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Il Parlamento e il miraggio della prova assoluta

Tecnologie raffinatissime ma non infallibili

(Keystone Archive)

All'esame della Camera alta la nuova legge federale sul test Dna ad uso giudiziario, per sostituire l'ordinanza sperimentale in vigore da tre anni.

Il provvedimento è controverso. In settembre, la Camera bassa l'aveva approvato dopo un dibattito acceso.

Il Dna ha cambiato il lavoro della polizia e ha reso anacronistiche, roba da libro giallo di un altro secolo, le impronte digitali: per non lasciarne, infatti, bastano un paio di guanti. Molto più difficile non disseminare sul luogo del delitto frammenti di materiale organico come capelli e brandelli di pelle, che per quanto piccoli sono sufficienti a stabilire un Profilo dna o impronta digitale genetica.

In tutto il mondo si sperimentano banche dati del Dna ad uso giudiziario: sono sistemi computerizzati dove vengono inseriti e messi a confronto i campioni trovati sulla scena di un crimine, con i profili Dna di persone sospettate di avere qualcosa a che fare con il delitto. In caso di corrispondenza (in gergo tecnico si chiama "hit", ovvero: obiettivo raggiunto), la persona in questione è fortemente indiziata.

Tutti sospettati?

La novità più rilevante della legge in via di approvazione è l'inserimento nel database di un grande numero di persone: non solo quante siano direttamente collegate ad un furto o ad un fatto di sangue, bensì tutte coloro che nel corso della loro vita siano entrate in contatto con l'autorità penale.

La Commissione Giustizia del Nazionale ha infatti deciso di fare a meno di un Catalogo dei delitti (previsto invece dall'ordinanza attualmente in vigore), ovvero di una lista di reati che giustifichino l'ingresso in archivio di una persona.

Una scelta confermata dalla Commissione Giustizia del Consiglio degli Stati alla fine di febbraio, ma che lascia perplessi molti esperti di diritto. Salvo sorprese dell'ultima ora, infatti, con la nuova legge federale basterà una multa non pagata, essere sorpresi alla guida senza patente o magari in treno senza biglietto, per finire nella banca dati del Dna: da quel momento, il vostro profilo sarà continuamente messo a confronto con le tracce legate a crimini irrisolti, in cerca di una corrispondenza.

E la protezione dei dati?

I legislatori hanno fatto propria la tesi di alcuni criminologi, come lo svizzero Martin Kilias, secondo la quale tutti i grandi delinquenti avrebbero iniziato con una trasgressione minore.

Inserire nella banca dati persone responsabili di una violazione anche piccola, aumenterebbe vertiginosamente le probabilità di trovare una corrispondenza per reati più consistenti.

Un ragionamento che non convince l'Incaricato federale alla protezione dei dati, Hanspeter Thür: "È assurdo: chiunque compia una minima scorrettezza sarà inserito nel database come "potenziale criminale", una categoria che non trova alcun riscontro nel diritto penale".

Si spinge oltre, il deputato socialista Nils de Dardel: "Si tratta di una violazione della presunzione di innocenza: secondo tutte le convenzioni internazionali, un individuo è innocente finché una corte non lo giudichi colpevole. L'uso estensivo della banca dati di profili dna stabilisce una nuova categoria, che precede il giudizio vero e proprio: i potenziali sospetti".

Schedati per anni


Molto controversa anche la questione del tempo di conservazione dei profili nella banca dati: la nuova legge prevede che ci rimarranno 5 anni le persone assolte per insufficienza di prove o che hanno dovuto pagare una multa, da 10 a 30 anni quelle che hanno subito una condanna.

Saranno loro stesse, a dover richiedere la cancellazione dalla banca dati: nessun automatismo è previsto dalla legge approvata dal Nazionale. Durante questo tempo, il profilo sarà costantemente messo a confronto con le tracce trovate sui luoghi del delitto, alla ricerca di una corrispondenza: se finite nella banca dati per una piccola violazione, pregate che tracce del vostro dna non siano trovate sulla scena di un crimine.

Il rischio è di trovarsi invischiati in una vicenda kafkiana: immaginate per esempio che andate a comprare una videocassetta e che poco dopo quel negozio venga svaligiato. Il vostro dna sarà trovato vicino alla cassa, insieme a quello del ladro: starà a voi dimostrare, con un alibi e un buon avvocato, che con il crimine non avete niente a che fare. Nel frattempo, sarete inseriti a pieno titolo nella rosa dei sospetti.

A Zurigo numero primato di profili Dna


L'assenza di un Catalogo di delitti lascia agli ufficiali di polizia la decisione se sottoporre a test del dna una persona arrestata, in stato di fermo o da identificare. A guardare all'esperienza fatta finora nei cantoni, è una scelta che porta con se' alcuni rischi. Il caso più citato in Parlamento è quello di Zurigo, che ha finora raccolto una cifra record di profili dna applicando un'ordinanza cantonale che autorizza il prelievo "ogni volta che sia opportuno e necessario": senza doversi attenere ad un Catalogo di delitti.

Una pratica che è stata aspramente criticata dalle stesse autorità federali, tanto che la polizia di Zurigo ha deciso dalla scorsa estate di mettere da parte il regolamento cantonale ed aspettare la nuova legge. Alla ribalta delle cronache sono saliti casi considerati eclatanti e scandalosi come quello di A.K., sottoposto al test perché non aveva pagato una multa. Una vicenda che diventerà perfettamente normale, con la legge che il Consiglio degli Stati si appresta a votare.

Indizio o prova


Ma è nelle aule di tribunale, che si gioca la partita: il dna è un indizio, eppure viene percepito come una prova, tanto che negli Stati Uniti ha consentito di scagionare persone ingiustamente condannate alla pena capitale. Ma mentre qualsiasi altra prova può essere confutata, incrociando testimonianze o producendo altri elementi di giudizio, con il test del dna il lavoro dell'avvocato difensore diventa cruciale e senz'altro difficile: se la traccia è molto piccola, non è possibile ripetere il test. E se la persona sospettata ha precedenti penali, sarà complicato convincere la corte che si trovava sul luogo del delitto per altre ragioni.

Riguardano i reati contro il patrimonio la maggioranza dei casi risolti grazie al sistema dei profili dna: in Svizzera su un totale di 2.313 corrispondenze trovate, ben 1.950 riguardano furti, rapine e scippi. Un aspetto che ha sollevato scalpore fra i parlamentari del Nazionale, perché metterebbe in discussione il cosiddetto "principio di proporzionalità": ogni provvedimento di grande respiro, come la schedatura genetica di gran parte della popolazione, deve essere giustificato da un guadagno proporzionale in termini di interesse collettivo.

Ma gli errori non saranno completamente esclusi


Altre preoccupazioni riguardano aspetti tecnici, difficili da valutare allo stato attuale delle conoscenze. La letteratura scientifica riporta casi eclatanti di errore con i profili dna, perché se l'esame di laboratorio è relativamente semplice, spesso gli inquirenti si trovano di fronte "tracce miste": frammenti di dna di più persone, difficili da distinguere.

Un rischio che il professor Raphael Coquoz, biologo molecolare e consulente governativo in materia, ha sottolineato con forza in un articolo pubblicato su una rivista giuridica: "Il miraggio della prova assoluta non esiste: è indispensabile mettere in conto la possibilità di un errore umano".

Raggiunto dalle telecamere della TSI nel suo laboratorio di Losanna, è andato oltre: "Sono certo che nei prossimi anni ci sarà uno scandalo: una persona innocente sarà condannata ingiustamente grazie alla banca dati del dna. È inevitabile, ma fa parte del gioco".

swissinfo, Serena Tinari

In breve

La nuova legge prevede l'inserimento in una banca dati di un grande numero di persone.

Non soltanto chi ha avuto direttamente a che fare con un furto o un fatto di sangue, ma anche tutti coloro che una volta nel corso della loro vita sono entrati in contatto con l'autorità penale.

Potrebbe dunque bastare una multa non pagata o un controllo mentre si viaggia senza biglietto.

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Fatti e cifre

La Svizzera sperimenta una banca dati di profili dna dal luglio 2000;
Al 28 febbraio 2003, vi sono stati inseriti 27.863 profili e 4.638 tracce;
Le corrispondenze trovate fra una traccia e un profilo sono 2.313 e 1950 riguardano furti e rapine.

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