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Il direttore generale della Posta difende il piano di ristrutturazione

Il direttore generale della POsta Ulrich Gygi in un'immagine ripresa il 30 novembre dello scorso anno Keystone

Il direttore generale della Posta ha moltiplicato gli interventi questo fine settimana per difendere il piano di ristrutturazione presentato giovedì dall'azienda. Secondo Ulrich Gygi il servizio pubblico ne uscirà rafforzato.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 gennaio 2001 - 16:57

Il patron della Posta, confrontato alle critiche dei sindacati durante la trasmissione televisiva «Droit de cité» della Televisione svizzera romanda (TSR), ha detto che la ristrutturazione accrescerà la «nozione di servizio pubblico», poiché alcuni clienti disporranno di un servizio porta a porta. «Noi garantiamo su tutto il territorio un servizio pubblico allo stesso prezzo», ha dichiarato. Ha poi precisato che i comuni che lo desiderano potranno conservare il loro ufficio anche se questo potrebbe richiedere l'aiuto delle collettività.

Secondo Gygi, La Posta deve adattarsi alla mobilità crescente della gente. L'impresa spera così di rafforzare la presenza nei luoghi di forte transito, come i centri commerciali o alcune strade molto frequentate.

Altra scommessa del direttore generale è di mantenere il servizio pubblico senza sovvenzioni anche se la rete dovesse restare deficitaria, ha dichiarato sabato alla radio svizzero tedesca DRS. In effetti, anche se scompariranno da 700 a 900 uffici postali, La Posta continuerà a perdere circa 400 milioni di franchi all'anno. «Volendo fare un ragionamento contabile pure e semplice, bisognerebbe chiudere tre uffici su quattro», ha spiegato Gygi in un'intervista pubblicata domenica dal quotidiano svizzero romando «Le Matin».

La grande incognita per il futuro riguarda la perdita del monopolio sulle lettere e i pacchi di meno di 2 chilogrammi. La questione si porrà prima o poi visto che l'Unione europea intende abbassare il limite per il monopolio a 150 e poi 50 grammi. Quest'ultima misura dovrebbe entrare in vigore verso il 2009, ha detto Gygi al settimanale svizzero tedesco «SonnntagsBlick». Se La Posta dovesse perdere il monopolio non potrebbe conservare le succursali deficitarie. Lo Stato dovrebbe allora fornire sovvenzioni o cedere le licenze a eventuali futuri concorrenti.

Per il momento bisogna migliorare la redditività di tutte le divisioni per tamponare le perdite. Vista la loro importanza, la creazione di una banca postale resta una buona soluzione. A «Droit de cité», Gygi ha deplorato che il mondo politico non lasci lavorare la Posta nel settore del piccolo credito. L'impresa vorrebbe beneficiare dello stesso trattamento riservato alle FFS o a Swisscom, più avanti nel cammino verso l'indipendenza. «La Confederazione dovrebbe versare due miliardi di franchi per una ricapitalizzazione», ha detto al SonntasBlick, indipendentemente dalla creazione di una banca postale.

swissinfo e agenzie

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