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Il turismo che vogliamo

Al mare, da sempre fonte di sussistenza per gli abitanti di Prainha, si aggiungono ora i turisti: pochi, ma buoni (foto: www.fortalnet.com.br/~fishnet)

Prainha do Canto Verde, Brasile: un villaggio di pescatori che con l’aiuto di un ex manager della Swissair sta mostrando al mondo la strada che porta ad un turismo sostenibile.

La ricetta? La gente del villaggio impegnata in prima persona, una natura ancora intatta, i proventi del turismo reinvestiti in loco e una mano tesa dall’estero.

Un po’ di vacanze, relax. A questo pensava René Schärer, una vita passata in giro per il mondo al servizio di Swissair, quando giunse la prima volta, quasi per caso, a Prainha do Canto Verde.

Ma poi, come racconta a swissinfo, nella sua mente si accese una lampadina: «Potrei fermarmi qui». Detto fatto, Schärer lascia il lavoro e realizza un sogno che accarezzava da tempo.

«Da vent’anni mi dicevo che se ne avessi avuto la possibilità mi sarei ritirato prima dell’età della pensione. All’inizio non pensavo in modo concreto ad impegnarmi nell’aiuto allo sviluppo, anche se il mio girovagare per il mondo mi ha insegnato molto presto a confrontarmi con problemi di giustizia sociale ed ambientale».

Il turismo come minaccia

Quando arriva a Prainha, nel 1990, Schärer trova la popolazione impegnata a lottare contro uno speculatore edilizio che pretende di aver comprato le parcelle di terreno su cui sorge il villaggio con l’obiettivo di costruire dei complessi turistici. Un progetto che minaccia l’esistenza stessa dei pescatori.

Ma non è solo Prainha a soffrire. Tutta la zona costiera dello stato brasiliano del Ceará, a nord ovest del paese, è oggetto di un’intensa promozione del turismo. Con il sostegno della Banca mondiale, il Governo ha investito più di 800 milioni di dollari in strade e aeroporti, reti elettriche e idriche, e altri progetti grandiosi che aprono le porte agli investitori e ai turisti stranieri ma non coinvolgono e non portano benefici alla popolazione locale.

Anzi, spesso la espongono alla sete di denaro dei potenti. Per non essere costretta a lasciare il villaggio e a ritirarsi dietro le dune, la popolazione di Prainha ha lottato moltissimo, non piegandosi nemmeno alla violenza.

«Questa disavventura è stata una fortuna nella sfortuna» racconta Schärer. «La gente ha sperimentato quanto fosse importante restare uniti per migliorare la propria situazione». Ma la voglia di riscatto va oltre. Grazie all’aiuto e all’esperienza di Schärer, che entra a far parte dell’associazione degli abitanti di Prainha nel 1990, l’organizzazione del villaggio viene migliorata e nel giro di un anno si riesce a mettere fine ad una situazione di monopolio del mercato del pesce.

«Sono riusciti ad ottenere dei prezzi equi per i loro prodotti, ad assicurare la principale fonte di sopravvivenza del villaggio. Un successo che ha dato loro fiducia e che li ha portati ad impegnarsi anche in altri campi, come l’educazione o il miglioramento del sistema sanitario».

Il turismo come opportunità

Una volta assicurato il settore della pesca, la cooperativa in cui si sono organizzati gli abitanti di Prainha comincia a pensare ad altri modi di migliorare la situazione economica del villaggio. «Di turismo abbiamo cominciato a parlare nel 1994», racconta René Schärer. «Fino allora c’erano sì dei visitatori, ma si trattava piuttosto di persone interessate al nostro progetto o degli “Amigos da Prainha do Canto Verde”, un’associazione svizzera che contribuisce a finanziare gli sforzi sul posto».

Piano piano, il progetto turistico di Prainha prende forma. Nel 1997 viene fondato un Consiglio per il turismo, un ulteriore passo avanti per «dimostrare», come dice René Schärer, «che anche una povera comunità di pescatori può favorire autonomamente lo sviluppo di un turismo che contribuisca a preservare le caratteristiche del villaggio e, perché no, a rafforzarle».

Gli abitanti di Prainha hanno deciso di non costruire hotel, ma di organizzarsi in modo che chi ha posto in casa possa affittare delle stanze ai turisti. Anche il settore della ristorazione è in mano alla popolazione locale e c’è chi s’ingegna nella produzione di manufatti da vendere come souvenir. Molti giovani si danno da fare come guide turistiche per mostrare ai visitatori le bellezze dell’ecosistema, tra le quali si trovano delle lagune d’acqua dolce.

I proventi del turismo restano nel villaggio e, grazie all’idea della cooperativa, anche chi non è direttamente impegnato in questo settore ne approfitta. In particolare si è lanciata una vera e propria campagna di formazione. La scuola era e resta una priorità per una comunità che vuole gestire autonomamente i propri progetti.

In futuro bisognerà domandarsi fino a che punto è possibile sviluppare l’offerta turistica se si vuole mantenere il giusto equilibrio tra le entrate realizzabili col turismo e la salvaguardia dell’identità del villaggio. «Se necessario», afferma Schärer «lo Stato dovrà darci il suo sostegno per creare le basi giuridiche necessarie ad un’eventuale limitazione del flusso di turisti».

Per non restare isolati

Perché esperienze come quelle di Prainha non rimangano una goccia nell’oceano, è necessario che i diversi attori coinvolti nella sfida del turismo sostenibile abbiano la possibilità di interagire. Così, su iniziativa di René Schärer, è nata l’idea di una conferenza internazionale sul tema.

Grazie al sostegno finanziario della Fondazione svizzera per la solidarietà nel turismo (SST) e degli Amigos de Prainha do Canto Verde, la prima Conferenza internazionale sul turismo sostenibile si è potuta svolgere in maggio a Fortaleza.

Ai lavori ha partecipato anche Christine Plüss, di akte, un gruppo di lavoro svizzero che si occupa di turismo e solidarietà. «È stata un’esperienza entusiasmante», racconta a swissinfo. «A differenza di quanto normalmente succede negli incontri internazionali erano presenti anche le persone direttamente toccate dalla problematica del turismo».

A Fortaleza si sono recati inoltre i rappresentanti di organizzazioni internazionali (ILO, Unctad), di Ong provenienti dall’America latina, dall’Europa e dall’Asia, così come le autorità dello stato brasiliano Ceará e del governo federale del presidente Lula.

«Grazie anche a Lula la gente oggi è più fiduciosa. È stato molto bello e motivante vedere con quanta speranza la popolazione indigena s’impegna a sviluppare dei progetti che potrebbero permettere loro di trasformare il turismo in mezzo per superare la povertà».

Progetti che proprio grazie alla Conferenza hanno potuto tessere tutta una serie di relazioni importanti, scambiarsi delle esperienze, ma anche conoscere possibili finanziatori e cercare il modo di unire le forze, soprattutto per quanto riguarda la formazione delle persone che dovrebbero occuparsi dei turisti nei singoli villaggi.

Un risultato che ha superato le aspettative di René Schärer. «Sapevamo che un incontro simile era necessario e richiesto da più parti, ma i risultati ci hanno sopresi. Il segretario per il turismo dello stato del Cearà, ad esempio, ha finalmente deciso che è ora di venire a vedere di persona cosa sta succedendo a Prainha». E chissà che il piccolo villaggio di pescatori non diventi un modello per tutto il paese.

swissinfo, Doris Lucini

In breve

Prainha do Canto Verde è un villaggio di pescatori situato nello stato brasiliano del Ceará. Tutta la zona costiera di questa regione, nel nord ovest del Brasile, è conosciuta per la bellezza delle sue spiagge e del suo paesaggio.

Negli ultimi anni si è puntato molto sullo sviluppo turistico, con progetti e infrastrutture che però non aiutano la popolazione locale.

Gli abitanti di Prainha si sono opposti a questo tipo di sviluppo. I loro sforzi sono stati ricompensati nel 1999 con l’assegnazione del premio internazionale TO DO!, destinato a progetti di turismo socialmente sostenibile.

Le esperienze fatte a Prainha sono state poi presentate alla prima Conferenza internazionale sul turismo sostenibile che si è tenuta in maggio a Fortaleza e alla quale ha partecipato anche una delegazione svizzera.

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