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In Italia, sorprende la nostra paura

Come nell'86, anche oggi gli oppositori si appellano al mito della Storia e alla neutralità per opporsi all'ONU

(swissinfo.ch)

L'editorialista italiano Sergio Romano è perplesso.

Per l'opinione pubblica europea, il referendum sull'adesione all'Onu che si terrà in Svizzera il 3 marzo è un oggetto misterioso. Non riusciamo a comprendere perché tanti svizzeri sembrino considerare le Nazioni Unite come una minaccia per la sovranità nazionale e la neutralità della Confederazione. Non riusciamo a capire perché la questione accenda gli animi e susciti nel paese tante polemiche. E' colpa degli svizzeri o colpa nostra? Probabilmente un po' degli uni e un po' degli altri.

Cominciamo da coloro che non sono svizzeri e che considerano dall'esterno gli avvenimenti della Confederazione. La sorpresa con cui seguono la campagna per il referendum è dovuta allo scarso rispetto che essi nutrono per le Nazioni Unite.

Hanno sperato che l'organizzazione sarebbe divenuta, dopo la fine della guerra fredda, una sorta di governo mondiale e hanno riposto molte speranze nei primi interventi degli anni Novanta. Ma il fallimento dell'operazione somala nel 1993 ha creato la sensazione che l'Onu sia in realtà una scatola vuota e possa funzionare soltanto quando una grande potenza è disposta a riempirla con le armi e il denaro necessari per una operazione internazionale. Gli avvenimenti dei Balcani durante gli anni Novanta hanno rafforzato tale atteggiamento.

L'ONU può intervenire tra le parti in conflitto

Questo non significa che l'Onu sia inutile. Vi sono circostanze in cui l'intervento della maggiore organizzazione internazionale può servire a separare i contendenti, raffreddare gli animi, assistere i rifugiati, promuovere la lotta contro le grandi malattie, convincere i contendenti a parlarsi.

Ma le sue capacità d'intervento sono limitate e il giudizio sull'Onu è divenuto in generale, durante l'ultimo decennio, benevolmente scettico. Ecco perché molti europei assistono con una certa sorpresa alle polemiche svizzere. E' davvero necessario litigare per un grande club internazionale che non è in grado di risolvere i problemi del mondo e che impone ai suoi membri, tutto sommato, obblighi modesti?

Un problema filosofico?

Proviamo ora a rovesciare l'angolo visuale e a considerare la questione con gli occhi degli svizzeri. Mi sembra di comprendere che il problema, per molti cittadini della Confederazione, sia filosofico, se non addirittura teologico. Si rendono conto della scarsa utilità dell'organizzazione, ma intravedono nell'adesione all'Onu l'inizio di un processo che metterebbe a repentaglio l'identità stessa del loro paese.

Voteranno contro in altre parole perché sono convinti che la felicità della Svizzera dipenda dalla coerenza con cui essa ha scrupolosamente evitato di lasciarsi coinvolgere negli ingranaggi della politica internazionale.

Personalmente credo che commettano alcuni errori. Sembrano ignorare che la Svizzera partecipa, molto più di quanto essi non pensino, alla vita del mondo. Rifiutano di comprendere che il vecchio Stato ottocentesco sta perdendo una larga parte della propria sovranità e che il fenomeno è inevitabilmente destinato a contagiare la Confederazione.

Mi rendo conto del loro stato d'animo, ma spero che molti di essi, al momento del voto, decideranno di cambiare idea. La Svizzera non perderà nulla e le Nazioni Unite, grazie alla sua esperienza nel campo diplomatico e umanitario, potrebbero guadagnarci qualcosa.

Sergio Romano

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