediamo dunque particolari motivi di preoccupazione".

La situazione sembra dunque sotto controllo, almeno per quel che riguarda questo episodio. Si può dire lo stesso per la realtà quotidiana dei transiti sulla A2? Se la risposta fosse negativa, quanto ci vorrebbe prima della prossima manifestazione di protesta? E chi la organizzerebbe? Le scommesse possono già sin d'ora considerarsi aperte...

Marzio Pescia


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