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Il padronato chiede la libera circolazione

Il timore di molti svizzeri è che i lavoratori dell'est offrano i loro servizi a salari più bassi

(Keystone Archive)

Secondo gli imprenditori, un «no» all'estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi Stati dell'UE avrebbe conseguenze gravi per la Svizzera.

L'apertura del mercato del lavoro ai cittadini dell'est avrà ripercussioni positive sull'economia elvetica, sostiene il presidente della loro associazione Rudolf Stämpfli.

L'economia elvetica sarebbe gravemente penalizzata se il prossimo 25 settembre, quando il popolo svizzero dovrà pronunciarsi sull'estensione della libera circolazione ai nuovi Stati dell'Unione Europea, dalle urne dovesse uscire un «no».

L'allarme è stato lanciato venerdì dal presidente dell'Unione svizzera degli imprenditori (USI) Rudolf Stämpfli, intervenuto in occasione di un simposio del padronato elvetico organizzato a Berna.

La «clausola ghigliottina»

Assieme al suo omologo dell'Associazione degli imprenditori europei (Unice) Jürgen Strube, Stämpli ha messo in guardia la popolazione in caso di rifiuto di estendere questo diritto ai nuovi membri dell'UE. In virtù della cosiddetta «clausola ghigliottina», la prima tornata d'accordi bilaterali, siglati quando l'UE contava ancora 15 membri, potrebbe infatti diventare caduca, dato che Bruxelles non permetterà discriminazioni tra i propri lavoratori.

Al simposio è intervenuto pure il presidente della Confederazione Samuel Schmid. Il consigliere federale ha dichiarato che la Svizzera deve rimboccarsi le maniche e dimostrare spirito combattivo. Il paese deve aprirsi al mondo, se vuol tutelare i propri interessi.

Rudolf Stämpfli ha inoltre messo l'accento sui forti vincoli tra l'economia svizzera e quella europea: un posto di lavoro su tre in Svizzera – ha sottolineato – dipende in modo diretto o indiretto dal mercato dell'Unione Europea.

Inoltre, aprire il mercato del lavoro ai cittadini dei paesi dell'est potrebbe avere ripercussioni benefiche. Secondo il presidente dell'USI, il prodotto interno lordo elvetico potrebbe infatti crescere dello 0,5%.

Jürgen Strube ha dal canto suo definito i nuovi stati dell'UE un «motore della crescita economica»: dal 1993 al 2003 hanno infatti fatto segnare tassi di espansione del 4,5%, il doppio rispetto ai 15 «vecchi» paesi membri. Le previsioni economiche indicano che la crescita degli Stati neocomunitari sarà in futuro di tre volte superiore a quella del resto dell'Europa.

Timori infondati

Le paure di un afflusso incontrollato di mano d'opera dai dieci Stati che recentemente hanno aderito all'UE sono assolutamente infondate, ha ancora osservato Stämpfli.

La Svizzera ha negoziato misure transitorie, che permettono di regolamentare l'afflusso di manodopera estera grazie alla priorità accordata ai lavoratori indigeni e a un sistema di contingenti in vigore fino al 2011. Inoltre, in caso di aumento eccessivo dell'immigrazione, fino al 2014 la Svizzera potrà rivendicare una clausola di salvaguardia.

Continueranno inoltre ad essere applicate le «misure d'accompagnamento» a tutela dei livelli salariali e delle condizioni di lavoro vigenti in Svizzera, già negoziate nell'ambito del primo pacchetto di accordi bilaterali con Bruxelles. Un provvedimento – questo – che è stato di fondamentale importanza per ottenere l'appoggio dei sindacati all'estensione della libera circolazione.

Le associazioni padronali elvetiche avrebbero auspicato una regolamentazione più liberale, ha detto il presidente dell'USI, ma è giusto che si sia tenuto conto dello scetticismo di vasti strati della popolazione: il catalogo di provvedimenti contro il «dumping salariale» messo a punto con i partner sociali è quindi opportuno.

Anche Jürgen Strube ha spiegato che non vi è motivo di temere un'ondata migratoria da est, dato che la libera circolazione all'interno dell'UE vale solo per persone in possesso di un contratto di lavoro. Le esperienze maturate dai 15 Stati «storici» dell'UE indicano che lo spostamento di lavoratori da una nazione all'altra è limitato all'1,5%. Bruxelles calcola che il «potenziale migratorio» dai paesi di recente adesione sia da quantificare in 220'000 persone all'anno.

swissinfo e agenzie

In breve

In caso di estensione della libera circolazione ai nuovi membri dell'UE, le misure transitorie negoziate dalla Svizzera prevedono che fino al 2011 l'immigrazione venga regolamentata attraverso un sistema di contingenti.

Fino al 2011 verrà pure data priorità ai lavoratori indigeni.

In caso di aumento eccessivo dell'immigrazione, fino al 2014 la Svizzera potrà rivendicare una clausola di salvaguardia, che le permetterà di reintrodurre dei contingenti.

Nel 2009, le Camere decideranno se ricondurre o meno l’Accordo sulla libera circolazione delle persone.

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