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L'ombra dell'amianto svizzero su Casale Monferrato

Dal 1985, nella cittadina piemontese sono stati recensiti 500 morti per cancro alle vie respiratorie. A Casale c'era l'Eternit, dell'industriale svizzero Stefan Schmidheiny.

Casale Monferrato è una città in agonia. Responsabile di tutto ciò il mesotelioma, una grave forma di tumore alle vie respiratorie causato dall' amianto. Per 80 anni Casale ha ospitato la Eternit che produceva componenti in asbesto per l'industria. La ditta, chiusa dal 1986, era stata rilevata nel 1973 dal gruppo svizzero di Stefan Schmidheiny. Un processo conclusosi nel 1995 aveva condannato i responsabili della società per omicidio colposo.

Ma nel frattempo a Casale si continua a morire e le previsioni sono agghiaccianti. "Quando alla fine degli anni 70 cominciammo a denunciare la pericolosità della fabbrica la gente ci accusava di voler provocare una catastrofe economica. Una notte qualcuno con una mazza mi ha sfondato i parabrezza della macchina". A parlare così è Nicola Pondrano, oggi sindacalista presso la locale Cgil, all' epoca operaio alla Eternit.

Condannati i vertici della Eternit

A Casale Monferrato ogni 10-15 giorni una persona muore a causa delle inalazioni di amianto. Le cause sono certe. Dal 1985 sono partite le inchieste epidemiologiche e poi i processi che nel 1995 portarono alla condanna dei vertici della Eternit. Omicidio colposo fu il verdetto della corte di Cassazione di Torino.

Nel 1986, la fabbrica, che dal 1973 apparteneva al gruppo elvetico che fa capo a Stefan Schmidheiny, dichiarò fallimento e chiuse. Ma il danno era fatto.

Secondo l'oncologa Daniela Degiovanni attualmente i decessi direttamente collegabili all' amianto sono circa 25 l'anno. Ma nel prossimo ventennio la media è destinata a crescere fino a 40. Una vera strage.

L'Eternit a Casale Monferrato, fu impiantata all' inizio del secolo scorso da una società belga. La produzione continuò a crescere anche perché il Piemonte è ricco di amianto. Le strutture di asbesto erano molto malleabili e molte richieste dall'edilizia come i tubi dell' acqua, le coperture, i camini.

Una manna per l'economia, un disastro per la salute

Negli anni 50-60 alla Eternit di Casale lavoravano circa 3 mila persone. Una manna per l'economia. Un po' meno per la salute. "Non ci dissero mai quanto tutto ciò era pericoloso". Maria Saracco ex-operaia, oggi vive attaccata al polmone d'acciaio. La sua capacità respiratoria è ridotta del 98 per cento. "Vedevamo gli anziani che stavano male ma ci dicevano che soffrivano d'asma" dice ancora Maria Saracco. "Misure di sicurezza non ce n'erano. Gli svizzeri, quando arrivarono, sembravano più sensibili al problema della salute ma poi non se ne fece nulla".

Il fatto più preoccupante è che oggi a essere colpiti non sono più solo gli ex-operai della Eternit. Molti i giovani affetti dal mesotelioma o da tumore ai polmoni. Persone che avevano parenti in fabbrica e che respiravano le fibre rimaste sui loro vestiti.

Emblematico il caso di un barbiere ammalatosi perché lavando i capelli agli operai della Eternit inalò per anni le polveri di amianto.

La massa fallimentare, qualche anno fa ha versato circa 5.5 milioni di franchi alle 1700 persone che si erano costituite parte civile. Un indennizzo di appena 3 mila franchi a testa per un dramma di cui solo ora si sta misurando l'effettiva portata.

Francesco Dirovio, Casale Monferrato

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