Il cioccolato svizzero si riprende dopo l'afa

I cittadini elvetici hanno consumato in media 11,6 chili di cioccolato nel 2004 Keystone Archive

L’industria cioccolatiera svizzera ha visto le sue vendite aumentare nel 2004, dopo i magri profitti causati dall’estate canicolare del 2003.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 febbraio 2005 - 11:00

Per i mesi estivi a venire, i fabbricanti svizzeri auspicano temperature più favorevoli al consumo della tipica leccornia a base di cacao.

Dopo una diminuzione che ha fatto seguito all’estate canicolare di due anni fa, i cittadini elvetici hanno nuovamente riscoperto la loro golosità per il cioccolato.

Durante l’anno scorso, i 18 fabbricanti svizzeri hanno
venduto 148'216 tonnellate di prodotti a base di cioccolato, un aumento del 6,1% rispetto il 2003.

La cifra di affari è progredita del 9,3%, attestandosi a 1,37 miliardi di franchi.

Oltre 11 chili per persona

Sul mercato nazionale, il consumo di cioccolato d'importazione nel 2004 è progredito per il quarto anno consecutivo.

Le vendite interne dei fabbricanti svizzeri – riuniti nell’associazione mantello Chocosuisse – hanno dal canto loro registrato un incremento del 2,3% a 69'845 tonnellate, per una cifra d’affari di 814 milioni di franchi (+ 6,8%).

Considerando anche i prodotti importati (ma escludendo la polvere di cacao o di cioccolato), ogni abitante ha consumato in media 11,6 chili di cioccolato.

Chocosuisse indica che “sono soprattutto i praliné e le barre di cioccolato ad essere state particolarmente apprezzate”. Il volume delle vendite delle due categorie registra rispettivamente una crescita del 15,4% e del 9%.

Esportazioni proficue

Per quel che concerne i mercati esteri, l’industria cioccolatiera elvetica ha dato prova di dinamismo, esportando 78,371 tonnellate (+ 9,8%).

In termini di cifra d’affari, le vendite al di fuori delle frontiere sono progredite del 13,3% a 551 milioni di franchi.

La metà delle esportazioni sono state assorbite da quattro paesi: la Germania (20%), la Francia e la Gran Bretagna (ognuno con l’11%) e gli Stati Uniti (8%).

Scongiurando l'afa

Oltre a sperare in un aumento della frequentazione turistica nel 2005, Chocosuisse si dedicherà, per così dire, a una sorta di “danza della pioggia”, come buon auspicio per delle temperature propizie al consumo di cioccolato.

La lunga serie di mesi canicolari che hanno marcato l’estate 2003 ha infatti inciso negativamente sulla produzione.

Accordo di libero scambio favorevole

Per il futuro, l’industria cioccolatiera intende proporre prodotti innovativi di qualità per mantenere la sua quota di mercato per quel che concerne il consumo nazionale.

Parallelamente, Chocosuisse punta su una progressione “significativa” delle vendite all’estero.

In questo contesto, l’associazione mantello dei fabbricanti elvetici stima che l’accordo di libero scambio concluso con l’Unione europea e entrato in vigore il 1. febbraio, potrà essere favorevole al settore.

swissinfo e agenzie

In breve

Chocosuisse è stata fondata nel luglio del 1901 e originariamente si chiamava "Union libre des fabricants suisses de chocolat”.

L’unione dei fabbricanti svizzeri di cioccolato comprende 18 aziende che si occupano della fabbricazione industriale del cioccolato e dei suoi derivati.

Chocosuisse raggruppa attualmente 4'390 collaboratori.

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Fatti e cifre

La produzione elvetica di cioccolato nel 2004 è stata di 148'216 tonnellate.
La cifra rappresenta un aumento del 6,1% rispetto al 2003.
1,37 miliardi di franchi il fatturato (+ 9,3%).
Circa il 53% del cioccolato svizzero è venduto all’estero.

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