Il ritorno della sifilide

Treponema pallidum, il batterio responsabile della sifilide. CDC/Dr.David Cox

Nella Giornata mondiale dell'Aids la Svizzera ha presentato il suo nuovo programma di lotta all'HIV. Per la prima volta, nella strategia nazionale sono state inserite anche le infezioni sessualmente trasmissibili. Tra queste la sifilide, una malattia in preoccupante aumento.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 dicembre 2010 - 17:35
swissinfo.ch

L'obiettivo del nuovo programma 2011-2017 è di ridurre drasticamente le nuove infezioni di HIV e di altre malattie sessualmente trasmissibili (MST), indica un comunicato dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

L'integrazione delle infezioni che si trasmettono per via sessuale (gonorrea, clamidia, sifilide) nel nuovo piano d'azione della Confederazione si giustifica per due motivi. «Il numero di nuove infezioni è in aumento e la diffusione di alcuni agenti patogeni è superiore addirittura alla media riscontrata in Europa occidentale», scrive l'UFSP.

Ma non è tutto. Gli esperti fanno infatti notare che sussiste un legame diretto tra HIV e le MST. «Il rischio di essere contagiati dal virus HIV è più elevato se il partner è ammalato di sifilide», spiega a swissinfo.ch Hansjakob Furrer, specializzato in infettivologia all'Inselspital di Berna.

Inversione di tendenza

La maggior parte dei casi di sifilide registrati in Europa concerne i maschi omosessuali, ci dice la dottoressa Nicola Low dell'Università di Berna. «La malattia è al contrario poco frequente tra gli eterosessuali».

A differenza del virus HIV, prosegue l'epidemiologa, la sifilide si trasmette facilmente attraverso rapporti orali. «Spesso i pazienti non sono consapevoli di avere la sifilide poiché le lesioni primarie, che si presentano sottoforma di ulcere, non sono dolorose».

Nel corso degli anni '90, rileva Hansjakob Furrer, i casi di sifilide hanno registrato una diminuzione. «In quel periodo ognuno conosceva almeno una persona morta o ammalata di Aids, ciò che ha favorito la diffusione del preservativo e quindi il declino della sifilide».

Negli ultimi dieci anni la tendenza si è però invertita. «La sifilide si è diffusa in modo massiccio, probabilmente a causa dell'aumento dei rapporti sessuali non protetti», annota Furrer.

Sifilide sottovalutata

Nel contesto europeo, la Svizzera è il paese più colpito. I casi di sifilide segnalati, rileva l'UFSP, sono passati da 716 nel 2009 a 1'026 nel 2010 (stato a fine novembre). Non tutti sono però stati confermati, puntualizza Nicola Low.

Con una media di 11,7 ammalati di sifilide per 100'000 abitanti, la Confederazione si situa ben oltre la media europea (5 su 100'000). E le prospettive sono poco rassicuranti: la tendenza al rialzo osservata in Svizzera è in effetti più marcata rispetto agli altri paesi europei.

La causa di tale crescita risiede probabilmente nell'approccio alla malattia. In seguito ai progressi della medicina (antibiotici più efficaci) e al calo osservato negli anni '90, la lotta alla sifilide non è più stata una priorità. Lo conferma anche la decisione delle autorità sanitarie elvetiche di rinunciare alle dichiarazioni obbligatorie dei laboratori tra il 1999 e il 2005.

«Abbiamo creduto, erroneamente, di poter risparmiare sui costi», osserva Low sulla NZZ am Sonntag.

Trasformazione culturale

Secondo l'organizzazione Aiuto Aids Svizzera, anche Internet ha contribuito al propagarsi della sifilide. «Abbiamo constatato che [sulla rete] ci sono sempre più suggerimenti su dove consumare rapporti sessuali non protetti», afferma sul domenicale svizzero tedesco Bettina Maeschli.

Ai medici in Svizzeri, aggiunge Nicola Low, mancano poi le linee direttive per trattare i casi di sifilide. «Altri paesi dispongono invece di direttive nazionali, ad esempio per ciò che riguarda l'informazione ai partner e i controlli successivi dei pazienti ammalati».

La nuova strategia nazionale presentata mercoledì dal ministro della sanità Didier Burkhalter dovrebbe almeno in parte colmare queste lacune.

Il programma (9 milioni di franchi) intende infatti incoraggiare le persone infette a comunicare il risultato positivo di un test clinico ai loro partner fissi e occasionali. Gli ammalati potranno beneficiare a questo proposito del sostegno del corpo medico e dei servizi di consulenza.

Oltre alla riduzione dei contagi, sottolinea l'UFSP, l'obiettivo è pure quello di favorire una «trasformazione culturale», la quale renderà l'informazione facoltativa del partner un fatto «scontato per convinzione».

Sifilide (Lues)

Trasmissione e agente infettivo: la sifilide è una malattia venerea a evoluzione cronica.

Il suo agente infettivo è il batterio Treponema pallidum. Il contagio avviene principalmente nell'ambito di rapporti sessuali, segnatamente in seguito al contatto tra mucose.

La sifilide può essere trasmessa anche dalla madre al figlio durante la gravidanza e il parto.

1. stadio: la sifilide si manifesta da 10 giorni fino a 3 mesi dopo il contagio con l'ulcerazione indolore delle mucose e l'ingrossamento dei nodi linfatici.

L'ulcerazione scompare dopo 4 settimane circa senza trattamento.

2. stadio: sintomi influenzali, ingrossamento dei nodi linfatici, spesso accompagnati da eruzioni cutanee.

Anche queste manifestazioni scompaiono senza trattamenti in un periodo oscillante tra qualche settimana fino a un anno.

Le eruzioni cutanee possono ripresentarsi regolarmente duranti gli anni seguenti.

3. stadio: gli agenti patogeni danneggiano il sistema nervoso centrale, gli organi, i muscoli e la pelle.

Tra le conseguenze neurologiche figurano la paralisi e la demenza.

Prevenzione: utilizzo del profilattico, evitare i contatti orali con sangue e sperma.

Negli stadi 1 e 2 la sifilide è estremamente contagiosa.

Trattamento: la sifilide è curabile dall'introduzione della penicillina, ciò che ha comportato una chiara diminuzione della sua pericolosità nel XX secolo. Negli ultimi dieci anni si è però assistito a un nuovo aumento dei casi a livello mondiale.

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