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Il Papa non gradisce e lo fa sapere

Benedetto XVI è preoccupato per le recenti scelte del popolo svizzero su temi di società

(Keystone)

A Benedetto XVI non è piaciuto il chiaro sì del popolo svizzero per una nuova legge sul partenariato fra omosessuali. Si può parlare di ingerenza?

Ne abbiamo parlato con il professore di etica Alberto Bondolfi, autore di un rapporto su cui si sono basati i deputati per pronunciarsi in favore di un altro controverso tema di società, la diagnosi dell’embrione prima dell’impianto nell’utero.

Alla cerimonia di presentazione delle credenziali del nuovo ambasciatore svizzero presso la Santa Sede Jean-François Kammer, Benedetto XVI ha constatato che "come la più parte dei paesi dell’Europa occidentale, la società svizzera ha conosciuto un’evoluzione considerevole in campo etico".

"Grazie alla pressione congiunta del progresso tecnico e alla volontà di una parte dell’opinione pubblica, delle nuove leggi che toccano il rispetto della vita e la famiglia sono state proposte in più campi".

Secondo il Papa, "questi mutamenti riguardano le questioni delicate della trasmissione della vita, della malattia e della fine dell’esistenza umana, ma anche il ruolo della famiglia e il rispetto del matrimonio"

Valori fondamentali su cui la Chiesa cattolica non intende transigere, perché ne andrebbe della "grandezza inalienabile della dignità umana, che chiede rispetto per i diritti umani, primo tra tutti il diritto alla vita".

Professor Bondolfi, come interpretare questo intervento del pontefice in una questione prettamente interna svizzera, quando si sa che la chiesa cattolica svizzera ha sempre goduto di una certa libertà nei confronti di Roma?

L’intervento del papa è stato fatto in un’occasione particolare, nella sua veste di capo di Stato, al momento della presentazione delle credenziali di un ambasciatore. Si tratta di un momento in cui tradizionalmente si usa fare questo tipo di osservazioni.

In futuro, non potrà più esprimersi con la stessa intensità, perché interverrà in un’altra veste, quella di capo della Chiesa. In questo senso, non gli si può rimproverare di essersi immischiato negli affari interni della Svizzera.

Detto questo, si tratta comunque di un intervento delicato, perché da noi la decisione popolare è considerata l’atto supremo della sovranità nazionale.

Papa Benedetto XVI critica la decisione del popolo svizzero in favore della nuova legge sul partenariato fra omosessuali, la legge sulla ricerca sulle cellule staminali e l’atteggiamento aperto della Svizzera nei confronti dell’eutanasia. A suo avviso, questo intervento può incidere sui rapporti fra cattolici e protestanti in Svizzera?

Qui mi trovo in una posizione un pochino scomoda. In quanto cattolico capisco il papa, ma ho qualche difficoltà invece in quanto co-autore della legge sulle cellule staminali.

Diciamo che su questi temi ci sono certo delle diversità fra la gerarchia cattolica e quella protestante. Ma la base delle due chiese non segue necessariamente il pensiero dei rispettivi dirigenti. Ad esempio, su alcuni temi di società, certi protestanti sono più vicini al papa di quanto lo siano taluni cattolici.

Credo dunque che queste prese di posizione di Benedetto XVI possano provocare conflitti soprattutto tra i vertici protestanti e cattolici. Resta il fatto che le due basi possono senz’altro trovare un terreno d’intesa. Se si scava un fosso tra i due vertici non significa che anche tra le due basi aumenterà l’incomprensione.

Ad esempio, la legge sull’aborto, un anno e mezzo fa, è stata approvata dal popolo solo perché anche il 60/70% dei cattolici l’ha fatta propria. Dunque, la base non segue le indicazioni del vertice.

La camera bassa del parlamento ha approvato in questa sessione il concetto di diagnosi embrionale prima dell’impianto nell’utero. Un tema che, si sa, la chiesa cattolica non gradisce. C’è da aspettarsi un altro intervento di Benedetto XVI?

Non credo. Qui vale la pena di sottolineare che l’abolizione della proibizione assoluta in questo campo non significa libertà assoluta. Ci saranno regolamenti molto severi.

I deputati hanno dimostrato con questa decisione la loro volontà di evitare una doppia morale. Non si può vietare a una donna ogni tipo di esame prima dell’impianto dell’embrione, ma tre mesi dopo proporre l’aborto in caso di malattia genetica molto grave.

Questo orrore della doppia morale ci viene dalla tradizione calvinista e si tratta di fare capire al papa che gli svizzeri non sono permissivi, ma coerenti. È importante riuscire a fare passare questo messaggio al papa.

swissinfo, Mariano Masserini

Fatti e cifre

Protestanti in Svizzera: 35,3%
Cattolici: 41,8%
Senza confessione: 11,1%

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In breve

Le relazioni fra il Vaticano e la Svizzera sono state normalizzate soltanto un anno fa. Fino ad allora, per riguardo nei confronti della parte di popolazione protestante, Berna era rappresentata presso la Santa Sede soltanto da un ambasciatore in missione speciale.

La conferenza dei vescovi svizzeri si è schierata conto la legge sull’unione domestica registrata per le coppie omosessuali, ma numerosi cattolici non hanno seguito l’indicazione dei vescovi.

La legge, che elimina le discriminazioni delle coppie omosessuali, ma che non consente né adozione né procreazione assistita, è stata accettata lo scorso 5 giugno dal 58% dei votanti.

"Il papa ha un'opinione, il popolo svizzero ne ha un'altra" ha commentato laconicamente il Dipartimento federale di giustizia e polizia, a Berna.

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