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I colori del patriottismo

L'accessorio giusto, ma non solo in occasione della festa nazionale

(Keystone Archive)

Il paese riscopre i suoi simboli nazionali. Ma i discorsi politici per il primo agosto non sono più in primo piano. La Svizzera preferisce festeggiare se stessa.

Da mesi ormai la Svizzera urbana si tinge dei colori nazionali. Le magliette rosse con la croce bianca si incontrano ovunque. Lontani i tempi in cui solo il classico coltellino tascabile aveva i colori della bandiera; i gadget si sprecano, cogliendo - come ha registrato ultimamente la stampa nazionale - il nuovo spirito della generazione techno.

Ma cosa spinge molti giovani, spesso diciottenni o poco più, a vestirsi con i colori della patria? Una risposta univoca non c'è. Alcuni l'attribuiscono alla mania retrò, ad una passione per i simboli in genere. Simboli chiaramente privati del loro significato originale. Altri invece confermano una visione patriottica spontanea.

Il sociologo Ueli Windisch ritiene comunque che la moda segua un bisogno fondamentale: "La società non può avanzare dal niente; è necessario fare riferimento alle basi ereditate reinterpretandole. Credo che in questo paese sia necessario mobilitare tutte le energie e le capacità per definire una nuova visione del futuro". Per questo l'esperto non è sorpreso dal fenomeno, come nuova lettura di un elemento dell'identità.

Le bandiere per il primo agosto

In verità, dal 1891, il giorno in cui dare fiato all'orgoglio nazionale è il primo agosto, giorno delle festa nazionale. È questo il momento in cui ci si può sentire svizzeri fino in fondo e celebrare la patria con le bandiere, i discorsi e i fuochi d'artificio.

Il rito ultracentenario fonde diversi elementi: i tradizionali fuochi estivi di origine pagana, il riciclaggio ideologico del mito del 1291 come origine della Confederazione, il momento di gloria per i notabili locali che possono salire sul podio e decantare il proprio lavoro per la comunità. Ma è anche un'occasione sociale per festeggiare. E quest'ultimo elemento che sembra ormai dominante, mentre il resto serve al massimo da condimento.

Il vero giorno di festa

Dal 1993, grazie ad un'iniziativa popolare, il primo agosto è anche una giornata libera davvero. Dunque non ci si limita più agli atti ufficiali della serata: tutta la giornata è dedicata ai festeggiamenti. C'è lo spazio per un ponte, per le escursioni e per riti di tutti i tipi. Basti un esempio: la colazione dal contadino.

In diverse località, fra cui Basilea, i festeggiamenti vengono anticipati al 31 luglio. A seguire i tradizionali fuochi d'artificio sul Reno quest'anno si sono dati appuntamento in 100 mila. Lo stesso numero dello scorso anno, anche se nel 2001 non c'era la pioggia a tentare di guastare la festa nazionale.

A Locarno invece si tiene fede agli appuntamenti e il Festival del cinema inizia addirittura la proiezione in Piazza Grande solo a spettacolo pirotecnico ultimato.

Un po' ovunque i fuochi saranno al centro del programma. Anche il grande spettacolo a Expo.02 non fa eccezione. Si calcola che almeno 1'500 tonnellate di zolfo illumineranno i cieli svizzeri, creando anche problemi ambientali.

L'ufficialità ringiovanita

Malgrado tutto il primo agosto conserva ancora la sua veste ufficiale. Ma anche per chi rispetta il protocollo, quest'anno ci sarà una novità. In oltre 200 comuni saranno infatti dei giovani a tenere il discorso ufficiale. L'idea è partita dal Gruppo di lavoro delle organizzazioni giovanili elvetiche.

Il responsabile del progetto, denominato "01-08-02.ch", Pierre-Alain Perren, si è detto sorpreso per il successo dell'iniziativa, soprattutto perché "gran parte dei comuni hanno accolto da subito la proposta arrivata dai giovani con interesse e serietà".

Diverso il clima oltre frontiera. L'ambasciata di Berlino propone ancora una "giornata svizzera" straordinaria con un programma imponente, ma la partenza dell'ambasciatore Thomas Borer e della moglie Shawne potrebbe aver fatto passare la voglia ai berlinesi di condividere le passioni elvetiche. L'esportazione della festa continuerà probabilmente solo nei club elvetici sparsi nei vari paesi.

Paure e esortazioni

La festa dunque c'è ancora, come l'amor patrio, d'altronde. E c'è chi vede nella nuova moda rossocrociata dei giovani una sorta di riconquista dei simboli che non devono essere appannaggio del nazionalismo estremista. Una moda condivisa anche dalla sinistra che fino a poco tempo fa li rifiutava con decisione.

Lo spettacolo teatrale programmato a Expo.02 si annuncia invece ancora critico, promettendo di bruciare tutti i miti e tutte le bandiere. Ma nel suo discorso agli svizzeri dell'estero il presidente della Confederazione, Kaspar Villiger, riafferma le potenzialità del paese: "La Svizzera ha ancora molta forza. E noi ci troviamo di nuovo in una fase in cui ci sentiamo peggio di come stiamo in realtà". Il suo è un messaggio di ottimismo per il paese. Con o senza bandiere.

Daniele Papacella


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