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L'estate indiana di Locarno

"The Terrorist", cinema indiano agli antipodi di Bollywood.

(pardo.ch)

"Indian Summer" è il titolo della rassegna dedicata al cinema indiano dal festival del film di Locarno. Tra Bollywood e film d'autore.

L'India cinematografica sta godendo attualmente di grande attenzione, in Svizzera e nel mondo. Il premio del pubblico di Locarno lo scorso anno a "Lagaan" di Ashutosh Gowariker, la successiva candidatura del film all'Oscar, la mostra dedicata a Bollywood (contrazione di Bombay e Hollywood) del Museum für Gestaltung di Zurigo e il Leone d'oro di Venezia a "Monsoon Wedding" di Mira Nair hanno contribuito alla riscoperta in occidente della più grande industria cinematografica al mondo (circa 800 film l'anno, contro i 600 di Holywood).

Ispirato dal successo di "Lagaan", il 55esimo festival del film di Locarno ha deciso di dar vita ad una sezione che renda conto del variegato mondo del cinema nel subcontinente indiano negli ultimi 25 anni.

Locarno non vuole però mostrare solo l'aspetto più noto del cinema indiano, quello stile Bollywood che piace in occidente per i colori dei sari portati da affascinanti indiane, per l'esotismo, per le scene di danza e canto di fronte a maestosi paesaggi montani (spesso si tratta delle Alpi, dove molte troupe indiane trovano lo stesso paesaggio del Kashmir, ma senza guerriglia).

Un piede nella porta...

Come ha indicato Uma de Cuhna, programmatrice della sezione "Indian Summer", Bollywood è come "un piede nella porta" che permette di gettare uno sguardo, al di là del cinema commerciale, sull'enorme ricchezza della cinematografia indiana, segnata dalla varietà di culture, approcci, lingue (i film in India sono prodotti in almeno 39 lingue e dialetti diversi).

"La nostra retrospettiva", osserva Betti Lazzaroni, collaboratrice per l'organizzazione di retrospettive al festival, "raccoglie una produzione che proviene da molte parti dell'India e questo permette agli spettatori di farsi un'immagine più completa o comunque meno settoriale di questo paese e della sua produzione cinematografica che ha conosciuto non poche difficoltà di distribuzione."

... per vedere la varietà del cinema indiano

La selezione locarnese, che conta 32 pellicole, riserva in effetti uno spazio limitato alla vera e propria produzione Bollywood (solo 3 film, "Sholay", "Mr.India" e "Kankukondain, Kandukondain" si possono far rientrare in questa categoria), mentre offre l'occasione di rivedere classici del cinema d'autore indiano come "Shatranj ke Khiladi" (I giocatori di scacchi) di Satyajit Rays o scopire esempi di un cinema nuovo che affronta i drammi e le contraddizioni dell'India odierna, come "The Terrorist" di Santosh Sivan.

Certo, per i programmatori di Locarno non dev'essere stato facile scegliere un numero limitato di film nella sterminata produzione indiana. Anche se solo il 5% circa delle pellicole prodotte in India si può ricondurre all'ambito dei film non commerciali, si tratta pur sempre di una quarantina di film l'anno.

Tuttavia la rassegna permette di andare oltre gli stereotipi dello spettatore medio occidentale, che definisce l'intero subcontinente attraverso poche immagini, e di delineare un'immagine complessa dell'India in tutte le sue tensioni, fra tradizione e modernità, povertà e ricchezza, laicità e fanatismo religioso, unità politica e varietà linguistico-culturale.

E forse sarà possibile intuire anche quali siano i segreti di un cinema che riesce a tener testa egregiamente ad Hollywood, occupando il 95% del mercato interno. Un sogno, per il cinema europeo.

Andrea Tognina, Locarno

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