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Italiani e svizzeri, sguardi reciproci a Milano

Andare oltre la parola che non conosci e che non hai. Il lavoro di Luisa Figini alla mostra "rumore & silenzio"

(swissinfo.ch)

Punto di partenza del progetto "Paradossi dell’amicizia", che si articola i quattro mostre, è la percezione.

O meglio, l’osservazione di come gli italiani e gli svizzeri si percepiscono a vicenda a livello estetico, sociologico, esistenziale.

Curate da Paolo Bianchi e da Barbara Fässler, che abbiamo incontrato al Centro Culturale Svizzero a Milano (sede della prima esposizione), le mostre sono unite da un concetto che combina in modo sottile e arguto ragione e intuizione.

Agli artisti il compito di interpretare, attraverso un percorso spesso introspettivo ma teso verso una migliore comprensione dell’alterità, immagini e situazioni del reale, palesi o nascoste.

Agli artisti la missione creativa di svelare i pregiudizi e di indagare nelle contraddizioni, nostre e degli altri, più profonde o in superficie.

"Gli artisti – spiegano gli organizzatori – sono gli inventori di quei modi di vedere che ci fanno intuire un mondo diverso. L’arte si trova sempre un po’ a sud della ragione, purché il mondo diventi più consapevole".

"L’arte – continuano i promotori – contiene diversi aspetti paradossali: può essere utile o non servire a niente, può essere piena di desideri, ricca di significati e di valori". Così anche l’amicizia, i rapporti con i vicini, possono essere pieni di contraddizioni, di curiosità, di sospetti o di timori.

Oltre Heidi e la tarantella

Così diversi, ma in fondo così vicini e non del tutto dissimili. Potrebbe essere la morale della favola in cui protagonisti, più o meno involontari, sono gli italiani e gli svizzeri. Due popoli, due paesi, nei confronti dei quali i pregiudizi e i "clichés" – di segno opposto – si sprecano.

Gli italiani? Casinisti, disordinati, eccessivi, rumorosi; ma anche creativi, fantasiosi, leggeri. Gli svizzeri? Modesti, controllati, ordinati, prudenti; ma anche rigorosi, organizzati, affidabili. E se provassimo a rovesciare questi valori? Per non parlare poi delle contraddizioni che si misurano anche all’interno dei rispettivi paesi.

L’Italia, si ricorda nella presentazione, deve infatti confrontarsi con una burocrazia pesante, la povertà del Meridione, la mafia, la corruzione. Mentre la Svizzera con i risentimenti verso l’estero, il ripiegamento su se stessa, gli affari oscuri dietro facciate eleganti, un’idea di coesione nazionale messa a dura prova.

E poi ci sono le persone, al di là e al di qua della frontiera, quella che spesso ci creiamo noi: io e te, tra rumore e silenzio, tra sogni e realtà. Oltre le nazionalità.

Bianco e nero

"Questa mostra – spiega a swissinfo Barbara Fässler - nasce da un’idea che ci ha molto divertiti: le immagini comuni, i pregiudizi o i preconcetti su questi due paesi, sono spesso paradossali e contraddittori. Come il bianco e il nero".

"Abbiamo pertanto voluto iniziare un viaggio di indagine nella realtà e nella diversità, per vedere come e in quali contesti si manifestano, o non si manifestano, i pregiudizi nell’espressione culturale contemporanea dei due paesi".

La mostra si articola in quattro momenti, nell’intento di approfondire nelle diverse sfaccettature opposizioni e contraddizioni.

"Partendo appunto dall’idea di contrapposizione e dalle immagini che possiamo avere di questi due paesi – spiega Fässler – ci siamo detti che era necessario anche indagare nei paradossi e nelle contraddizioni interne per poi sviluppare un percorso di ricerca".

Le quattro mostre propongono sempre una forma di dualità e di duplicità: 'rumore & silenzio’, 'arte & vita’, 'io & te’, 'qui & là’. "All’interno di ciascuna di esse viene di nuovo sviluppata la dimensione dialettica, il gioco delle opposizioni".

Danzando sulle note della memoria

Anche la mostra che inaugura la serie, 'rumore & silenzio’, articola la duplicità e i suoi opposti. E la dimensione del suono, o della sua assenza, è particolarmente penetrante. Da una crepa, vicino all’entrata, il rifluire dell’acqua del mare si sente e non si sente. Ma c’è.

In fondo alla sala viene proiettata la danza silenziosa di una giovane donna che all’età di 16 anni perde l’udito a causa dell’esplosione di una bomba a Sarajevo. La sua è una danza della memoria, gesti e movimenti del presente tornano dal passato. E lei danza, sola.

"In questa esposizione – precisa Fässler - vengono proposti video in cui i protagonisti sono sordi o hanno perso l’udito. Gli artisti presentano un’indagine molto sottile, intelligente e sensibile sulla percezione e sull’impossibilità di mettersi in interconnessione con il mondo".

Ma ci sono anche lavori in cui l’immaterialità del suono incontra la dimensione palpabile dell’arte visiva. "E’ una mostra – commenta la curatrice – sul filo della percezione, in costante bilico tra tradizione e sperimentazione, tra espressione figurativa immediata e minimalismo concettuale".

Così come lo svizzero Anton Bruhin disegna a matita i ritratti dei musicisti del più puro folclore elvetico, l’italiano Emilio Fantin suggerisce la presenza del mare.

I ritratti sono lì, fissi, appesi al muro. Impossibile non vederli. Le onde del mare, invece, si dissimulano dentro quella crepa sulla parete bianca. E, pur paradossale che sia, suono e vista si incontrano.

swissinfo, Françoise Gehring, Milano

Fatti e cifre

Barbara Fässler, nata nel 1963 a Zurigo, vive a Milano. Artista, lavora con fotografia, video e installazioni.
Paolo Bianchi, nato nel 1960 a Jesolo, vive a Baden, è critico d’arte e curatore indipendente
Ospite della prima mostra anche la ticinese Luisa Figini

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In breve

Il progetto Paradossi dell’amicizia si costituisce partendo dall’osservazione di come gli italiani e gli svizzeri si percepiscono a vicenda e di come si sviluppa il rapporto tra i due vicini a livello estetico, esistenziale e sociologico.

Una coproduzione: CCS - Centro Culturale Svizzero di Milano, Istituto Svizzero di Roma e Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia di Zurigo.

Le mostre si svolgono in quattro diverse sedi a Milano. La prima, al Centro culturale svizzero, è aperta fino al 25 giugno.

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