Il governo non cede alla richieste dei «Sans papiers»

Un'ottantina di manifestanti hanno accolto martedì mattina i parlamentari davanti a Palazzo federale Keystone

Il Consiglio federale non intende riconsiderare il proprio rifiuto di concedere una sanatoria generalizzata ai «sans-papiers» che vivono in Svizzera. È la risposta del governo alle 25 interrogazioni di consiglieri nazionali. Intanto nella mattinata di martedì, un'ottantina di persone hanno manifestato davanti a Palazzo federale per protestare contro la politica federale in materia di clandestini.

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 ottobre 2001 - 12:17

Le situazioni di disagio degli stranieri che vivono clandestinamente in Svizzera devono trovare una soluzione caso per caso, sostiene il governo. Una sanatoria collettiva è considerata arbitraria e avrebbe come conseguenza l'arrivo di nuovi stranieri: è quanto successo nei paesi che hanno seguito questa via, sottolinea il Consiglio federale.

Per regolarizzare la situazione dei «sans-papiers», i cantoni hanno la possibilità di sottoporre alla Confederazione i «casi difficili» in vista dell'attribuzione di un permesso di soggiorno. Dal 1996 allo scorso mese di giugno, 13 472 persone hanno beneficiato di questa possibilità, sottolinea il governo.

Lavoro nero

Il Consiglio federale non vede neppure la necessità di creare un nuovo gruppo di lavoro o di organizzare una tavola rotonda sul tema dei clandestini. Spera che le misure di lotta contro il lavoro nero, attualmente in fase di elaborazione da parte del Dipartimento federale dell'economia, permettano di ridurre sensibilmente il numero dei «sans papiers».

Martedì, la ministra di giustizia e polizia, Ruth Metzler, avrebbe dovuto esprimere la posizione del governo in parlamento, ma per mancanza di tempo non ha potuto rispondere oralmente alle 25 domande poste dai deputati socialisti e verdi, che volevano un dibattito urgente in aula sulla questione.

Manifestazione

Martedì mattina, i consiglieri nazionali sono stati accolti a Palazzo federale da un'ottantina di dimostranti del Collettivo svizzero dei «sans-papiers», che manifestavano il loro disappunto per la politica federale in materia. I presenti portavano striscioni con scritto «documenti per tutti».

Il Collettivo ha denunciato l'atteggiamento del parlamento, chiedendogli di «mettere fine alla sua ipocrisia». Il gruppo si augura che durante la prossima sessione parlamentare, le Camere federali si pronuncino a favore di una sanatoria collettiva per i clandestini in Svizzera.

Una quindicina di parlamentari socialisti ed ecologisti si sono poi uniti ai dimostranti. Purtroppo «non potete contare troppo su di noi», ha dichiarato loro il presidente del gruppo socialista alle Camere Franco Cavalli (PS/TI). «Non abbiamo più la possibilità di farci sentire in parlamento. L'unica speranza è che il vostro movimento diventi più forte», ha aggiunto, mentre il consigliere nazionale Paul Rechsteiner (PS/SG), presidente dell'Unione sindacale svizzera (USS), ha stigmatizzato la risposta del Consiglio federale, che «sdrammatizza scandalosamente» la situazione dei «sans-papiers».

Pierre-Yves Maillard (PS/VD) ha dal canto suo denunciato il doppio profitto che il lavoro nero rappresenta per alcuni: i datori di lavoro approfittano da un lato della forza lavoro dei clandestini e dall'altro del dumping salariale cui sono sottoposti i lavoratori regolari.


swissinfo e agenzie

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