La Banca di Stato del Ticino travolta dagli scandali

La sede principale di Bellinzona della Banca dello Stato del Canton Ticino Do not publish as copyright information is not clear

Nuova bufera giudiziaria per la Banca dello Stato del Canton Ticino. Arrestato per malversazione un alto funzionario della filiale di Locarno.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 novembre 2001 - 16:07

Nella stessa filiale di Locarno della BdS, a fine settembre, era stato scoperto un ammanco di 22 milioni di franchi che aveva portato in carcere il vice presidente del Consiglio di amministrazione Tuto Rossi ed il vice direttore della filiale in riva al Verbano Urs Betschart.

Questa volta dietro le sbarre è finito il procuratore Emilio Pedrotta ed assieme a lui Italo Frignani, di professione piastrellista e tutore di un minorenne. I due avrebbero sottratto al ragazzo diversi milioni di franchi di una grossa eredità depositata in banca. L'arresto risale al 30 ottobre scorso, ma il Ministero pubblico del Canton Ticino, per esigenze istruttorie, ha reso nota la notizia solo mercoledì pomeriggio.

La Procuratrice pubblica Claudia Solcà ha ordinato l'arresto dei due con una lunga lista di accuse: truffa, appropriazione indebita aggravata, estorsione, amministrazione infedele aggravata, falsità in documenti, conseguimento fraudolento di falsa attestazione e violazione del dovere di assistenza ed educazione. Tutte ipotesi di reato che sono riconducibili alla malversazione a danno del minore, che quest'estate, appena diventato maggiorenne, ha denunciato i fatti alla Procura.

Frignani che era stato anche il compagno della madre del ragazzo, rimasto poi orfano di entrambi i genitori, con la complicità di Pedrotta avrebbe messo a punto la malversazione con trasferimenti di denaro su altri conti e prelevamenti indebiti, effettuati sull'arco di tre anni. Parte dei soldi sarebbe stata spesa in acquisti di lusso ed immobili. Almeno quattro milioni di franchi sarebbero da considerare ormai persi.

Una vicenda, ha precisa il Ministero pubblico ticinese, che non ha nessuna relazione con l'ammanco di 22 milioni di franchi, provocato con operazioni azzardate sui derivati da Betschart e Rossi, entrambi scarcerati il 25 ottobre scorso. Sull'operato dei due alti dirigenti, il vertice della banca era stato chiamato a dare spiegazioni a governo e parlamento cantonale ticinese.

Nell'occasione il presidente del Consiglio di amministrazione Eros Bergonzoli ed il direttore generale Donato Barbuscia avevano assicurato che con l'introduzione di un nuovo sistema di controlli si sarebbero evitati in futuro fatti simili. Intanto, la Banca del Cantone resta nel mirino della magistratura con il susseguirsi di arresti eccellenti, che pongono pesanti interrogativi sui meccanismi di sorveglianza e di gestione nelle diverse succursali.

Proprio in questi giorni, dalla filiale di Mendrisio è emerso un altro grosso buco per operazioni sui derivati senza copertura, che hanno indotto nel settembre scorso la direzione centrale a chiudere il conto di un cliente con una perdita di sei milioni di franchi. Un cliente che oggi punta l'indice contro i funzionari dell'istituto, sostenendo di non essere stato informato del fatto che le speculazioni sui derivati non avevano copertura finanziaria.

I nuovi gravi fatti di Locarno e Mendrisio contribuiranno indubbiamente ad alimentare le polemiche sulla Banca dello Stato, per la quale il Gran Consiglio dovrebbe discutere prossimamente il progetto di riforma degli statuti, proprio per garantire all'istituto di credito cantonale ticinese una maggiore autonomia operativa.

Libero D'Agostino

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