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L'ombra dell'apartheid

Ed Fagan (a sinistra) contestato da un manifestante a Zurigo

(Keystone)

Contestato da alcuni manifestanti, l'avvocato statunitense Ed Fagan ha presentato lunedì a Zurigo una denuncia collettiva contro UBS e CS a nome delle vittime dell'apartheid in Sudafrica.

Ed Fagan, giunto lunedì sulla Paradeplatz di Zurigo per tenere una conferenza stampa sulla sua denuncia collettiva a nome delle vittime dell'apartheid in Sudafrica, è stato fischiato, insultato e spintonato da una piccola folla, composta soprattutto di pensionati.

Nell'impossibilità di parlare sulla piazza, Fagan ha convocato i giornalisti in un albergo, dove ha reso noto le grandi linee della sua azione legale contro le due maggiori banche svizzere, UBS e Credit Suisse. Fagan si è però rifiutato di indicare la cifra precisa dell'indennizzo richiesto, limitandosi a parlare di alcune decine di miliardi di franchi.

Un'azione coordinata tra Zurigo, New York e Soweto

L'avvocato Ed Fagan è un nome noto in Svizzera. Si era occupato della denuncia collettiva delle vittime dell'Olocausto contro le banche svizzere che aveva portato, nell'agosto del 1998, ad un accordo globale del valore di 1,25 miliardi di franchi.

Adesso il discusso avvocato d'assalto che si avvale dei mezzi concessi dal diritto americano, torna dunque alla carica. La notizia era nell'aria da mesi. L'avvio del procedimento legale è stato rivelato domenica dal settimanale «SonntagsZeitung» e confermato succesivamente da Norbert Gschwend, il legale svizzero associato a Fagan.

In concomitanza con la conferenza stampa a Zurigo, la denuncia collettiva è stata inoltrata a un tribunale a New York, mentre un'altra conferenza stampa si è tenuta a Soweto.

Attualmente, Ed Fagan rappresenterebbe un'ottantina di vittime del regime sanguinario di Pretoria. Nei prossimi giorni, grazie al sostegno di organizzazioni in loco, verrà aperta una linea telefonica per raccogliere altre vittime che intendono essere risarcite.

Giustizia postuma

La denuncia collettiva di Ed Fagan è diretta contro i due principali istituti finanziari elvetici, UBS e Credit Suisse. Nel mirino, il loro ruolo durante il regime dell'Apartheid fra il 1985 e il 1993. Dunque dal varo delle sanzioni economiche internazionali da parte delle Nazioni Unite fino alle elezioni democratiche, che hanno segnato la fine della repressione della maggioranza nera del paese africano.

La «class action» sarà presentata al tribunale di Manhattan. Secondo la Sonntags Zeitung, Fagan sarebbe intenzionato a chiedere a UBS e CS un risarcimento di 80 miliardi di franchi. I due istituti di credito sono accusati di aver collaborato con il regime dell'Apartheid e di avergli così permesso di restare al potere. Secondo Fagan le banche hanno finanziato «imprese di bianchi che hanno sfruttato schiavi, torturato e giustiziato.»

Le colpe svizzere

Da anni ormai il ruolo della Svizzera come sostenitore del regime sudafricano è in discussione. Non solo l'economia, ma anche la Confederazione, in particolare le forze armate e i servizi segreti, hanno sostenuto le relazioni con il Sudafrica. I rapporti sono continuati anche negli anni in cui il paese era isolato internazionalmente.

L'organizzazione padronale "Economiesuisse" ha già preso delle misure per rispondere alle nuove accuse. Secondo un rapporto interno dell'organizzazione, nelle accuse arrivate dagli Stati Uniti ci sarebbero delle debolezze legali a cui deve seguire un rifiuto compatto da parte elvetica. Gli istituti finanziari non sarebbero direttamente coinvolti in fatti di sangue o nello sfruttamento di mano d'opera di colore. Da parte loro le banche interessate rifiutano qualsiasi responsabilità diretta.

Malgrado il distacco, rimane la questione morale: banche e società svizzere hanno avuto transizioni dirette con omologhi colpevoli di infrangere i diritti umani. Nessuno in Svizzera può affermare di essere stato all'oscuro della situazione sociale e politica sudafricana dei primi anni novanta. Come tale il passato rimane all'ordine del giorno.

swissinfo

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