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Il solista che non ama l'orchestra

Collegialità: terreno accidentato

(swissinfo.ch)

Quando a un solista sta stretta l’orchestra. O quando a un politico sta stretta la collegialità. E’ la storia di Christoph Blocher, il consigliere federale che fatica ad accettare le regole del gioco.

Abituato a fare sentire le proprie ragioni a pieni polmoni, eccolo ora usare i mezzi toni per difendere le posizioni del Consiglio federale.

Mai come in questo momento la collegialità del Governo è messa alla prova. Certo, non è un problema nuovo, ma con l’ingresso di Blocher nella stanza dei bottoni è molto più palese. Anche perché Blocher è sostenuto, in questo esercizio, dalla compiaciuta dirigenza del suo partito: l'Unione democratica di centro, ovvero la destra dura.

Un esempio? La popolare trasmissione televisiva della Svizzera tedesca, "Arena", dedicata lo scorso 10 settembre alla votazione sulle naturalizzazioni (in calendario il prossimo 26 settembre). Blocher sostiene con così poca convinzione le ragioni del Consiglio federale, che il moderatore gli deve ricordare chi sono i suoi avversari: per l’occasione il presidente del suo partito Ueli Maurer, visibilmente soddisfatto per il basso profilo del ministro.

“L’atteggiamento di Blocher ad "Arena" – dichiara a swissinfo la consigliera nazionale ecologista Cécile Bühlmann, anche lei invitata al dibattito televisivo – è stato inaccettabile. Durante il dibattito è stato confuso, tendenzioso, più vicino all'ideologia del suo partito che alla posizione del Consiglio federale. La naturalizzazione agevolata degli stranieri - conclude Bühlmann - è molto importante per il sistema democratico svizzero".

Stile politico prevedibile

Gli attacchi alla collegialità non devono tuttavia sorprendere. Con l’ingresso di Blocher in Governo erano, per così dire, inevitabili. E fin troppo prevedibili. Ma rispetto al passato siamo di fronte ad un salto di qualità.

Quando la socialista Ruth Dreifuss nel 1994 aveva scritto una lettera aperta agli svizzeri per illustrare la propria visione sul futuro dell’AVS, erano divampate le polemiche. Ma non perché l’ex consigliera federale non aveva difeso le posizioni del Governo. Perché, prendendo le distanze dal progetto governativo, si era presa la libertà di rivolgersi agli svizzeri senza prima informare i suoi colleghi.

E ancora: quando nel 1977 Kurt Furgler, per ragioni di convinzioni personali, non voleva sostenere la legge sull’aborto, ha passato il dossier a un collega. Il Consiglio federale, in quell’occasione, aveva tenuto conto del conflitto di coscienza. Pascal Couchepin, rappresentante borghese in senso al Governo, ci ha inoltre abituati ai suoi “ballon d’essai”: piccole o grandi provocazioni per verificare le reazioni.

Le regole non posso restare immutate

Ma nessuno finora si era spinto tanto lontano quanto Blocher, per cui il partito e la base contano di più. E’ lui stesso a dirlo: non voglio tradire la fiducia dei miei elettori. Vani i richiami del presidente della Confederazione Jospeh Deiss.

“La collegialità del governo – spiega a swissinfo il politologo Oscar Mazzoleni - è una consuetudine prodotta da decenni di pratica fra persone scelte secondo criteri precisi, il risultato di un accordo attorno ad alcune regole informali. Cambiati i criteri di reclutamento - non dimentichiamo l’eccezionalità del personaggio Blocher -, trasformati in modo inconsueto per la Svizzera gli equilibri fra i maggiori partiti, è difficile pensare che tali regole possano rimanere immutate”.

“I successi dell’UDC – aggiunge il politologo - hanno avuto almeno due conseguenze: un incremento della personalizzazione della politica e una maggiore tendenza alla polarizzazione. In altre parole, stiamo assistendo ad un potenziamento della logica competitiva nell’intero sistema politico svizzero. Un mutamento al quale il Consiglio federale può difficilmente sottrarsi”.

Un occhio agli elettori

Spesso ci si chiede chi sta servendo Blocher: il paese, il suo partito o i suoi elettori? “Blocher è stato dalla metà degli anni ’70 al 2003 presidente dell’UDC del canton Zurigo. Non stupisce quindi – ricorda Mazzoleni - che agisca tutt’ora con un occhio ai risultati elettorali del proprio partito”.

Ma esistono, allora, vie d’uscita? “Una soluzione politica come quella al quale il sistema di collegialità ci ha abituati, mi sembra una strada difficilmente percorribile. Finché predomina l’informalità nelle regole del gioco – conclude il politologo - non sarà facile trovare un nuovo equilibro nella compagine governativa. Non è neppure sicuro che l’uscita di Blocher fra qualche anno ristabilisca il modello di collegialità precedente”.

swissinfo, Françoise Gehring

Fatti e cifre

1977: Kurt Furgler, per motivi di coscienza, rinuncia a difendere la legge sull’aborto e passa il dossier a un collega.
1994: Ruth Dreifuss in una lettera aperta agli svizzeri prende le distanze dalla revisione del sistema pensionistico.

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In breve

Con l’ingresso di Blocher nella stanza dei bottoni, la concordanza viene fatta a pezzi.

Più incline ad essere fedele alla base dell’UDC, Blocher difende con poca convinzione le posizioni del Consiglio federale.

Basti pensare ai toni usati per gli accordi di Schengen e la votazione sulle naturalizzazioni agevolate

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