In Argovia le paludi sono più protette che altrove

In Argovia, paesaggi come questo sono protetti dalla costituzione cantonale. https://www.ag.ch/de/startseite_portal/startseite_portal.jsp

Gli argoviesi sono diventati pionieri in materia di protezione di paludi, acquitrini, stagni e torbiere - ambienti naturali che un tempo si tendeva a bonificare. Autorità e amici della natura operano di concerto per realizzare una serie di misure già iscritte nella costituzione cantonale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 agosto 2001 - 11:41

In Svizzera le zone paludose rappresentano appena lo 0,3% della superficie, ma in questo pur esiguo spazio si concentra il 40% di tutta la varietà di piante. Nel canton Argovia si trovano dodici paludi di importanza nazionale, pari a 804 ettari, e 21 siti di importanza cantonale, pari a 784 ettari.

Questo cantone è il solo ad aver introdotto nella propria costituzione l'articolo sulla la protezione delle paludi: un'iniziativa popolare del 1993 stabilisce infatti che entro il 2014 l'1% della superficie cantonale (14 km²) sia destinato a questi biotopi. Nel 1998 il Gran consiglio ha approvato un apposito programma intitolato «Parco di protezione».

Nel frattempo il cantone ha anche avviato dei lavori: nella più vasta zona di protezione delle paludi, tra Aarau e Wildegg, si opera dietro le quinte. Bruno Schelbert, responsabile del dossier al dipartimento dei lavori pubblici, spera di poter inaugurare qualcosa in occasione del giubileo cantonale nel 2003.

Nei pressi di Turgi vi sono dei tronchi di salice che spuntano dal fiume Aare. «Sono le vestigia di una grande isola dove fino a qualche anno fa i ragazzi andavano a nuoto», dice Johannes Jenny, direttore di Pro Natura Argovia.

Per ridare a questo spazio il decoro di un tempo, a pochi passi di distanza, dove si incontrano la Limmat e l'Aare, Pro Natura, che dispone di cinque ettari di terreno, ha tolto ogni traccia di costruzioni umane per lasciare libero corso a un eventuale sfogo dell'acqua. I due fiumi potranno così modellare le proprie rive a piacimento e generare nuovi isolotti che verranno colonizzati rapidamente da erba, arbusti e piante, afferma Jenny.

Anche l'esercito partecipa - suo malgrado - alla manutenzione delle zone paludose: vicino a Brugg, ad esempio, le truppe del genio transitando coi loro mezzi abbassano il terreno che si riempie ben presto di uno strato d'acqua chiara, riscaldata dal sole, ideale per le raganelle.

Ma il frequente viavai dei mezzi militari può anche rappresentare un pericolo per questi anfibi, così rari in Svizzera, che non hanno il tempo di riprodursi e prosperare. Per questo, dopo una serie di trattative con il cantone, l'esercito ha deciso di utilizzare alternativamente altri zone per le esercitazioni, sulle rive dell'Aare.

Stephan Lussi, specialista di biotopi all'Ufficio federale dell'ambiente, assegna una nota lusinghiera al canton Argovia per ciò che concerne la protezione delle paludi e fa notare come non tutti i cantoni si diano da fare allo stesso modo. «Da un lato mancano denaro e personale specializzato, dall'altro si intrecciano trattative complesse poiché gli interessi in gioco sono numerosi», commenta Lussi. Sovente bisogna conciliare tra economia forestale, protezione contro le piene, aziende elettriche, gestione del territorio, tempo libero e agricoltura.

Ad ogni modo la protezione delle paludi non è così avanzata come stabilisce l'ordinanza federale del 1992, sottolinea Lussi. In linea generale tuttavia si può dire che esse sono protette «dal fatto che i cantoni vi gettano un occhio di riguardo e che una buona metà della paludi è localizzata in zone protette».

swissinfo e agenzie

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