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L'arrivo del Papa... o dell'oscurantismo?

E’ possibile alzarsi, e al tempo stesso inginocchiarsi? Michelangelo, fotomontaggio swissinfo

Come reagiscono i liberi pensatori all’arrivo del Papa, il 5 e 6 giugno prossimi, e più in generale al ritorno della religione?

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 giugno 2004 - 08:33

In margine alla visita papale a Berna, piccolo campionario di reazioni, dall’agnosticismo moderato all’ateismo radicale.

Secondo il censimento realizzato dell’Ufficio federale di statistica nel 2000, l’11,1% della popolazione svizzera non si riconosce in nessuna religione.

Se si aggiunge che il 4,3% della popolazione non si esprime in proposito, e che tra coloro che si riconoscono in una religione molti hanno di quest’ultima una percezione strettamente sociale, il numero delle persone che potremmo definire atee, o quanto meno agnostiche, è lungi dall’essere insignificante.

Ma in un momento in cui non si fa altro che parlare di risveglio della religione, la loro opinione è poco ascoltata. L’arrivo di Giovanni Paolo II a Berna, il 5 e 6 giugno, è per noi l’occasione per sollecitare la reazione di tre voci critiche.

Alzati!

Di per sé, questa visita non sembra porre alcun problema ai non credenti: «Il papa è uno dei maggiori protagonisti del nostro tempo. Non è certo necessario essere cattolici per riconoscerlo e per ritenere che attraverso la sua persona il nostro paese si prepara a ricevere la visita della Storia», risponde lo scrittore romando Etienne Barilier.

Enrico Riboni, ingegnere con la passione della filosofia, ateo convinto e titolare del sito christianisme.ch, annuisce, ma scocca subito la prima freccia.

«Naturalmente ha il diritto di andare dove vuole. Quello che però mi sconcerta è che il popolo svizzero debba sopportare i costi per la visita di qualcuno che considero un dittatore. Il Vaticano è il solo paese d’Europa occidentale, a mia conoscenza, dove non esiste libertà di stampa», afferma.

La visita di Giovanni Paolo II è stata sollecitata dai Giovani cattolici svizzeri che per la circostanza hanno proposto come slogan un’esortazione tratta dal Vangelo di Luca: «Alzati».

Anche in questo, Etienne Barilier coglie un aspetto positivo. «Questo ‘alzati’ lo intendo così: dei giovani nel pieno delle loro forze chiedono a un vecchio uomo impotente di incoraggiarli e indirizzarli. Forse non hanno torto».

Ma Enrico Riboni si irrita: «Questo slogan per me è una presa in giro. Tutta la storia della Chiesa cattolica dimostra di non aver mai voluto che la gente alzasse la testa. La Chiesa ha sempre cercato di imporre il proprio potere, di tenerla in ginocchio».

Su questo aspetto, concorda anche Reta Caspar, membro del comitato centrale dell’Associazione svizzera del libero pensiero, sezione tedesca: «Che cosa significa questo ‘Alzati’? I giovani cattolici possono davvero alzarsi? Possono davvero dire quello che pensano?»

Negazione della ricerca

Per Reta Caspar, un avvenimento di questo genere, che ruota attorno ai giovani, serve soprattutto a dare un’immagine di dinamismo a una Chiesa cattolica, a suo avviso, totalmente retrogada.

Ma il fatto di non rimettersi in discussione, è una garanzia di successo o prefigura al contrario una prossima implosione? «La Chiesa cattolica è talmente irrazionale che non può far altro che rimanere com’è! Se cominciasse ad aprirsi, finirebbe per collassare», risponde Reta Caspar ridendo.

Perché in una Chiesa la gente cerca l’oscurantismo, non la riflessione scientifica, aggiunge. Le fa eco Enrico Riboni. «Il segreto del suo successo sta proprio nel fatto di non mettersi mai in discussione. La Chiesa cattolica non ha mai tenuto conto né delle ricerche storiche, né delle ricerche scientifiche».

E porta l’esempio della famosa sindone di Torino che, nel 1988, grazie alla prova del carbonio 14, si è potuto dimostrare risale al XIII o XIV secolo. Questo non ha impedito però ai Cattolici di continuare a votarle un vero e proprio culto.

Il silenzio del libero pensiero

Le religioni sono molto presenti nei media, in particolare nell’attualità politica e artistica, mentre le affermazioni del libero pensiero trovano molto meno spazio.

Una discrezione, quella dei media, che per i nostri interlocutori ha diverse spiegazioni. «Se lei ha un messaggio, riuscirà a riscuotere un certo interesse. Noi non abbiamo messaggi, perché il messaggio è il primo passo verso il dogma», spiega Reta Caspar.

«Dietro le Chiese si nascondono importanti interessi di potere e di denaro. Si tratta di organizzazioni potenti e organizzate, mentre questo non è affatto il caso degli atei o dei cultori del libero pensiero. Attaccare la Chiesa cattolica, è un po’ come prendersela con Coca Cola o Microsoft!», nota da parte sua Enrico Riboni.

A suo avviso il silenzio dei media è assolutamente comprensibile. «Che cosa può mai avere da dire un razionalista? Dopo aver constatato che quella dell’inesistenza di Dio è l’ipotesi più verosimile, non ha molto da aggiungere. I religiosi invece possono ricamare – hanno tutta una mitologia sulla quale appoggiarsi. E la gente adora le fiabe. E’ molto più facile vendere delle favole che dei fatti».

Offese reciproche

La posta dei lettori è un altro spazio propizio all’espressione religiosa. Il credente è pronto a sfoderare la penna quando si sente ferito nella sua fede.

Per Etienne Barilier, «a prima vista, questo mi sembra normale. Chi non crede non si sente urtato dalla religione come se fosse un blasfema. Personalmente, ritengo però che alcuni atteggiamenti religiosi siano offensivi e inaccettabili: per esempio, quando ci si prende gioco della dignità umana, della ragione, o si viola una libertà fondamentale. In questo caso, perché non dirlo?»

D’altronde, il discorso di fede può offendere il libero pensatore anche nella vita di tutti i giorni. Per esempio quando un religioso considera l’ateo immorale. O quando un giornalista del servizio pubblico evoca la visita di Giovanni Paolo II parlando di «Santo Padre». Per il 58 % della popolazione, il papa non è né santo, né padre.

swissinfo, Bernard Léchot
(traduzione Luisa Orelli)

Fatti e cifre

La popolazione svizzera è composta dal:
42% di cattolici,
35,2% di protestanti,
4,3% di musulmani,
1,8% di ortodossi,
0,2% di ebrei,
11,1% di persone senza appartenenza religiosa.

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In breve

Etienne Barilier, nato a Payerne nel 1940, ha pubblicato diversi romanzi e saggi, e tradotto numerosi autori germanofoni. Sul tema della religione, ha pubblicato tra l’altro il romanzo «L’Enigme» (Zoé, 2001) e, recentemente, «Nous autres civilisations… Amérique, Europe, Islam» (Zoé 2004).

Reta Caspar è membro del comitato centrale dell’«Associazione svizzera del libero pensiero» (Freidenker-Vereinigung der Schweiz), basata a Selzach, e caporedattrice del suo bollettino, «Freidenker». L’associazione, fondata un centinaio di anni fa, riunisce persone che hanno lasciato le diverse Chiese e propone ai suoi membri servizi ‘alternativi’ : funerali, matrimoni non religiosi.

Enrico Riboni vive nel Canton Neuchâtel. Ingegnere EPFL esperto di meccanica, appassionato di filosofia e di storia, è co-autore di un libro intitolato «Le pagine nere del cristianesimo». Sul suo sito christianisme.ch, denuncia con veemenza le conseguenze dell’ideologia cristiana.

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