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In molte ditte manca ancora la trasparenza

La quotazione in borsa non è ancora sinonimo di trasparenza

(Keystone)

In Svizzera, sostiene la Fondazione d'investimento Ethos, occorre applicare meglio le regole della Corporate governance.

Delle 100 maggiori società quotate, 38 non rispettano ancora i criteri di trasparenza della Borsa svizzera.

Presentando martedì alla stampa il sondaggio sull'applicazione dei principi del «buon governo d'impresa», la Fondazione d'investimento Ethos delle casse pensione svizzere rileva che, pur non facendo cattiva figura nel confronto internazionale, i risultati della Confederazione sono ancora insufficienti.

La Svizzera, ha sottolineato il direttore della fondazione Dominique Biedermann, è «molto in ritardo» rispetto agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna. Ethos considera troppo ristretti il potere degli azionisti e le informazioni cui hanno accesso.

La Corporate governance definisce i rapporti tra i differenti poteri di un'impresa, gli azionisti, il consiglio di amministrazione e la direzione. Secondo Biedermann, rappresenta uno dei pilastri del valore a lunga scadenza di una società.

Imprese famigliari meno trasparenti

Attualmente la situazione delle società che fanno parte dell'indice SMI dei valori guida è migliore rispetto alla media. Su 26 blue chips, solo 6 continuano a non fornire le informazioni che sono state richieste dalla Borsa con una direttiva dell'anno scorso.

In particolare, la fondazione stima che la Société générale de surveillance (SGS), Swatch Group o Roche, imprese che hanno ancora una forte connotazione famigliare, non siano sufficientemente trasparenti.

Per ora la Borsa non intende reagire, ha detto dal canto suo il portavoce Jürg von Arx, annunciando che il primo dicembre sarà presentato un altro studio, realizzato dall'istituto di contabilità dell'Università di Zurigo.

Poca chiarezza sulla paga dei dirigenti

In testa alla classifica dei «virtuosi», Ethos colloca Swiss Re, UBS, Zurich Financial Services (ZFS) e Credit Suisse Group. Il quartetto, assieme a Holcim e Unaxis, fa parte del gruppo più avanzato nel campo della corporate governance, secondo Ethos.

La Banca cantonale di Zurigo (BCZ) ha stilato un bilancio simile per quanto riguarda i valori guida. Le conclusioni sono vicine a quelle di Ethos, e anche la BCZ chiede siano compiuti nuovi progressi.

Nella veste di comproprietari delle società, gli azionisti devono preoccuparsi del loro bene, ha affermato Kaspar Müller, vicedirettore di Ethos.

L'unico obbligo, ovvero la pubblicazione delle rimunerazioni dei dirigenti, non è sempre rispettato in modo completo. Per quanto riguarda poi altri otto punti della direttiva della Borsa, relativi a dettagli sui diritti degli azionisti o misure di difesa, le informazioni sono spesso lacunose.

Categorie privilegiate

Dominique Biedermann propugna la pubblicazione degli altri mandati degli amministratori o del loro tasso di assenza nelle riunioni, per giudicare quanto tempo mettono a disposizione dell'impresa.

Il principale potere degli azionisti risiede nell'elezione degli amministratori, ed è quindi importante conoscere i candidati.

Un altro problema menzionato è la difficoltà di fare iscrivere oggetti all'ordine del giorno delle assemblee generali. Per esempio, nel caso della Nestlé occorre disporre di azioni per un valore di almeno 300 milioni di franchi.

Per il direttore di Ethos, tali pacchetti sono riservati a fondi con patrimoni di una decina di miliardi di franchi. Che non sono numerosi.

Inoltre, Ethos osserva che il principio di «un'azione un voto» non è sufficientemente rispettato. Troppe società dispongono ancora di diversi tipi di titoli, che privilegiano determinate categorie di azionisti.

swissinfo e agenzie

In breve

Secondo lo studio della Fondazione Ethos, 38 delle 100 maggiori società quotate non rispettano i criteri di trasparenza della Borsa svizzera.

Tra le aziende poco trasparenti, figurano quelle di tipo famigliare, come la SGS, la Swatch o la Roche.

Tra quelle più rispettose della Corporate governance ci sono le grandi banche UBS e Credit Suisse, insieme a Swiss Re, Zurich Financial Services, Holcim e Unaxis.

A livello internazionale, pur non facendo cattiva figura la Svizzera è molto in ritardo rispetto agli Stati Uniti nell'applicazione delle regole della Corporate governance.

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