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Il CICR preoccupato per la sorte dei detenuti in Birmania

L'intervento dell'esercito ha provocato la morte di almeno una decina di manifestati in Birmania

(Keystone)

Il Comitato internazionale della Croce rossa (CICR) ha reso noto di essere "profondamente preoccupato" per il trattamento di migliaia di persone arrestate dopo le recenti manifestazioni pro-democratiche in Birmania.

L'organizzazione umanitaria sta cercando, finora senza successo, di aprire un dialogo con i dirigenti militari del paese asiatico per ottenere il permesso di visitare i detenuti.

"Siamo stati contattati da dozzine di famiglie preoccupate, che volevano sapere dove si trovano i loro parenti, arrestati o scomparsi", ha affermato il direttore delle operazioni del CICR Pierre Krähenbühl in una dichiarazione pubblicata sul sito internet dell'organizzazione umanitaria.

"Siamo quindi profondamente preoccupati per la sorte di migliaia di persone che sono state probabilmente imprigionate in relazione agli eventi delle ultime settimane in Birmania".

Le manifestazioni inscenate da monaci buddisti e da militanti pro-democratici alla fine di settembre sono state duramente represse dalla giunta militare al potere nel paese asiatico. Almeno una decina di persone hanno perso la vita in seguito all'intervento delle forze armate.

Nessun dialogo

Secondo le informazioni fornite da Krähenbühl, il CiCR sta ancora attualmente cercando di ottenere il permesso di visitare le persone arrestate per valutare le loro condizioni di detenzione e il loro trattamento.

Le autorità militari birmane si sono però rifiutate finora di aprire un dialogo con l'organizzazione umanitaria.

"Ci spiace che i nostri sforzi non abbiano finora prodotto alcun risultato tangibile, ma siamo determinati ad andare avanti", ha precisato il direttore delle operazioni del CICR.

L'organizzazione aveva progressivamente ridotto la propria azione umanitaria in Birmania dall'inizio del 2006, in seguito alle restrizioni imposte dalla giunta militare. Negli ultimi tempi le attività del CICR si sono concentrate soprattutto sulla riabilitazione fisica delle vittime di mine disseminate nel paese asiatico.

Condanna internazionale

Nel giugno scorso, il CICR aveva condannato energicamente le violazioni del diritto umanitario internazionale da parte della giunta militare birmana.

L'organizzazione umanitaria aveva reso noto di non aver ottenuto il permesso di visitare oltre un migliaio di detenuti politici, imprigionati dal 2005.

Nelle ultime settimane, anche numerosi governi hanno condannato la politica repressiva dei dirigenti militari birmani. Il Giappone ha annunciato di voler sospendere i suoi aiuti in seguito alla morte di un giornalista nipponico nel corso degli episodi di violenza avvenuti tra fine settembre e inizio ottobre.

L'Unione europea ha deciso di rafforzare ulteriormente le sanzioni imposte nei confronti della Birmania, mentre gli Stati uniti si sono espressi in favore di un'azione concertata contro la giunta militare.

Da parte sua, l'ambasciatore svizzero alla sede delle Nazioni unite di Ginevra, Blaise Godet, si è unito all'appello internazionale in favore del rilascio delle persone imprigionate durante le manifestazioni pro-democratiche delle ultime settimane.

swissinfo e agenzie

In breve

Ex colonia britannica, la Birmania (ufficialmente Unione del Myanmar dal 1989) ottiene l'indipendenza nel 1948. Un colpo di stato nel 1962 mette fine alla giovane democrazia.

Nei decenni seguenti la soppressione dei partiti politici e la repressione delle libertà isolano il paese dal resto del mondo.

Nell'agosto del 1988 la giunta militare soffoca con la forza una serie di proteste studentesche. I morti e i feriti si contano a migliaia.

In occasione delle elezioni libere del 1990, la Lega Nazionale per la Democrazia NLD (guidata dal premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi) ottiene oltre l'80% dei voti. La giunta rifiuta però di cedere il potere e arresta Aung San Suu Kyi ed altri leader dell'NLD.

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Svizzera e Birmania

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) raccomanda alla popolazione elvetica di rinunciare a viaggi in Birmania.

Se un soggiorno nel paese asiatico non è evitabile, i visitatori sono invitati a tenersi regolarmente informati tramite i media e a seguire le istruzioni delle autorità locali.

Il DFAE consiglia inoltre caldamente di tenersi a debita distanza in caso di manifestazioni per le strade delle città birmane.

Le autorità elvetiche hanno inoltre annunciato di essere continuamente i contatto con la comunità svizzera in Birmania. Attualmente una cinquantina di connazionali si trovano nel paese asiatico.

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