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L'ombra di Berlusconi

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato accusato di volere ostacolare la collaborazione giudiziaria

(Keystone)

Berna continuerà ad offrire assistenza giudiziaria all'Italia, ma non ratificherà l'accordo siglato nel 1998 a causa della legge d'applicazione voluta da Berlusconi.

Stando al Consiglio federale, la legge d'applicazione italiana relativa all'accordo siglato tra Berna e Roma nel 1998 per accelerare e semplificare le procedure di assistenza giudiziaria tra i due paesi sembra contraddire lo spirito di quell'intesa.

Nella risposta pubblicata mercoledì all'interrogazione del deputato socialista di Ginevra Nils De Dardel Berna aggiunge che non ratificherà quel testo finché i ricorsi pendenti presso i tribunali italiani contro la legge d'applicazione non saranno evasi.

La legge italiana preoccupa numerosi altri Stati

Una ratifica da parte elvetica, precisa il comunicato dell'esecutivo, rischierebbe di attirare verso Berna le critiche della comunità internazionale, poiché così facendo la Svizzera «accetterebbe indirettamente le condizioni della nuova legge italiana. In tal modo si sottometterebbe alle nuove esigenze formali - certificazione degli atti trasmessi, vie di trasmissione degli atti - meno favorevoli all'assistenza internazionale».

Nella sua risposta il governo sostiene che non bisogna sopravvalutare le conseguenze derivanti da una non ratifica svizzera di quell'accordo. La legge italiana, indica la nota, «non preoccupa unicamente la Svizzera, ma anche un gran numero di Stati terzi che l'hanno messa ugualmente in discussione».

Per il Consiglio federale, l'accordo siglato con Roma il 14 dicembre di quattro anni fa, e già approvato dal parlamento, è uno strumento che permette di migliorare la lotta contro la criminalità internazionale. Da questo punto di vista Berna non mette in dubbio la necessità di ratificarlo.

Tuttavia, nell'attesa che i tribunali italiani si pronuncino, la Svizzera continuerà a fornire assistenza giudiziaria all'Italia «sulla base della convenzione del 1959 - cui l'accordo del 1998 si riferiva - e del diritto convenzionale in vigore tra i due Stati».

Nessuna sorpresa per Berlusconi

"Non c'è nessuna novità nella decisione svizzera perchè già sapevamo che Berna voleva degli approfondimenti tecnici su quel provvedimento, che è d'iniziativa della maggioranza e non del governo e sul quale mi sono già espresso in passato definendolo sacrosanto". Questo il commento del primo ministro italiano Silvio Berlusconi alla decisione del Consiglio federale.

«Non cambia assolutamente nulla. Sapevamo che ci sarebbero stati dei tempi di attesa», ha aggiunto il capo del governo italiano interpellato dai giornalisti.

Immediate in Italia le reazioni

«La Svizzera ha questa storica tendenza all'isolamento....». Niccolò Ghedini, deputato di Forza Italia e avvocato del premier Silvio Berlusconi, commenta così la decisione di Berna. «Forse - aggiunge - sono troppo presi a verificare il flusso del denaro italiano che ritorna in patria, piuttosto che occuparsi di rogatorie».

«Bene, vuol dire che la Svizzera è un paese democratico!», commenta Luciano Violante, capogruppo dei Ds alla Camera. «Non sapevo che in Svizzera - aggiunge ironicamente - ci fossero dei pericolosi comunisti...». «Che volete? - conclude Violante - dalla Croce Rossa alla toga rossa...."

Giovanni Kessler, deputato dei Ds, commenta favorevolmente la decisione della Svizzera. «È una scelta obbligata di grandissimo rilievo. La maggioranza ora ha solo un modo per rimediare: quello di ratificare la convenzione Ue sulla collaborazione giudiziaria internazionale nel modo che noi abbiamo proposto». La legge italiana, secondo Kessler, «contiene delle norme, volute dal centrodestra, che impediscono, anziché facilitare, la collaborazione giudiziaria internazionale sia con la Svizzera, sia con gli altri Paesi».

Per il vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, il verde Paolo Cento, «la decisione della Svizzera è uno schiaffo ben assestato al governo italiano e alla maggioranza di centro destra. Ora Berlusconi dovrà affermare che la Svizzera è governata da un Soviet che sostiene un golpe giudiziario per nascondere agli italiani l'ennesimo capitombolo internazionale del governo».

La soddisfazione di Bernard Bertossa

Tra i primi a criticare la legge italiana sulle rogatorie, il procuratore generale di Ginevra Bernard Bertossa plaude alla scelta del Consiglio federale di sospendere la ratifica dell'accordo italo-svizzero sull'assistenza giudiziaria in materia penale.

"Sono soddisfatto, speravo proprio che il governo prendesse una tale decisione", ha detto il procuratore Bertossa. "Le disposizioni che il legislatore italiano ha recentemente adottato in materia di rogatorie, e non solo per la Svizzera, includono misure di sfiducia nei confronti delle autorità straniere che non sono accettabili", ha spiegato.

"Uno Stato non può chiedere ad un altro Stato di concludere un accordo per facilitare l'assistenza giudiziaria e al tempo stesso adottare disposizioni interne che la rendono più difficile", ha aggiunto Bertossa.

Poi, ironizzando sulle nuove esigenze previste dalla legge italiana - quali la certificazione degli atti trasmessi in esecuzione delle domande di assistenza - Bertossa ha detto di non essere a conoscenza di alcun caso in cui sia stata dimostrata la falsità di un atto inviato dalla Svizzera. In pratica, "continuiamo ad eseguire le rogatorie italiane come facevamo prima. Perdiamo però il vantaggio della comunicazione diretta e della possibilità di indagini comuni previste dal trattato", ha concluso Bertossa.

swissinfo e agenzie

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