I sindacati mettono in guardia contro InCentive

André Daguet (a sinistra) è contrario al controllo della Sulzer da parte di René Braginsky swissinfo.ch

Il Sindacato dell'industria, della costruzione e dei servizi (FLMO) si oppone decisamente alle scalata della InCentive alla Sulzer e invita casse pensioni e investitori istituzionali a non vendere le loro azioni alla finanziaria di René Braginsky.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 aprile 2001 - 16:17

Pur esprimendo pesanti critiche alla dirigenza attuale, i rappresentanti dei lavoratori mettono in guardia contro un'operazione che a loro avviso si tradurrebbe nello smantellamento puro e semplice del gruppo tecnologico di Winterthur (ZH). La InCentive Capital non rappresenta una alternativa degna di fiducia all'attuale dirigenza, ha affermato in una conferenza stampa a Zurigo André Daguet.

Il vicepridente della FLMO ha fatto in particolare appello alla responsabilità delle casse pensioni, che teoricamente dovrebbero rappresentare gli interessi dei lavoratori, chiamate a scongiurare una strategia che mira ai guadagni sul breve periodo. L'offerta finanziaria di InCentive è ridicola, gli ha fatto eco Oswald Ulrich, segretario sindacale per la regione di Sciaffusa/Winterthur. Non tiene infatti conto né del know how attuale dei dipendenti né del potenziale dell'impresa. Le 18 mila persone che nel mondo lavorano per il gruppo Sulzer sono a giusta ragione fiere delle loro prestazioni: non vogliono essere alla mercé di una società di partecipazioni.

Sebbene i sindacati siano ben lungi dall'essere soddisfatti del management e del consiglio di amministrazione attuali, ora sono costretti a difenderli: si tratta infatti di scegliere il male minore, ha continuato Ulrich. L'attuale dirigenza offre maggiori garanzie riguardo al futuro industriale del gruppo. Braginsky non può offrire alcuna alternativa ai dipendenti: non esiste una vera strategia industriale e ciò fa nascere il sospetto che il finanziere di Zugo voglia dividere il gruppo vendendone i singoli comparti.

Daguet ha infine sottolineato che i responsabili della situazione attuale sono proprio gli attuali dirigenti, che sull'arco di pochi anni hanno portato sull'orlo del fallimento quello che era un gioiello della storia industriale svizzera.

swissinfo e agenzie

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo