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Il "doping" dei materiali

Sergueï Bubka, il fuoriclasse che è riuscito più volte a volare sopra i 6 metri

(Keystone Archive)

Il Museo olimpico di Losanna rende omaggio ai progressi delle tecniche e dei materiali utilizzati per lo sport.

Molte prestazioni eccezionali degli sportivi e numerosi record non sarebbero stati possibili senza i miglioramenti conseguiti in questo campo.

Senza una nuova asta sintetica, Sergueï Bubka non avrebbe mai stabilito l'ultimo record del mondo nel 1994: 6 metri e 14 centimetri a Sestrière.

Nonostante una tecnica e una classe eccezionali, per eseguire questo salto, rimasto ineguagliato, il campione ucraino ha potuto approfittare anche del balzo da gigante compiuto dalla scienza dei materiali.

L'importanza di questa scienza nello sport viene illustrata con diversi esempi dall'esposizione "I materiali del successo", che si può visitare fino al 16 marzo del 2003 al Museo olimpico di Losanna.

"Un viaggio nel cuore della materia e delle proprietà straordinarie dei nuovi materiali, che permette di intravedere una faccia spesso nascosta dello sport" spiega Rachèle Caloz, responsabile delle esposizioni del Museo olimpico.

L'esposizione è stata organizzata in collaborazione con l'Istituto dei materiali del Politecnico federale di Losanna che, già da diversi anni, sta concentrando le sue ricerche anche nel settore dello sport. Tra l'altro, l'Istituto ha realizzato diverse componenti di Alinghi, la sfida svizzera alla Coppa America, la più prestigiosa competizione mondiale di vela.

Dal bambù alle fibre di carbonio

L'evoluzione del salto con l'asta è sicuramente esemplare per dimostrare i progressi realizzati negli ultimi decenni. Fino alla metà degli anni '60 - con aste fatte di bambù e poi di alluminio - nessun atleta aveva mai superato i 5 metri di altezza.

A quei tempi, neppure un fuoriclasse come Bubka avrebbe potuto fare molto meglio. Poi, grazie ai nuovi materiali compositi con fibre di carbonio, molto più elastici e dinamici, i limiti del salto con l'asta sono stati ritoccati verso l'alto di un buon 20%.

Compositi e polimeri

Il bisogno di mobilità è all'origine di numerosi progressi scientifici realizzati nel 20esimo secolo. Negli ultimi decenni, soprattutto l'industria aeronautica e spaziale ha messo a punto diversi nuovi materiali - come i compositi (formati da più componenti) e i polimeri (plastiche speciali) - che si sono poi diffusi anche nel settore dei trasporti terrestri e navali.

Frutto di nuovi assemblaggi o nuove composizioni chimiche, questi materiali si distinguono per le loro eccezionali caratteristiche a livello di resistenza, usura, elasticità, peso e via dicendo. Non potevano quindi non interessare anche il mondo dello sport, dove energie, mobilità e prestazioni vengono spinte al limite estremo.

Compositi, polimeri, leghe, fibre e strutture speciali si ritrovano in diversi "attrezzi" fondamentali dello sport: dagli sci alle racchette da tennis, dagli archi alle biciclette. In un caso come nell'altro, gli strumenti a disposizione degli sportivi sono diventati più solidi e nel contempo più leggeri, più resistenti ma anche più flessibili.

100 metri in 11"09

Nel 2000, Marlon Shirley ha corso i 100 metri in 11 secondi e 09 centesimi. Una prestazione discreta per un atleta, ma alquanto difficile da imitare per una persona normale.

Eppure Marlon Shirley non può essere considerato una persona normale: ha infatti stabilito questo primato mondiale correndo con una protesi alla gamba sinistra (il suo arto è stato amputato sotto il ginocchio).

Anche in questo caso, i materiali hanno compiuto passi da gigante: dalle protesi in legno di salice o tiglio ai compositi di leghe leggere, fibre di carbonio, resine e plastiche. Con due protesi quasi più mobili delle gambe di molte persone, nel 1996 Tony Volpentest ha superato il traguardo dei 100 metri in 11"36 secondi.

Un fenomeno di società

Adatta ad ogni pubblico, a cominciare dalle famiglie, l'esposizione "I materiali del successo" presenta spiegazioni interattive sull'origine e le caratteristiche dei materiali che si ritrovano anche in diversi altri settori della vita quotidiana.

Così, il visitatore ha, tra l'altro, l'occasione di scoprire i segreti delle microfibre idrofobe e idrofili - impermeabili all'acqua e permeabili alla traspirazione - che utilizzano gli sportivi, ma anche la maggior parte delle persone comuni.

"Il mondo dello sport non si limita a risultati e prestazioni" sottolinea Rachèle Caloz. "Per questo motivo, il Museo olimpico vuole cercare sempre più di far conoscere lo sport come fenomeno di società, con tutte le sue implicazioni che toccano anche la scienza e la cultura".

Armando Mombelli, swissinfo

Fatti e cifre

200'000 persone visitano ogni anno il Museo Olimpico di Losanna.
L'esposizione "I materiali del successo" è frutto della collaborazione con l'Istituto dei materiali del Politecnico federale di Losanna.
L'esposizione rimane aperta fino al 16 marzo 2003.

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