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Iniziativa "Per accelerare la democrazia diretta"

Per le iniziative popolari in forma di progetto elaborato il periodo che intercorre tra la consegna delle firme e il voto popolare non deve essere superiore a un anno.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 marzo 2000 - 15:32

Quanto è importante la velocità nel buon funzionamento della democrazia? Una domanda che è giusto porsi in occasione del voto sull'iniziativa "per accelerare la democrazia diretta", lanciata dalla catena di negozi Denner e sostenuta dalle firme di oltre 115mila cittadine e cittadini. Il testo propone che per le iniziative popolari in forma di progetto elaborato, il tempo che intercorre tra la consegna delle firme e il voto popolare non superi l'anno. A meno che il parlamento non decida di contrapporvi un contro-progetto: in quel caso, il comitato d'iniziativa può - a maggioranza - concedere alle camere altri 12 mesi.

Il dibattito sui tempi impiegati dalla Berna federale per trattare le iniziative popolari non è nuovo. Vediamone gli antecedenti:

Prima del 1950, l'Assemblea federale aveva, sulla carta, solo un anno di tempo per l'esame di un'iniziativa, ma questo limite veniva spesso superato. Fu quindi portato a tre anni per il dibattito parlamentare e a due anni per l'esame del governo. Un periodo ulteriormente allargato negli anni 60 e 70, con risultati discutibili: ad esempio, l'iniziativa « contro lo stato ficcanaso » -lanciata nel 91 in seguito allo scandalo delle schedature - dovette attendere per il voto quasi sette anni, a vicenda quasi dimenticata. Per il voto sull'acquisto degli aerei da combattimento FA-18 bastò invece un anno dalla consegna dell'iniziativa. Queste differenze di trattamento alimentarono polemiche su possibili tatticismi di palazzo federale nel sottoporre più o meno rapidamente le iniziative al popolo.

Consci dei ritardi a volte eccessivi, i politici di Berna pensarono quindi negli scorsi anni di autolimitarsi. Dall'aprile del 97, è in vigore un nuovo ordinamento che concede alle camere al massimo tre anni e tre mesi per l'esame di un'iniziativa; il prolungamento di un anno è possibile solo nel caso in cui ci sia un controprogetto diretto. Anche il governo -e questa è una novità- ha delle scadenze da rispettare: un anno per l'elaborazione del messaggio al parlamento e nove mesi dal voto finale delle camere, per porre l'iniziativa in votazione.

Da quasi tre anni quindi, i tempi di esame di un'iniziativa popolare sono stati ridotti. L'iniziativa "per accelerare la democrazia diretta", le cui firme sono state raccolte dalla Denner nei suoi negozi, in tempo record (appena due mesi), è stata lanciata pochi mesi dopo l'entrata in vigore del nuovo sistema ed è la prima cui esso si applica. Il parlamento - come il governo - raccomanda a grandissima maggioranza di bocciare questa iniziativa; in suo favore si sono invece espressi 29 deputati dell'Unione democratica di centro, del partito della Libertà, dei democratici svizzeri e della Lega dei ticinesi. Questa formazione sta poi raccogliendo le firme per un'altra iniziativa che vuole ridurre i tempi addirittura a sei mesi. Possibile quindi che nei prossimi anni il popolo si debba nuovamente esprimere su questo tema.

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