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Joseph Deiss conferma la sua posizione filoeuropea

Ultimo giorno a Palazzo federale per il ministro dimissionario Joseph Deiss

(Keystone)

Il ministro dell'economia Joseph Deiss, che ha consegnato lunedì le chiavi del suo ufficio a Doris Leuthard, ritiene che l'integrazione europea della Svizzera procede troppo a rilento.

In un'intervista a swissinfo, il consigliere federale dimissionario afferma che gli interessi elvetici sarebbero meglio tutelati se la Svizzera facesse parte dell'Unione europea.

Il rappresentante del Partito popolare democratico, che soffre di ernia al disco, ha potuto lasciare momentanemente l'ospedale per essere presente alla breve cerimonia formale tenuta lunedì mattina.

Oltre alle chiavi del suo ufficio, il consigliere federale dimissionario ha consegnato alla subentrante Doris Leuthard un mazzo di rose. Entrambi hanno sottolineato l'importanza per la Confederazione del Dipartimento federale dell'economia.

Secondo Joseph Deiss, la Svizzera dovrebbe essere più consapevole del suo potere economico. In un mondo sempre più globalizzato, potrebbe offrire così un maggiore contributo anche a livello politico.

Il ministro dell'economia uscente critica inoltre il conservatorismo di quegli svizzeri che non vedono al di là delle proprie frontiere.

swissinfo: Il governo ha pubblicato il suo rapporto di politica europea alla fine di giugno. Secondo lei, evitando per il momento l'adesione all'Unione europea (Ue) e continuando con il suo approccio bilaterale, la Svizzera si sta muovendo nella giusta direzione?

Joseph Deiss: Se si esamina il rapporto ci si rende conto che tutte le opzioni restano aperte. Ciò è molto importante poiché è difficile prevedere quale sarà la situazione tra 20, 30 o 50 anni.

Siamo riusciti a perfezionare in maniera considerevole l'integrazione nell'economia dell'Ue. Penso in particolare ai 20 principali accordi che abbiamo siglato. Alcuni di essi sono fondamentali, come ad esempio quelli che riguardano il libero scambio o la libera circolazione dei lavoratori.

Esistono inoltre 200 accordi minori con Bruxelles. Possiamo quindi dire che ci stiamo muovendo nella giusta direzione. La questione è di sapere se avanziamo alla giusta velocità...

swissinfo: E qual è la sua risposta?

J. D.: La risposta del governo è che non vi è altra via che quella bilaterale per difendere in maniera ottimale i nostri interessi.

Personalmente considero però che la velocità sia troppo lenta. Per me è chiaro che gli interessi del nostro paese sarebbero difesi meglio se fossimo membri dell'Ue.

Prima di entrare in governo la gente sapeva che ero favorevole all'adesione. Per me è importante che oggi, lasciando il Consiglio federale, la gente sappia che non ho cambiato opinione, anche se in questi anni ho sostenuto la politica del governo.

swissinfo: I sondaggi di opinione mostrano una forte opposizione al progetto del governo di contribuire con un miliardo di franchi al Fondo di coesione dell'Ue per aiutare i dieci nuovi paesi membri. Un referendum è previsto in novembre. Cosa risponde agli oppositori?

J. D.: Non si tratta di un versamento diretto a questo fondo. Il nostro è un contributo indipendente a livello bilaterale tra la Svizzera e la Polonia, tra la Svizzera e la Slovacchia e così via.

Non abbiamo nessun accordo con l'Unione europea. Ciò che abbiamo è un memorandum d'intesa che stabilisce le condizioni generali dell'impegno svizzero nei confronti dei dieci nuovi Stati membri.

Faremo semplicemente quello che abbiamo fatto per anni: aiutare i paesi dell'ex blocco sovietico e le ex repubbliche iugoslave a sviluppare relazioni economiche simili a quelle che già abbiamo in Europa occidentale e nell'America del Nord.

Il nostro paese può trarre molti vantaggi, siccome oggi queste economie stanno emergendo, si stanno stabilizzando e rafforzando. Aiutare a realizzare questo grande progetto è un atto di solidarietà nei confronti degli altri paesi dell'Ue.

swissinfo: La Svizzera diventerà un giorno membro dell'Ue?

J. D.: Sì.

swissinfo: Il progetto per un accordo di libero scambio tra la Svizzera e gli Stati Uniti non è decollato. Al suo posto è invece stato approvato un forum di cooperazione per il commercio e gli investimenti. Deluso?

J. D.: Mi rammarica che la Svizzera non sia stata in grado di lanciare le trattative per un accordo di libero scambio con gli USA. Ciò nonostante, devo ammettere che ci sono stati sviluppi positivi. Sono molto felice che ora disponiamo di un organo che consente di affrontare, a livello economico, le questioni principali della nostra relazione bilaterale con Washington.

swissinfo: Quali sono stati i maggiori successi del suo mandato in Consiglio federale?

J. D.: Sul piano nazionale direi il programma di crescita economica, il quale sta dando, sempre di più, i suoi frutti. Aggiungo poi lo stato di salute attuale dell'economia svizzera. Si tratta di chiari miglioramenti rispetto a quando ho iniziato.

Anche livello internazionale abbiamo raggiunto risultati di rilievo, come ad esempio l'adesione alle Nazioni Unite e gli accordi bilaterali con l'Ue. Abbiamo poi vinto alcuni difficili referendum.

Ho potuto inoltre definire una nuova strategia per il nostro paese, la quale ha permesso di sviluppare nuove relazioni bilaterali. Penso ad esempio alla Corea del sud e all'Unione doganale dell'Africa australe.

swissinfo: Quali invece le delusioni?

J. D.: A volte deploro il fatto che la Svizzera sia assente dalle situazioni che contano e dove sono in gioco i nostri interessi. Se posso appropriarmi di una metafora calcistica, vorrei che la Svizzera non partecipasse soltanto ai Campionati del mondo, ma che tirasse anche i rigori.

swissinfo: Ma se si tirano i rigori, poi si vuole anche vincere... In quale ambito la Svizzera dovrebbe vincere o, perlomeno, mostrarsi più abile?

J. D.: Credo che dobbiamo innanzitutto concentrarci sulle questioni in cui svolgiamo un ruolo maggiore, come ad esempio nel campo dell'economia o degli investimenti diretti all'estero.

Vorrei che la Svizzera fosse molto più cosciente della propria forza.

Sul piano politico possiamo fornire un contributo importante. Lo abbiamo ad esempio dimostrato in occasione della creazione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

Non capisco coloro che sostengono che la Svizzera debba orientarsi su sé stessa e occuparsi dei propri interessi. Dimenticano che nel mondo globale di oggi le scelte sono prese al di fuori del paese. In questo ambito potremmo avanzare maggiormente.

swissinfo: E per il suo futuro? Un ex ministro dell'economia e un professore d'economia non dovrebbe avere difficoltà a trovare una ditta svizzera interessata ad usufruire delle sue conoscenze e della sua rete di contatti...

J. D.: Vedremo. Sono aperto a varie strade.

swissinfo, intervista di Robert Brooks
(traduzione: Luigi Jorio)

Fatti e cifre

Joseph Deiss nasce a Friborgo nel 1946
Il professore di economia è membro del parlamento cantonale di Friborgo dal 1981 al 1991.
È sindaco del comune friborghese di Barberêche dal 1982 al 1996.
Nel 1991 Deiss è stato eletto nel Consiglio Nazionale (Camera del popolo) e dal 1993 al 1996 si occupa della sorveglianza dei prezzi in Svizzera.
Entra in Consiglio federale nel 1999: dapprima è ministro degli affari esteri e poi, dal 2003, ministro dell'economia.

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In breve

Joseph Deiss ha annunciato a sorpresa le sue dimissioni il 27 aprile. La decisione è stata motivata dalla volontà di «fare spazio a forze nuove».

Al suo posto è stata eletta la presidente del Partito popolare democratico, Doris Leuthard.

Il governo svizzero è composto da 7 consiglieri federali. I ministri sono eletti, rieletti oppure - in rarissimi casi - destituiti dal Parlamento.

Le elezioni si svolgono ogni 4 anni. Nel 2003, la cosiddetta «formula magica», che definiva la ripartizione delle rappresentanze politiche in Consiglio federale, è stata abbandonata dopo oltre 40 anni.

Il successo dell'Unione democratica di centro alle elezioni ha permesso l'attribuzione di un secondo seggio al partito di destra nazionalista a scapito dei democristiani (che ora ne detengono soltanto uno).

I radicali e i socialisti occupano ciascuno due seggi.

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