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L'imponenza di Luginbühl

ULO (2003), un colosso di 7000 kg, staziona nel parco del Museo Tinguely a Basilea.

(swissinfo.ch)

Dalle piccole sculture ad opere monumentali, protagonista assoluto il ferro: due mostre ripercorrono il cammino di Luginbühl, artista la cui fama ha da tempo varcato i confini della Svizzera.

Personaggio eccentrico, grande amico di Tinguely, Lüginbühl concede al pubblico uno sguardo nel suo perpetuo moto creativo.

I musei non gli piacciono, le mostre neppure. «Realizzare delle esposizioni è la cosa più stupida del mondo» confida serio Luginbühl. «Bisogna produrre, conservare, smontare, caricare, scaricare, rimontare, rismontare, ricaricare, ritrasportare… insomma, sono un artista, non un autotrasportatore». Non a caso la sua ultima grande esposizione risale al 1989, anno in cui scelse la Reithalle di Berna – una vecchia scuderia adibita a centro sociale – per inscenare le sue opere.

Essere libero, a questo ambisce Luginbühl che ha realizzato nel giardino della sua vecchia casa contadina di Mötschwil, nel canton Berna, una grande esposizione all’aperto, dove le gigantesche opere – tonnellate e tonnellate di ferro – formano nel loro insieme un’unica grande installazione.

Eppure in questo 2003, anno nel quale per la prima volta appare a cura dell’Istituto svizzero di studi d’arte un catalogo ragionato delle sculture di Luginbühl, l’artista ha superato la sua antipatia per i musei.

È contento? «No, non sono mai soddisfatto», afferma rispolverando un’attitudine che era già di Alberto Giacometti. Però poi aggiunge: «Il catalogo è come un libro di fiabe, sono orgoglioso e curioso di vedere quali reazioni susciterà».

Scultore, ma non solo

«Luginbühl total»: così il Museo Jean Tinguely di Basilea e il Kunstmuseum di Berna hanno deciso d’intitolare le due mostre che dedicano in contemporanea a Bernhard Luginbühl. E «total», a tutto tondo, il ritratto dell’artista lo è davvero.

Non solo sculture dunque, ma anche i film girati dall’artista, l’esposizione e la pubblicazione dei diari, attraverso i quali si può ricostruire la storia dell’amicizia con Tinguely e scoprire un Luginbühl quasi grafomane, che illustra, schizza, alterna nero e colori nello sforzo di impedire al quotidiano di fuggire.

Non mancano poi i modellini, le fotografie e i filmati delle sculture in legno alle quali Luginbühl ha dato fuoco negli ultimi anni. La distruzione voluta e pubblica delle sue opere è intesa come specchio e critica della nostra società usa e getta.

E a coronare il tutto il catalogo, che per volontà dell’artista non è organizzato cronologicamente ma per gruppi tematici. «Siamo partiti facendo una stima di 600 opere» afferma il curatore Jochen Hesse. «Alla fine siamo arrivati a 1316. E Luginbühl non si ferma, la metà delle opere esposte a Basilea non è recensita. Questo catalogo non è certo un punto finale».

«Luginbühl è sempre in movimento», ribadisce Matthias Frehner, direttore del Kunstmuseum di Berna. «Se non mangia scrive, se non dorme disegna, se non sta saldando dei pezzi di ferro sta lavorando del legno». Una creatività vulcanica quella di Luginbühl, che ha contagiato tutta la famiglia. Moglie e figli sono a loro volta artisti e collaborano attivamente con lui.

Basilea monumentale

L’esposizione di Basilea è ospitata dal giardino e dalle sale del Museo Tinguely. Realizzato dall’architetto Mario Botta, questo edificio non ha mai riscosso le simpatie di Luginbühl che per anni si è rifiutato di mettervi piede.

Ora, forse anche perché il Museo gli ha praticamente dato carta bianca, Luginbühl ha accettato di esporre qui le sue opere più recenti. Gigantesche sfere che scivolano dolcemente su binari rugginosi, torri sulle quali si stagliano gli oggetti più strani – ma di ognuno di loro l’artista rammenta la provenienza e il modo in cui l’ ha utilizzato –, un altare mobile con teste di cavallo: un caos dalle dimensioni titaniche ordinato e voluto dall’artista stesso che a volte può disorientare il visitatore.

Caratteristica comune a molte opere recenti è l’utilizzo della sfera come elemento fondamentale. Una scelta che Luginbühl spiega attraverso una concezione cosmica dell’esistenza. «Le sfere sono molto importanti per l’essere umano. Pensiamo alla terra, alle stelle: miliardi e miliardi di sfere».

Non a caso la prima scultura che ha pensato di portare a Basilea è proprio un «Atlante» che culla sulle sue spalle una sfera mobile. Si tratta di «Zwillinge» – gemelli – dedicata all’amico scomparso Tinguely che era nato sotto questo segno zodiacale.

Berna retrospettiva

Impossibile fare un’esposizione su Luginbühl senza Luginbühl: eppure al Kunstmuseum di Berna sono riusciti a realizzare una retrospettiva dedicata alle prime opere realizzate dall’artista. Un’impresa che Luginbühl, uomo del presente, non vedeva certo di buon occhio. Non è un caso se egli stesso ha distrutto, nel corso degli anni, buona parte delle sue creazioni giovanili.

«Forse proprio perché Luginbühl era occupato con l’allestimento della mostra di Basilea siamo riusciti a creare questo percorso storico» afferma il direttore del Kunstmuseum di Berna. Ecco allora che a Berna si possono ammirare alcune delle poche opere figurative superstiti, risalenti al periodo della seconda guerra mondiale, e scoprire come nel tempo siano state seguite da opere in cui è possibile leggere l’influenza di Brancusi o Gonzales.

O ancora vedere come l’incontro con il ferro si limitasse inizialmente all’assemblaggio di rifiuti e diventasse in seguito arte della fusione e della saldatura, poesia della ruggine e dei colori ferrosi in aperto contrasto con i bronzi lucidi e i marmi levigati della tradizione.

Rispetto alla produzione attuale, le opere esposte colpiscono per la loro dimensione ridotta. La scelta è dovuta anche al fatto che i pavimenti del museo non potrebbero reggere il peso delle ultime creazioni di Luginbühl. L’artista tuttavia ha insistito perché si esponessero anche degli oggetti più grandi.

«Non faceva parte del nostro concetto» racconta Matthias Frehner «ma mi ha detto: “Devi avere qualcosa di grande”. Per Luginbühl la dimensione è importante. Era irritato dal fatto che qui fossero esposti solo formati “da salotto”».

E in fatto di dimensioni, anche se appare dimagrito e un po’ stanco, Bernhard Luginbühl è certo uno degli artisti svizzeri viventi più grandi.

swissinfo, Doris Lucini, Basilea e Berna

Fatti e cifre

«Luginbühl total» è al Museo Jean Tinguely di Basilea fino al 14 marzo 2004
Al Kunstmuseum di Berna fino al 25 gennaio 2004
I due musei organizzano delle escursioni a Mötschwil (11.10 e 25.10)

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In breve

Bernhard Luginbühl nasce a Berna nel 1929. La tradizione di famiglia lo vorrebbe macellaio, ma il giovane Luginbühl sceglie l’arte. Dopo l’interruzione dell’apprendistato di scultore, crea, verso la fine degli anni Quaranta, le sue prime sculture di ferro.

Conosciuto soprattutto per le sue gigantesche creazioni in ferro, Luginbühl è anche autore di sculture in legno – alle quali ha dato spesso fuoco in pubblico – disegni, incisioni su legno e su cuoio, acqueforti, filmati, litografie.

Dal 1966 vive a Mötschwil con la famiglia, spesso coinvolta nella realizzazione delle sue opere. Il parco adiacente alla casa, aperto al pubblico, accoglie parte dei suoi lavori.

Amico di Daniel Spoerri e Jean Tinguely, ha dedicato a quest’ultimo – con il quale ha realizzato il Crocrodrome (1977) esposto al Centre Pompidou di Parigi – un film e il suo diario.

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