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Invalidità: le cifre rilanciano la polemica

Un assicurato su sette è invalido!

(Keystone)

Il numero dei beneficiari dell’assicurazione invalidità (AI) è quasi raddoppiato nell’ultimo decennio, e i conti sono sempre più in rosso.

Le cifre alimentano la polemica iniziata dalla destra più dura a proposito dei « falsi invalidi » che approfitterebbero dell’AI.

Un uomo su cinque raggiunge l’età della pensione da invalido. Le donne in misura inferiore. In aumento soprattutto i giovani incapaci di lavorare per problemi psichici, più stabile invece la fascia d'età intermedia.

La statistica, dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas), ha già riacceso sulla stampa domenicale il dibattito sull’assicurazione invalidità.

L'Ufas spiega che il fenomeno è in parte riconducibile a cause quali l'invecchiamento della popolazione, la cattiva congiuntura economica, l'allungamento della durata delle prestazioni e l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne.

Ma tali fattori non spiegano tutto, dato che l'incremento del tasso di invalidità tocca l'insieme delle fasce di età.

“La vita è più stressante rispetto a dieci anni fa”

Lo dice a swissinfo Hubert Barde, vice presidente dell’Unione padronale svizzera, che ritiene che il problema sia dovuto all’evoluzione negativa della congiuntura."Molte vittime della disoccupazione finiscono per ricorrere all’assicurazione invalidità."

Una rendita su tre concessa per motivi psicologici

Quasi l'80 per cento dei beneficiari di rendite diventa invalido in seguito a malattia: ma le affezioni psichiche hanno assunto una posizione predominante.

Una rendita su tre viene infatti concessa per scompensi psicologici. Le infermità congenite e gli incidenti sono invece cause meno frequenti.

La statistica ha portato alla luce un aspetto rivelatore: gli invalidi psichici sono più frequenti nelle zone dove vi è maggiore concentrazione di dottori.

Sembra d’accordo su questo punto anche la dirigente dell’Unione sindacale svizzera Colette Nova, interpellata da swissinfo: “Il numero degli psichiatri continua ad aumentare ed è proporzionale all’aumento dei casi di invalidi psichici, soprattutto fra i giovani”.

I “lavoretti facili” non esistono più

Prima della prima recessione, negli anni ’90, spiega Colette Nova le imprese più grandi offrivano anche posti di lavoro di “nicchia”, meno retribuiti ma anche meno stressanti, come distribuire posta o giornali, o altre mansioni che non richiedono una formazione specifica, che anche le persone che avevano un problema di salute, fisico o mentale potevano fare.

“Ora queste ‘nicchie’ non si trovano quasi più, fatte eccezione per l’amministrazione federale”.

Per la sindacalista inoltre la Confederazione paga oggi lo scotto di aver importato in massa personale non qualificato, spesso manovali che non hanno nemmeno una formazione generale, “che sono oggettivamente più difficili da reintegrare”.

I cantoni hanno interesse ad avere più invalidi che casi sociali

Ma anche la struttura altamente burocratica dei vari uffici cantonali dell’assicurazione invalidità non aiuta il sistema.

“Un amalgama di interessi piuttosto strano. Non c’è una pratica unica, ma 26 diversi uffici cantonali, più l’Ufas, quindi 27 burocrazie, piuttosto che un’unica assicurazione”, dice Colette Nova.

Per i cantoni è inoltre molto meno caro iscrivere qualcuno all’assicurazione invalidità, di cui pagano il 2,5 % di contributi, piuttosto che finanziare il mantenimento di questa persona con l’aiuto sociale. I “casi sociali” costano molto di più a cantoni e comuni.

Le imprese si sbarazzano dei dipendenti più anziani

Il tema dei presunti abusi in materia di assicurazione invalidità ha fatto molto discutere i partiti politici. Christoph Blocher aveva di recente lanciato una provocatoria campagna contro i “falsi invalidi”, prima di essere lui stesso “bacchettato” dal giornale popolare Blick per aver operato dei licenziamenti nella sua ditta, Ems-Chemie, tra i quali figuravano anche dei casi “sospetti” di invalidità.

Comunque il suo partito, l'Unione democratica di centro, nell'imminenza della scadenza delle elezioni di ottobre, ha chiesto al Consiglio federale l'introduzione di norme penali in materia di abuso.

Per il partito socialista la situazione dell'AI è intimamente collegata all'evoluzione del mercato del lavoro, per cui bisogna puntare tutto sul reinserimento professionale, soprattutto tra i giovani.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

L’AI conta 4'180'000 contribuenti et 460'000 ceneficiari
Beneficiari di rendite complete: 1960: 26’000; 1980: 123’000; 1990: 164’000; 2000: 229’000; 2003: 271’000

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In breve

Nell'ultimo decennio il numero degli invalidi è cresciuto a un tasso annuo del 3,5 per cento per fissarsi nel 2002 a 465 000 unità, 265mila uomini e 200mila donne.

La rendita media di una pensione di invalidità era nel gennaio del 2003 di 1491 franchi.

Un invalido su sette vive all’estero.

Il numero degli invalidi dichiarati (140mila nel 1992) è progredito sull'arco del decennio ad un ritmo del 4,7 per cento annuo.

La proporzione degli invalidi rispetto alla popolazione attiva è salita dal 3,2 per cento al 5 per cento, con valori dell'11 per cento tra gli ultracinquantenni.

Molto superiore alla media la percentuale di giovani, anche al di sotto dei vent’anni, certificati invalidi psichici che percepiranno per tutta la vita un’indennità.

La revisione della legge, che il Consiglio federale vuole mettere in procedura di consultazione ancora quest’anno, limiterebbe le condizioni con cui viene assegnata una rendita d’invalidità.

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