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L'italiano, la scienza e la divulgazione

Il «tandem indecibile»: nel libro «Contare e raccontare», tra lettere e numeri parte il dialogo sulle due culture (foto Laterza)

(swissinfo.ch)

«Se vuoi farti capire, parla come mangi»: un problema per le scienze «dure», che si sentono incomprese dalla massa.

A Firenze, scienziati e linguisti hanno cercato di fare il punto sul rapporto tra lingua italiana e scienze.

Incompresi. Così si sentono fisici, chimici, biologi e matematici. E guardati con lo stesso sospetto e lo stesso timore riservati in passato agli alchimisti. «Le scienze dure sono dei corpi estranei nella realtà quotidiana della gente» constata con rammarico Carlo Bernardini, ordinario di metodi matematici della fisica all'università La Sapienza di Roma.

«Questa estraneità ci pesa molto. Noi vorremmo farci capire dalla gente che continua ad attribuirci dei risultati trasformandoli in cose magiche, catastrofiche, soprannaturali».

Un problema di lingua?

Agli scienziati italiani dell'Accademia nazionale delle Scienze è venuto il dubbio che si trattasse di un problema di comunicazione, e quindi in buona parte linguistico. Tanto più che ormai la comunità scientifica parla inglese e l'italiano non sembra più in grado di diffondere e formare la scienza.

Ecco allora che gli scienziati si sono recati a Firenze, a casa degli accademici della Crusca, per discutere con i loro colleghi linguisti del linguaggio scientifico, della sua formazione e della sua comunicabilità. È nato così il convegno internazionale «Lingua italiana e scienze».

Arance, limoni, mele e compleanni

Quanto fa due mele più due arance più due limoni? Due mele, due arance e due limoni. O due mele e quattro agrumi. O sei frutti.

Per risolvere questo problema, posto a generazioni di allievi, è necessario un ragionamento di tipo matematico o basta servirsi delle possibilità di analizzare il mondo offerteci dalla lingua? Prima ancora che la logica matematica svolga, in modo più rigoroso, lo stesso compito, la lingua è in grado di attivare operazioni mentali fondamentali come la categorizzazione, la generalizzazione o la classificazione. Lo fa in modo più intuitivo e meno arduo rispetto al linguaggio matematico, ma proprio per questo più accessibile.

E più aperto a soluzioni alternative. «Una nave trasporta 32 pecore e 18 montoni. Qual è l'età del capitano?» Nella maggioranza dei casi i bambini ai quali è stata posta la domanda, forse presi dall'entusiasmo di aver appena imparato a fare le somme, hanno risposto così: «Il capitano ha 50 anni».

Errata da un punto di vista logico matematico, la risposta ha una sua ragione di essere se la si motiva, come ha fatto un bambino, dicendo che il capitano «deve venire da una famiglia di pastori in cui è consuetudine regalare una pecora o un montone ad ogni compleanno».

Raccontare per contare

L'aneddoto del capitano-pastore è solo uno dei tanti che stanno a dimostrare la comunanza di fondo e la distanza di superficie esistenti tra una lingua naturale ed un linguaggio specialistico.

Non è un caso che nel vocabolario di molte lingue ci sia una sola parola per indicare il «parlare» e il «calcolare», dall'antica parola greca «lógos» fino al poschiavino «cüntà» e al siciliano «cuntari».

Certo, più si va a fondo nel discorso scientifico, più si è confrontati con i limiti della lingua, incapace di essere chiara quanto una formula matematica. Ma in una fase precoce, lingua e pensiero matematico vanno di pari passo. Così, per Maria Luisa Altieri Biagi, dell'Università di Bologna non esistono «bambini negati per la matematica»: si tratta piuttosto di «bambini che non hanno avuto l'opportuna iniziazione linguistica al discorso logico-matematico».

Parole che cambiano, parole che non parlano

Il problema della comunicazione scientifica va però aldilà del miglioramento - da più parti invocato - dei programmi scolastici. In causa sono chiamati anche i giornalisti scientifici e i divulgatori in generale. Quelli insomma che dovrebbero «affascinare» le persone, «divulgare» dei complicati concetti scientifici in modo «semplice, corretto e comprensibile».

Una sfida non da poco. Soprattutto quando a giocarti contro sono proprio le parole. Le «onde» della fisica che non sono solo le «onde» del mare, le «forze», i «corpuscoli», le «osmosi» che designano delle cose ben precise ma che nel linguaggio di tutti i giorni si caricano di altri significati, a volte fuorvianti.

E poi le parole tecniche, le «entropie», gli «eritrociti», i «quanti azimutali» che hanno un senso per gli addetti ai lavori, ma che alle persone comuni non dicono niente. Insomma, parole vuote che è necessario saper riempire di significato.

E poi l'inglese, quello che la fa da padrone nella quasi totalità delle pubblicazioni scientifiche.

Insieme per progredire

«Uno dei pregi di questo convegno è stato quello di far riflettere sulla necessità che la divulgazione scientifica renda accessibili i concetti che devono nutrire, in una larga parte dei cittadini, la conoscenza, in grandi linee, del cammino del mondo» ha detto Francesco Sabatini, presidente dell'Accademia della Crusca.

In futuro bisognerà continuare a lavorare, perché il discorso del medico al paziente sia comprensibile, o perché in un periodo in cui si parla di genoma, clonazione e alimenti geneticamente modificati si forniscano ai cittadini delle informazioni corrette.

Un primo passo è stato fatto, anche se Carlo Bernardini resta scettico: «Credo che la maggior parte di quello che si dice vada perduto. I mass media, invece di occuparsi dello sviluppo delle idee, si occupano dell'attualità - che non è una cosa particolarmente importante».

swissinfo, Doris Lucini, Firenze

Fatti e cifre

Lo Science citation index (un'importante bibliografia di articoli scientifici) spoglia 24 riviste scientifiche pubblicate in Italia
21 sono totalmente in inglese, 3 lasciano spazio all'italiano
di 33'679 articoli pubblicati, 33'628 sono in inglese, 46 in altre lingue e 5 in italiano
Per l'osservatore straniero in Italia non si scrive in italiano.

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In breve

La storia del rapporto, a volte conflittuale, tra la cultura scientifica e quella umanistica è il tema del libro «Contare e raccontare, dialogo sulle due culture», edito in gennaio da Laterza.

Alla lettera del fisico Carlo Bernardini, risponde il linguista Tullio De Mauro: un intreccio di voci che in modo lucido e brillante si interroga sulle modalità della comunicazione scientifica. Ne scaturisce un libro che riesce ad avvicinare scienza, storia, italiano e filosofia.

Il problema della comunicabilità della scienza era inoltre al centro delle preoccupazioni degli studiosi che sono intervenuti al convegno «Lingua italiana e scienze», tenutosi in febbraio a Firenze.

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