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Il popolo deciderà come far quadrare i conti

Tanto lavoro e conti in rosso: l'assicurazione disoccupazione ha bisogno di nuovi mezzi finanziari

(Ex-press)

L'assicurazione contro la disoccupazione (AD) attraversa una profonda crisi finanziaria. L'elettorato elvetico questo fine settimana è chiamato a pronunciarsi su una riforma per riassestare i conti, che contempla un mix di risparmi e di introiti supplementari.

Il rallentamento economico ha avuto pesanti conseguenze sull'AD, che negli ultimi anni ha registrato un disavanzo medio di 920 milioni di franchi annui. Il deficit accumulato attualmente si situa sui 7 miliardi.

Una situazione conseguente all'aumento dei senza lavoro. All'origine c'è stato un calcolo sbagliato quando è stata realizzata la precedente revisione della Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI), entrata in vigore nel 2003.

Essa era stata basata su previsioni che prospettavano un tasso medio annuo di disoccupazione del 2,5%, pari a 100mila senza lavoro. Ma in realtà si è registrata una quota media del 3,3%, che corrisponde a 130mila disoccupati.

Aumentare le entrate

Per correre ai ripari, la maggioranza borghese del parlamento ha adottato una nuova revisione. La riforma prevede un incremento dei proventi di circa 646 milioni di franchi all'anno.

I fondi supplementari si otterrebbero in primo luogo tramite un lieve rialzo del tasso del prelievo salariale per l'AD a carico, metà ciascuno, dei dipendenti e dei datori di lavoro. Il saggio salirebbe dall'attuale 2% al 2,2% dello stipendio lordo. Questo contributo è prelevato sulla parte assicurata del salario, vale a dire fino a 126mila franchi all'anno lordi.

A ciò si aggiungerebbe una misura temporanea: un cosiddetto "contributo di solidarietà" per le paghe elevate. Sarebbe prelevato l'1% sulla parte di salario fra i 126mila e i 315mila franchi lordi annui.

Diminuire le uscite

Da sole queste nuove entrate non basterebbero tuttavia a risanare le finanze dell'AD. Per questo, la quarta revisione della LADI comporta anche una serie di risparmi. Così la durata delle prestazioni sarebbe più strettamente correlata a quella del pagamento dei contributi. Mentre oggi un anno di contributi dà diritto a un anno e mezzo di indennità giornaliere, con la revisione darebbe diritto solo a un anno di indennità.

D'altra parte, i programmi di collocamento temporanei finanziati da enti pubblici non potrebbero più essere utilizzati per acquisire nuovi diritti a prestazioni. I pagamenti compensativi (che compensano la differenza di guadagno quando la persona disoccupata accetta un impiego con un salario inferiore all'indennità di disoccupazione) non rientrerebbero più nel calcolo del reddito assicurato.

L'accesso alle prestazioni sarebbe inasprito. I giovani che alla conclusione degli studi non trovano un impiego dovrebbero aspettare 120 giorni prima di poter percepire le indennità. Avrebbero inoltre diritto soltanto a un massimo di 90 giornaliere, contro le 260 attuali.

Il numero di giornaliere cui dà diritto un anno di contributi, per i disoccupati sotto i 25 anni senza famiglia a carico sarebbe dimezzato. Esse scenderebbero da 400 a 200.

I cantoni con un tasso di disoccupazione nettamente più alto della media nazionale non avrebbero più la possibilità di chiedere un aumento da 400 a 520 del numero massimo di indennità giornaliere.

Scontro fra destra e sinistra, ma non solo

Il progetto provoca il classico braccio di ferro fra destra e sinistra. Sindacati e partiti di sinistra – che hanno lanciato con successo il referendum – denunciano una revisione fatta "sulle spalle dei disoccupati". Ma non solo: un prezzo forte è pagato anche dai giovani e dai cantoni più colpiti dalla crisi economica.

Secondo i sostenitori del referendum, i sacrifici chiesti ai senza lavoro sono particolarmente scioccanti alla luce delle remunerazioni esorbitanti versate agli alti dirigenti dell'economia e della finanza. Al posto della riduzione delle prestazioni per i disoccupati, la sinistra invoca il principio di solidarietà su cui dovrebbe essere fondata l'AD e sollecita un rincaro più consistente dei prelievi per i contributi assicurativi.

La destra, invece, ritiene che si tratti di una soluzione di compromesso equilibrata che ripartisce equamente l'onere. I fautori della quarta revisione affermano che occorre agire da entrambe le parti – entrate e uscite – per evitare la rovina dell'assicurazione, che andrebbe poi a scapito dei disoccupati.

Quanto all'idea di riassestare i conti unicamente con un aumento dei contributi, la destra insorge argomentando che ciò penalizzerebbe tutta l'economia svizzera ed eroderebbe il potere d'acquisto dei salariati.

Nei sondaggi prevalgono i sì

Nell'ultimo sondaggio realizzato dall'istituto gfs.bern per conto della società radiotelevisiva svizzera SRG SSR tra il 6 e l'11 settembre, i sì erano in vantaggio, con il 48%, contro il 30% di no. Ma rimaneva ancora una quota consistente – il 22% – di indecisi.

Inoltre l'opposizione è cresciuta rispetto all'indagine demoscopica effettuata un mese prima. Allora gli avversari si collocavano al 25%, i sostenitori al 49% e gli indecisi erano il 26%.

La partita sembra dunque ancora aperta. Il risultato si avrà domenica.

Voto in parlamento

Parlamento e governo raccomandano all'elettorato di votare alla quarta revisone della LADI.

Lo scorso marzo la Camera dei Cantoni l'ha approvata con 32 voti contro 12, la Camera del popolo l’ha adottata con 91 voti contro 64 e 37 astensioni.

A favore hanno votato la stragrande maggioranza dei liberali radicali e dei popolari democratici ed evangelici, tutti i borghesi democratici e la maggioranza dei democentristi.

Tutti i socialisti e i verdi si sono schierati contro.

La maggior parte delle astensioni (30) sono venute dai ranghi dell'Unione democratica di centro (destra conservatrice), che chiedevano maggiori restrizioni nelle prestazioni.

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In caso di no

Se il 26 settembre dalle urne uscisse un no, le trattenute salariali per l'assicurazione contro la disoccupazione dal 1° gennaio 2011 saliranno dal 2 al 2,5%.

Sarà inoltre prelevato un contributo di solidarietà dell'1% sulla parte di salario lordo annuale fra i 126mila e i 315mila franchi.

La misura è già stata decisa dal governo federale il 30 giugno, conformemente a quanto stabilito dalla LADI attualmente in vigore nel caso in cui l'indebitamento raggiunga il 2,5% della somma dei salari soggetti a contribuzione. Una soglia che è ormai stata superata in aprile.

L'esecutivo dovrà poi elaborare un nuovo progetto di revisione della LADI e presentarlo entro un anno al parlamento.

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Votazioni cantonali

Oltre che sulla votazione federale, in 14 cantoni i cittadini sono chiamati alle urne questo week-end anche per esprimersi su oggetti di carattere regionale.

Fra i molteplici temi sottoposti ai rispettivi elettorati, figura il diritto di voto e di eleggibilità per gli stranieri nei cantoni di Basilea Città e di Berna.

In quest'ultimo, un'iniziativa costituzionale propone di permettere ai singoli comuni di introdurre il diritto di voto e di eleggibilità per gli stranieri che risiedono da almeno dieci anni in Svizzera e da cinque nel cantone.

Proposta analoga a Basilea Città dove un'iniziativa vuole introdurre i medesimi diritti per gli stranieri con permesso di domicilio che risiedono da almeno cinque anni nel cantone. Vista la particolarità di questa città-cantone - che non conosce un'entità politica comunale - in gioco vi è il diritto di votare e di essere eletti a livello cantonale. All'elettorato basilese è pure sottoposto un controprogetto che intende accordare agli stranieri il diritto di voto, ma non la possibilità di essere eletti. Il controprogetto esige inoltre - come nel caso bernese - che gli stranieri risiedano da almeno dieci anni nella Confederazione.

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(Traduzione dal francese: Sonia Fenazzi), swissinfo.ch


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